di Gabriella Paci
Si chiama Artemis II la missione che porterà di nuovo l’uomo sulla Luna dopo 50 anni dal programma Apollo.
Quattro astronauti, tre americani — due uomini e una donna — e un canadese, sorvoleranno la Luna secondo una traiettoria detta “free return”, che prevede un giro completo del satellite con la capsula Orion, della durata di 10 giorni, per poi rientrare sulla Terra.
Il 2 aprile 2026, da Cape Canaveral, è stato effettuato il lancio dal razzo Space Launch System, il più potente di sempre: la distanza dalla Terra è di circa 400 mila chilometri e il pianeta appare una piccola sfera sospesa nel buio. Artemis II sorvolerà il lato nascosto della Luna, avvicinandosi fino a 6.500 km. L’agenzia spaziale statunitense conta su un volo di 1 milione di km intorno alla Luna e ritorno – il viaggio più lungo mai compiuto dall’uomo nello spazio – per dare nuovo slancio al suo programma Artemis.
Nel 2022 c’erano stati problemi con lo scudo termico, ma allora Artemis viaggiava senza equipaggio; nel 2024 è stato previsto dall’agenzia spaziale il lancio dello stesso con equipaggio al fine di creare una presenza stabile sul polo sud lunare. Nel 2028 è previsto uno sbarco lunare, battendo la Cina che mira a raggiungere la Luna nel 2030. La scorsa settimana l’amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha delineato un piano graduale da 20 miliardi di dollari per costruire una base lunare, iniziando con missioni umane occasionali per sviluppare infrastrutture e puntando nel tempo a una presenza stabile, mentre è stato abbandonato il progetto della stazione orbitale Lunar Gateway.
Era il 21 luglio 1969 quando il mondo, attonito, vedeva due astronauti statunitensi, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, membri della missione Apollo 11, mettere piede sulla Luna e camminare per la prima volta sul suolo lunare. L’impresa era stata organizzata dal presidente Kennedy sin dal 1961, per recuperare lo svantaggio nei confronti dell’Unione Sovietica, che negli anni precedenti aveva mandato in orbita il primo satellite artificiale, uno dei primi esseri viventi e il primo uomo. Le seguenti cinque missioni umane accrebbero ulteriormente il prestigio statunitense, ma nel 1972 il presidente Nixon decise di porre fine al programma Apollo, visti i costi elevati e la raggiunta superiorità sull’URSS. Da allora, la Luna è stata solo un satellite privo di interesse.
Fermo restando l’interesse per la scoperta, ci chiediamo da cosa derivi questo rinnovato interesse per la Luna, dato che l’ambiente lunare è ostile: vuoto, senza atmosfera, radiazioni cosmiche, nessuna protezione dai meteoroidi, temperature estreme e una gravità bassissima che mette a dura prova il corpo umano. Queste limitazioni richiedono ricerche specifiche in campi come la medicina, la robotica, l’energia e la scienza dei materiali, senza contare i progressi per l’informatica.
Il rinnovato interesse per la Luna deriva anche dalle sfide poste dall’ambiente lunare.
La storia ci ha dimostrato che i grandi progetti spaziali sono un catalizzatore per il progresso tecnologico, con benefici concreti sulla Terra. Ad esempio, le missioni Apollo hanno portato a significativi progressi nell’informatica e nella tecnologia mobile. La presenza permanente degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha favorito innovazioni sulla Terra in ambiti quali il riciclaggio, la purificazione dell’acqua, la conservazione degli alimenti e l’agricoltura verticale. La ricerca che si sviluppa oggi e che porta a nuove tecnologie e innovazioni avrà un impatto sulle nostre vite in futuro.
Per sopravvivere sulla Luna, gli esseri umani hanno bisogno di respirare, bere, mangiare e avere una fonte di energia. Sulla Luna, ogni risorsa è fondamentale. La presenza di ghiaccio d’acqua è essenziale, ma la mancanza d’aria richiederà lo sviluppo di soluzioni specifiche. Oggi sulla ISS viene riciclato il 45% dell’ossigeno e oltre il 90% dell’acqua; ma per gli habitat lunari ne servirà molto di più, con l’obiettivo di raggiungere la massima autosufficienza possibile in situ. La polvere lunare, nota come regolite, potrebbe essere utilizzata per costruire habitat, produrre ossigeno e carburante e persino estrarre metalli (come alluminio, silicio e ferro) per le infrastrutture. Per quanto riguarda il cibo, la capacità di produrlo in loco sarà fondamentale per ridurre i trasporti di merci. Sono in corso studi su piante resistenti in grado di crescere nelle condizioni lunari.
Le estreme limitazioni imposte dalla Luna fungono da catalizzatore per l’innovazione terrestre. Sulla superficie lunare, l’obiettivo “zero rifiuti” non è un traguardo, ma un requisito di sopravvivenza. I sistemi che svilupperemo per raggiungere questa autonomia potrebbero accelerare la nostra transizione verso un’economia circolare sulla Terra, dal riciclo dell’acqua domestica alla creazione di nuovi materiali a basso impatto ambientale che potrebbero trasformare il modo in cui costruiamo e alimentiamo le nostre case o gestiamo il riciclo.
La Luna: un tesoro di scoperte scientifiche
La Luna è una “custode” della storia del nostro sistema solare. Nata da una gigantesca collisione con la Terra miliardi di anni fa, la sua superficie è rimasta immutata. Studiarla significa approfondire la conoscenza della formazione del sistema solare e comprendere come la vita sia apparsa sulla Terra, da dove proveniamo. Questa ricerca potrebbe persino aiutare a determinare se pianeti come Venere e Marte fossero un tempo abitabili.
Artemis II porterà gli astronauti più vicino alla Luna di quanto qualsiasi altro essere umano sia mai arrivato negli ultimi cinquant’anni, e più lontano dalla Terra di quanto non sia mai stato prima. La ricerca scientifica condotta durante questa missione costituirà la base per i futuri voli spaziali con equipaggio, con informazioni raccolte sugli effetti dei viaggi spaziali sul corpo umano e sul suo comportamento, nonché sulle radiazioni. Mentre ci prepariamo al ritorno sulla superficie lunare, l’Europa non si limita a seguire un percorso; contribuisce ad aprire la strada alle generazioni future, dimostrando che l’impossibile è alla nostra portata.
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