di Gabriella Paci
Da anni il cambiamento climatico è oggetto di studi e di previsioni allarmanti, ma oggi quelle previsioni sembrano trovare conferma nelle ondate di calore, sempre più frequenti e talvolta fuori stagione, che stanno rendendo le nostre città luoghi sempre meno vivibili all’aperto.
Inquinamento, cemento, densità abitativa e scarsità di spazi verdi contribuiscono ad aumentare le temperature, tanto che si parla ormai di “isola di calore urbana” per indicare il particolare microclima che si crea nelle città del Mediterraneo e non solo.
Le città d’Europa e del mondo intero stanno diventando luoghi sempre meno ospitali, specie per le persone fragili, gli anziani e i bambini.
L’area mediterranea è considerata uno dei principali hotspot climatici globali. Secondo diversi studi europei, le temperature nella regione stanno aumentando più velocemente rispetto alla media mondiale.
Ogni anno, anche in Italia, cresce il numero degli eventi calamitosi legati al clima: allagamenti, frane, ondate di calore, vento molto forte. Il clima temperato che per lungo tempo ha caratterizzato il nostro Paese sembra ormai sempre più un ricordo.
Secondo alcuni report, temperature record e ondate di calore sono tra i fenomeni cresciuti più rapidamente negli ultimi anni. Ma il dato più importante riguarda la concentrazione degli impatti nelle aree urbane.
Come detto in precedenza, le città amplificano il calore a causa del cemento e dell’asfalto, che assorbono energia durante il giorno e non riescono a rilasciarla del tutto durante la notte, impedendo così il raffreddamento. Il suolo in gran parte impermeabilizzato, la scarsità di zone verdi alberate, il traffico, l’industrializzazione e la densità abitativa rendono le città, specie quelle metropolitane, vere e proprie “isole di calore”, destinate a diventare sempre più calde.
Le città, dunque, non si limitano a subire il caldo: in molti casi lo amplificano.
Tra esse vi sono centri urbani che presentano un maggiore livello di stress climatico, come confermano diverse statistiche relative a Roma, Milano, Bologna, Torino, Firenze e Perugia. In alcune di queste città, negli ultimi anni, si sono registrate temperature molto elevate e notti tropicali, con evidenti difficoltà di recupero fisiologico per la popolazione.
Il problema non riguarda soltanto il disagio termico. Riguarda salute pubblica, produttività, consumi energetici e qualità della vita.
Rischi per la salute
Secondo la Commissione europea, una quota molto alta delle morti legate agli eventi climatici estremi riguarda il caldo. Il dato è particolarmente preoccupante nelle città, dove vive un numero elevato di anziani e di persone vulnerabili.
Ovviamente, anche all’interno degli stessi centri urbani si registrano differenze importanti. Le zone con più spazi verdi, abitazioni climatizzate e migliore tenore di vita risultano generalmente meno esposte. Il caldo, dunque, finisce anche per evidenziare le disuguaglianze sociali.
Uno studio riportato da RaiNews e dall’Economist evidenzia che nelle città europee altamente urbanizzate il rischio di mortalità aumenta sensibilmente nei giorni più caldi. A Torino, ad esempio, nei picchi di calore il rischio di morte risulterebbe molto più alto rispetto ai giorni normali.
Il problema è aggravato anche dalla limitata diffusione dell’aria condizionata rispetto ad altri Paesi avanzati. Sempre secondo l’analisi citata dall’Economist, in Italia le abitazioni dotate di climatizzazione sarebbero meno diffuse rispetto a realtà come Stati Uniti e Giappone.
I quartieri con meno verde, maggiore densità edilizia e redditi più bassi tendono a registrare temperature più elevate. In molte città italiane le differenze termiche tra quartieri possono superare diversi gradi nelle giornate più calde.
Una città invivibile non è soltanto una città più calda. È una città dove aumentano:
consumi energetici;
costi sanitari;
blackout;
stress infrastrutturale;
disuguaglianze;
perdita di produttività.
Le ondate di calore stanno già modificando la mobilità urbana, l’utilizzo degli spazi pubblici e la qualità della vita. Nei prossimi anni questi effetti potrebbero diventare sempre più evidenti e duraturi.
Per ovviare al caldo estremo occorre ripensare l’urbanizzazione, puntando su:
maggiori spazi verdi;
spazi di ventilazione;
riduzione delle zone asfaltate;
migliore gestione del sistema idrico;
pianificazione urbana più attenta;
controllo dei livelli di inquinamento.
Non basta più intervenire solo sull’emergenza. Le città devono essere ripensate prima che il caldo diventi una condizione permanente di disagio, soprattutto per chi è più fragile e per chi vive nei quartieri più esposti.
Piantare alberi, recuperare suolo, creare ombra, ridurre il cemento e progettare città più respirabili non sono scelte decorative, ma interventi necessari per la salute pubblica e per la qualità della vita.
Il clima è cambiato. Ora devono cambiare anche le città.

