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di Giovanni Macrì

Il cosiddetto “Ballo dei diavoli” (in siciliano: “l’abballu di li Diavuli”) fa parte di una tradizione folcloristico-religiosa connessa alle manifestazioni pasquali del comune di Prizzi, un antico borgo medievale, uno stretto dedalo di viuzze in provincia di Palermo. Lo smeraldo dei monti Sicani situato a oltre 1000 metri di altezza dal livello del mare, una località in grado di mostrare ancora oggi l’essenza della Sicilia antica. 

La domenica di Pasqua, dall’alba, infatti, il paese si trasforma. Gli abitanti vengono svegliati da gruppi di bambini che bussano alle loro porte. Ognuno di questi bambini indossa un vestito rosso (rappresentanti i diavoli) tranne uno che ne indossa uno giallo ocra (la morte).

Queste entità, che vagano su e giù per le strade, agitando delle catene, chiedono a parenti, amici e a tutti coloro che incontrano, piccole somme di denaro o uova fresche o dolci come sussidio per liberarsi dalla loro presenza roca e insistente.
L’evento risale a un’antichissima festa pagana che conserva nei caratteri e negli oggetti tradizionali tracce evidenti di diversi strati di culture passate. Questa si svolgeva per celebrare l’arrivo della primavera e come nelle migliori tragedie greche, le feste in onore di Dionisio in cui si offrivano vittime sacrificali, anche in questa rappresentazione il tema è la lotta eterna, la lotta ancestrale tra il Bene e il Male. Sono le forze negative che vengono alla fine sconfitte per riaffermare la supremazia del divino, della vita sulla morte.

Dopo mezzogiorno tre figuranti adulti semineranno il panico tra la folla!

I figuranti, che seguono un copione ricco di improvvisazioni, danze compulsive capaci di terrorizzare le anime scelte come vittime, vagano per le stradine del borgo: due rappresentano i demoni e uno rappresenta la morte. 

I tratti caratteristici della maschera del diavolo risalgono al periodo della dominazione greca.
Il significato dell’evento riguarda il tema della morte legata alle forze del male: quindi una morte in balia delle forze demoniache. L’arroganza del male arriva a un punto che impedirebbe e ostacolerebbe l’incontro delle forze del bene e prende vigore dalla presenza della figura della morte che in qualche modo cerca di impedire la risurrezione del mistero divino con cui Cristo ha sconfitto il trapasso.
I diavoli indossano un abito tinto di rosso, come a voler rappresentare il colore del fuoco e dell’inferno, mentre sul viso portano una maschera di metallo con una grande bocca, dalla quale sporgono lingua e grandi denti; gli occhi sono due piccole fessure che contrastano con il grande naso. La maschera è sormontata da due corna e da una pelle di capra che copre le spalle e la schiena di chi la indossa. Le due maschere si differenziano per i diversi colori del vello: una è nera, l’altra è bianca. Entrambi trasportano pezzi di catene di ferro che vengono scossi e persino urtati contro le maschere stesse. 

Diverso è il carattere della Morte. Anche se indossa un abito di tela, si tinge di giallo ocra chiamato "giallu morti di Pasqua", (giallo morto pasquale), mentre la maschera è di cuoio, quasi a simulare un teschio con zanne (dette "scagghiuna") che sporgono dalla bocca. La morte tiene in mano uno strumento che sembra una balestra che agita continuamente puntandola in tono spiritosamente “minaccioso” contro gli astanti. 

È il mito che si fonde con l’azione, il movimento per esorcizzare la lotta, perpetuarla dinnanzi agli occhi dei presenti che ogni anno accorrono in massa da tutto l’hinterland e oltre. E in questa sorta di lotta tra il male e il bene, queste figure dell’oltretomba entrano anche nelle case che sono sulla loro strada. 

È il ballo, in cui la Morte e i due diavoli vanno alla ricerca di anime. Verranno fatti dei prigionieri, poveri dannati che si vedranno costretti a bere vino oltre misura e, allo stesso tempo, offrirlo ai presenti. Con l’avvento della statua della Vergine i demoni ricorreranno ad un ultimo stratagemma, l’offerta dei dolci, per corrompere ancora i dannati. 

I “catturati” dai diavoli, vengono simbolicamente trascinati “all’inferno”, come a dire in uno o più locali dove viene offerto loro di essere liberati dietro pagamento di un’offerta (l’offerta è gratuita) o sono costretti a ballare. Ci si può quindi ritrovare in cerchio a saltare e ballare con le maschere seguendo le note suonate dalla banda.

Dopo aver girato per l’intero paese ecco l’incontro con il Sacro.

Provenienti da due direzioni opposte le statue del Cristo e della Vergine Maria, portate a spalla, disposte una di fronte all’altra, sulla stessa strada, a debita distanza cercano di incontrarsi. Due angeli custodiscono e proteggono ciascuno di loro.

Suggestiva è la rappresentazione popolare-religiosa della vera “danza dei diavoli”, che viene anche chiamata " ‘u 'ncontru" (l'incontro). 

I diavoli, posti prossimi alla morte, cercano in tutti i modi di impedire proprio l’incontro tra le statue del Cristo Risorto e della Madonna. Il rituale inizia con le note ritmiche della banda del paese. Le statue iniziano a protendersi l’una verso l’altra mentre i diavoli e la morte corrono e danzano l’uno verso l’altro. Il momento chiave è quando i tre personaggi sono intrappolati tra le due statue senza scampo, venendo poi pugnalati dalle spade di due angeli e permettendo finalmente l’incontro, provocando così l’esplosione di gioia del pubblico. 

La Morte, parte centrale dell’evento, viene epurata dalla presenza del male durante la fase cruciale dell’incontro, dove i due diavoli vengono trafitti da altrettanti angeli, liberando la morte per continuare il suo ruolo eterno ma non in balia del male.

È a questo punto che la statua della Madonna viene privata del suo manto nero, tenuto fino a quel momento, apparendo nel suo splendore di luce. 

I Diavoli sotto i simbolici colpi degli angeli intervenuti si arrendono e compiono un rito di purificazione dal peccato con la “pigghiar’a paci”(andare in pace), inchinandosi tre volte davanti alle statue della Vergine Maria e del Cristo Risorto.
Dopo la liberazione vengono regalati anche i tipici dolci pasquali, i cosiddetti “cannateddi”, prelibatezze di pasta frolla con al centro un uovo sodo.

La Danza dei Diavoli è uno degli eventi pasquali più caratteristici della Sicilia che ha reso il comune di Prizzi famoso nel mondo.

 

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Info Autore
Giovanni Macrì
Author: Giovanni Macrì
Biografia:
Medico chirurgo-odontoiatra in Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dal 1982 dove vivo. Ho 63 anni e la passione per la scrittura è nata dal momento che ho voluto mettere nero su bianco parlando della “risurrezione” di mia figlia dall’incidente che l’ha resa paraplegica a soli 22 anni. Da quel primo mio sentito progetto ho continuato senza mai fermarmi trovando nello scrivere la mia “catarsi”. Affrontando temi sociali. Elaborando favole, romanzi horror, d’amore e polizieschi. Non disdegnando la poesia in lingua italiana e siciliana, e completando il tutto con l’hobby della fotografia. Al momento ho 12 pubblicazioni con varie case editrici.
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