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di Giovanni Macrì

Dopo oltre 170 ore di camera di consiglio, il Presidente Ugo Scavuzzo ed i giudici a latere, Andrea La Spada ed Eleonora Vona, del tribunale di Patti (ME), nel Maxiprocesso sulla mafia dei Nebrodi (erano entrati il 24 ottobre scorso), ieri sera, hanno deliberato accettando quasi del tutto le richieste del PM di Messina. Dei 970 anni richiesti hanno emesso condanne per complessivi 600 anni e  confische di 17 aziende e 4 milioni di euro, nel processo che vedeva alla sbarra 101 imputati tutti appartenenti a quella ormai definita la “Mafia tortoriciana dei pascoli”, gruppo mafioso appartenente alla famiglia d Batanesi e dei Bontempo Scavo. Un’organizzazione che traeva benefici raggirando il sistema per garantirsi ingenti somme di denaro. Dal 2010 al 2017 aveva, infatti, drenato contributi pubblici dall'Unione Europea per 5 milioni e mezzo di euro destinati ai terreni agricoli.

Un’inchiesta nata grazie all’ex Procuratore capo di Messina Maurizio de Lucia, da pochi giorni alla guida della Procura di Palermo, che era riuscito a scoperchiare un sistema mafioso milionario fatto di silenzi e di connivenze. Il maxiprocesso era scaturito dall'operazione del 15 gennaio 2020 denominata "Nebrodi", esitata con 94 arresti e il sequestro di 151 aziende agricole per mafia.

La sentenza è stata, insomma, una sostanziale conferma dell'impianto accusatorio e delle richieste della Procura di Messina formulate nel luglio scorso dai quattro PM: il Procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, i sostituti della DDA, Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti e il collega della Procura Alessandro Lo Gerfo. Gli stessi erano presenti in aula alla lettura della sentenza

È stata la chiusa di un processo storico, il più imponente nel messinese dai tempi di quello del 2005 denominato “Mare Nostrum”. Tempi record, appena 18 mesi, per novanta condanne e dieci assoluzioni e una prescrizione, più le varie confische. Il processo era cominciato nel marzo del 2021.

Questi i nomi e le relative condanne inflitte per reati che vanno dall’associazione mafiosa, estorsione, concorso esterno in associazione mafiosa, truffa e falso:

Agostino Ninone Pasqualino 13 anni e 4 mesi;
Arcodia Laura 2 anni e 2 mesi;
Armeli Sebastiano 7 anni e 4 mesi;
Armeli Giuseppe 9 anni e 2 mesi;
Armeli Moccia Giuseppe 3 anni e 10 mesi;
Armeli Moccia Rita 7 anni e 8 mesi;
Armeli Moccia Salvatore 5 anni e 4 mesi;
Barbagiovanni Calogero 15 anni e 6 mesi;
Bontempo Alessio 2 anni;
Bontempo Gino 4 anni;
Bontempo Giovanni assolto;
Bontempo Giuseppe 3 anni e 4 mesi;
Bontempo Lucrezia assolta;
Bontempo Salvatore 12 anni;
Bontempo Sebastiano “Biondino” 25 anni e 7 mesi;
Bontempo Scavo Sebastiano 6 anni 6 mesi;
Calà Campana Sebastiana assolta;
Calà Lesina Salvatore “moccia” 10 anni;
Calabrese Maria Chiara 4 anni;
Calcò Labruzzo Gino 10 anni;
Calì Antonino 3 anni e 4 mesi;
Caputo Andrea assolto;
Caputo Antonio 4 anni;
Carcione Arturo assolto;
Carcione Giuseppe 3 anni e 4 mesi;
Coci Jessica 5 anni e 10 mesi;
Coci Carolina 3 anni;
Coci Domenico 17 anni e 6 mesi;
Coci Rosaria 4 anni e 8 mesi;
Coci Sebastiano 4 anni e 4 mesi;
Conti Mica Denise 3 anni;
Conti Mica Sebastiano “belloccio” 23 anni e 6 mesi;
Conti Pasquarello Giusi 3 anni e 7 mesi;
Conti Taguali Ivan 11 anni e 2 mesi;
Costantini Massimo 5 anni;
Costanzo Zammataro Antonina 4 anni e 4 mesi;
Costanzo Zammataro Claudia 3 anni;
Costanzo Zammataro Giuseppe (cl. ‘50) 5 anni;
Costanzo Zammataro Giuseppe “carretteri” (cl. ‘82) 16 anni e 4 mesi;
Costanzo Zammataro Giuseppe “rummuluni” (cl. ‘85) 12 anni;
Costanzo Zammataro Loretta 3 anni e 2 mesi;
Costanzo Zammataro Romina 3 anni;
Costanzo Zammataro Valentina 6 anni;
Crascì Barbara 4 anni;
Crascì Katia 4 anni e 4 mesi;
Crascì Lucio Attilio Rosario 9 anni e 10 mesi;
Crascì Salvatore Antonino 3 anni e 4 mesi;
Crascì Sebastiano 6 anni e 6 mesi;
Craxì Sebastiano 13 anni e 7 mesi;
Crimi Sara Maria 2 anni;
Dell’Albani Salvatore 4 anni e 10 mesi;
Destro Mignino Santo 10 anni e 6 mesi;
Destro Mignino Sebastiano 10 anni e 4 mesi;
Di Bella Pietro 2 anni;
Di Marco Marinella 6 anni e 11 mesi;
Di Stefano Maurizio 3 anni e 4 mesi;
Faranda Antonino 5 anni e 4 mesi;
Faranda Aurelio Salvatore 30 anni;
Faranda Davide 4 anni;
Faranda Emanuele Antonino 6 anni e 2 mesi;
Faranda Gaetano 6 anni e 2 mesi;
Faranda Gianluca 4 anni;
Faranda Massimo Giuseppe 11 anni;
Faranda Rosa Maria assolta;
Ferrera Giuseppe 2 anni;
Floridia Innocenzo assolto;
Foti Valentina 2 anni;
Galati Giordano Vincenzo (cl. ‘58) 4 anni;
Galati Giordano Vincenzo “Lupin” 21 anni e 8 mesi;
Galati Massaro Santo 4 anni e 4 mesi;
Galati Pricchia Daniele 4 anni e 10 mesi;
Galati Sardo Emanuele 6 anni e 2 mesi;
Gliozzo Giuseppina assolta;
Gulino Mario 7 anni;
Hila Alfred 10 anni;
Linares Roberta 4 anni e 2 mesi;
Lombardo Facciale Pietro 11 anni e 8 mesi;
Lupica Spagnolo Francesca 3 anni e 8 mesi;
Lupica Spagnolo Rosa Maria 5 anni e 6 mesi;
Mancuso Catarinella Jessica 3 anni;
Mancuso Cristoforo Fabio 3 anni;
Marino Agostino Antonino 9 anni e 6 mesi;
Marino Rosario 6 anni e 8 mesi;
Militello Alessandro Giuseppe assolto;
Natoli Giuseppe 6 anni e 8 mesi;
Paterniti Barbino Antonino Angelo 9 anni e 2 mesi;
Pirriatore Massimo 3 anni e 6 mesi;
Pruiti Elena 5 anni e 2 mesi;
Protopapa Francesco 10 anni;
Reale Angelamaria 2 anni;
Rizzo Scaccia Danilo 3 anni e 6 mesi;
Scinardo Tenghi Giuseppe 4 anni;
Scinardo Giuseppina 3 anni e 4 mesi;
Scinardo Tenghi Elisabetta assolta;
Spasaro Angelica Giusy 3 anni e 4 mesi;
Spasaro Giuseppe Natale 2 anni e 6mesi;
Strangio Antonia 11 anni e 10 mesi;
Talamo Mirko 3 anni;
Terranova Salvatore assolto;
Vecchio Giovanni 10 anni e 3 mesi;
Zingales Carmelino 5 anni e 8 mesi.

L'ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, che con l'inserimento nella nostra legislazione del suo “Protocollo”, baluardo fondamentale per eliminare alla radice le truffe, aveva messo un fermo agli ingranaggi mafiosi ormai consolidati, ha dichiarato alla fine, dopo più di un'ora di lettura del dispositivo (il Giudice ha terminato la lettura poco prima di mezzanotte): "È un momento importante perché questo paese ha bisogno di risposte, da questa esperienza esce la risposta di un territorio che ha fatto il suo dovere. Abbiamo fatto quello che andava fatto, abbiamo superato il silenzio e abbiamo fatto capire che i fondi europei dovevano andare solo alle persone per bene e non ai capimafia. Quest'aula stasera ha dato un segno di libertà ma anche di dignità” – proseguendo – “Ho ascoltato più di seicento anni di carcere, queste condanne mi addolorano perché se si riflette non è una vittoria quando le persone vanno in carcere, forse la società ha bisogno di cambiare culturalmente. La lotta alla mafia non si può solamente fare con la repressione e con le condanne, ma ogni giorno e la possono fare tutti. Questa esperienza dimostra che da un piccolo territorio nasce un protocollo di legalità che viene firmato da tutti i prefetti della Sicilia che diventa legge dello Stato nel 2017 che la commissione europea considera tra gli strumenti più importanti di lotta alla mafia sui fondi europei per l’agricoltura. Se questo è stato fatto con dignità e onestà con piccoli passi da persone che hanno ritenuto di poter fare il loro dovere, penso che il segnale che passi è che tutti lo possono fare perché se ognuno fa il proprio dovere avremo sempre meno processi!”.

Era stato lo stesso Antoci, infatti, a denunciare le ingerenze mafiose nei contributi in agricoltura, e Cosa nostra aveva risposto, nel maggio del 2016, con un attentato che quasi gli era costata la vita mentre viaggiava con la sua scorta. Si salvò grazie all’auto blindata su cui viaggiava e alla tempestiva risposta degli agenti di scorta che ingaggiarono un violento conflitto a fuoco contro gli attentatori. L’Antoci ancora oggi vive sotto scorta.

Il PM di Messina, Vito Di Giorgio, ha così commentato a caldo la sentenza: “Le truffe sono state riconosciute per buona parte. Resta il fatto che su quella parte di territorio della provincia di Messina hanno costituito la principale fonte di arricchimento sia del gruppo mafioso dei Batanesi sia del gruppo dei Bontempo Scavo, ma teniamo conto che è solo la sentenza di primo grado. È stata riconosciuta la mafiosità dei Batanesi mentre per il gruppo dei Bontempo Scavo no!” – concludendo – “È un dispositivo talmente complesso che va letto attentamente!”.

Tra 90 giorni si conosceranno le motivazioni.

 foto Web

 

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Info Autore
Giovanni Macrì
Author: Giovanni Macrì
Biografia:
Medico chirurgo-odontoiatra in Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dal 1982 dove vivo. Ho 65 anni e la passione per la scrittura è nata dal momento che ho voluto mettere nero su bianco parlando della “risurrezione” di mia figlia dall’incidente che l’ha resa paraplegica a soli 22 anni. Da quel primo mio sentito progetto ho continuato senza mai fermarmi trovando nello scrivere la mia “catarsi”. Affrontando temi sociali. Elaborando favole, romanzi horror, d’amore e polizieschi. Non disdegnando la poesia in lingua italiana e siciliana, e completando il tutto con l’hobby della fotografia. Al momento ho 12 pubblicazioni con varie case editrici.
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