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L’Inter chiude una stagione straordinaria mettendo in bacheca anche la Coppa Italia. Nella finale giocata allo stadio Olimpico di Roma, i nerazzurri hanno battuto 2-0 la Lazio conquistando il decimo trofeo della loro storia nella competizione e completando così la doppietta campionato-Coppa Italia, impresa che al club milanese non riusciva dalla stagione 2009-2010.

 

di Giovanni Macrì

L’Hantavirus è una famiglia di virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici (soprattutto topi e arvicole). L’uomo si infetta quasi sempre inalando particelle contaminate da urine, feci o saliva di animali infetti, più raramente per contatto diretto. In Europa e Italia i casi sono generalmente rari e sporadici.

Le forme più note della malattia possono causare:

- Sindrome polmonare da hantavirus (HPS), più tipica nelle Americhe

- Febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), più comune in Europa e Asia

 Non esiste una trasmissione “facile” da persona a persona nella maggior parte dei ceppi.

 ATTENZIONE... negli ultimi giorni si è diffusa attenzione mediatica per alcuni casi sospetti collegati a un focolaio internazionale, ma è importante chiarire che:

- Non ci sono conferme di contagi autoctoni in Italia

- I casi sono legati a viaggi internazionali e sorveglianza sanitaria preventiva

- Le autorità sanitarie hanno attivato protocolli di controllo e isolamento precauzionale

- Secondo il Ministero della Salute, la situazione è sotto monitoraggio e il rischio per la popolazione generale resta basso.

    A Messina è stata ricoverata una turista argentina arrivata da un’area considerata endemica con un volo Buenos Aires- Roma. La donna ha sviluppato una polmonite, motivo per cui i medici hanno attivato i test per hantavirus e l’isolamento precauzionale.

Mentre, per quanto riguarda Federico Amaretti, il 25enne calabrese, finito sotto osservazione dopo un volo internazionale collegato a un sospetto caso di Hantavirus, le autorità sanitarie e il Comune di Villa San Giovanni hanno chiarito che: il giovane è asintomatico, non ha sintomi compatibili con Hantavirus, sta bene ed è in quarantena solo per precauzione.  

I campioni sono stati inviati all’“Istituto Spallanzani” di Roma, centro di riferimento nazionale per le malattie infettive.

Le verifiche successive hanno però chiarito che:

- Non è stato confermato alcun contagio da hantavirus

- Tutti i test eseguiti sui casi sospetti in Italia sono risultati negativi

Quindi il “caso di Messina e quello del giovane Amaretti restano, al momento, solo un sospetto clinico rientrato dopo gli esami di laboratorio.

Negativi sono risultati anche gli accertamenti virologici effettuati a Milano sul turista britannico rintracciato e posto in quarantena perché si trovava a bordo del volo Sant'Elena-Johannesburg. Così come negativo è il test dell'accompagnatore che viaggiava con lui in Italia.

 Perché si parla comunque di “allerta”

L’attenzione delle autorità è alta per tre motivi:

- Presenza di casi sospetti legati a viaggi internazionali

- Necessità di prevenzione su virus rari ma potenzialmente gravi

- Controllo di possibili cluster su mezzi di trasporto o strutture chiuse

- Alcuni casi monitorati in Europa e in Italia sono stati collegati a contatti su navi o voli internazionali, ma senza conferme di diffusione locale del virus.

 Rischio reale per la popolazione

Gli esperti sanitari ribadiscono che:

  • il contagio umano è raro
  • non esiste una trasmissione rapida come per influenza o COVID
  • il rischio in Europa e Italia è considerato molto basso

 In conclusione:

L’Hantavirus è un virus serio, ma non emergente in Italia, e la situazione attuale riguarda soprattutto sorveglianza su casi sospetti importati, non un’epidemia.

Oggi, alla Camera dei Deputati, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, risponderà al “Question time”, a una interrogazione in merito ai rischi di diffusione dell'hantavirus nel nostro Paese.

foto Web

 

 

di Tony Casalnuovo

In un periodo storico dove le guerre imperversano e incendiano gli scenari internazionali, prende sempre più corpo la nobile iniziativa per la neutralità dell’Italia da parte del Comitato Italia Neutrale guidato dall’ambasciatore Bruno Scapini, a cui aderisce in primis Democrazia Sovrana Popolare, partito politico fondato dal tandem Marco Rizzo-Francesco Toscano.

 

Il cammino delle donne per la sicurezza urbana: ogni strada per uno spazio protetto

 

di Monica Isabella Bonaventura*

Non è solo una passeggiata, è un atto di riappropriazione urbana. Con il messaggio "Donne che camminano", stampato con orgoglio sulle loro magliette, un gruppo di cittadine ha deciso di trasformare la preoccupazione in partecipazione, attraversando il cuore di Mestre. L'iniziativa nasce come un gesto spontaneo di aggregazione, un segnale di gruppo chiaro e distinto, una sorta di faro che punta l'attenzione sulla necessità di vivere la città in sicurezza. Sono donne impegnate per una cittadinanza consapevole, che scelgono l'azione concreta per migliorare l'ambiente in cui vivono. Le date di incontro vengono decise di volta in volta dalle capogruppo, rendendo ogni appuntamento un evento atteso e organizzato.

Dietro questa visione ci sono le menti e il cuore delle ideatrici e promotrici: Barbara Di Sebastiano, Cristina Vianello, Francesca Da Villa e Silvia Colussi. È fondamentale sottolineare che le "Donne in Cammino" sono libere cittadine che non costituiscono un gruppo politico; la loro azione non è mossa da interessi partitici, né si pone in contrasto con le istituzioni o gli organi competenti della città. Al contrario, il gruppo opera come uno stimolo positivo per la comunità, agendo in sinergia con le autorità per il bene comune.

Il ruolo di queste donne va ben oltre il semplice presidio fisico; esse rappresentano un pilastro fondamentale della società civile moderna. In un'epoca segnata da ritmi frenetici che spesso allontanano le persone dalla vita di quartiere, la loro forza risiede nella capacità di ricucire il tessuto della comunità, trasformando la paura individuale in coraggio collettivo. Sono figure centrali che agiscono come sentinelle di civiltà, dimostrando che la cura del bene comune non è un compito delegabile, ma una responsabilità condivisa che parte proprio dallo sguardo attento delle donne.

Il punto di ritrovo è la stazione ferroviaria, da dove il gruppo si muove compatto verso via Piave, un’area spesso al centro di discussioni per il degrado e la percezione di insicurezza. Mentre il dibattito pubblico si divide tra residenti e realtà difficili, queste donne scelgono di "metterci il passo".

Scortate dalla polizia municipale, percorrono la via con fierezza, dimostrando che la presenza collettiva è il primo argine contro l'abbandono, ma verso una sicurezza e orgoglio per il proprio territorio che merita di essere vissuto appieno. Il loro passaggio è determinato e sempre più donne si aggregano lungo il percorso, unite dallo stesso obiettivo. Il cammino prosegue fino a raggiungere Piazza Ferretto, per poi toccare la sede del Municipio in via Palazzo.  Questa tappa rappresenta un ponte con le istituzioni, qui il gruppo effettua una breve sosta per documentare la meta raggiunta, prima di ripartire con la stessa determinazione verso il punto d'origine alla stazione. 

 

 

 

 Il logo sulle magliette non è solo un’immagine, ma una potente espressione di autodeterminazione e solidarietà femminile che rappresenta la volontà di trasformare la città in uno spazio accogliente, dove la paura lascia il posto alla consapevolezza e all'unione. Attraverso la frase "La città è nostra", viene lanciato un vero grido di libertà per la riappropriazione dello spazio pubblico, esprimendo l'idea che le donne non debbano più limitare i propri movimenti o i propri orari per timore, ma che abbiano il diritto pieno di abitare ogni angolo della città.

La forza di questo messaggio risiede nella coesione: le tre sagome nere, diverse ma unite, ricordano che la sicurezza è un fatto collettivo e che camminare insieme trasforma la percezione di fragilità in una forza inarrestabile.

Questo richiamo al diritto alla serenità ci ricorda come la vera sicurezza non sia solo l'assenza di pericoli, ma la possibilità di camminare a testa alta e con leggerezza, rivendicando uno spazio dove poter vivere con solarità e senza difese.

In questa visione di sorellanza universale, le silhouette funzionano come uno specchio in cui ogni donna può proiettarsi, sentendosi parte di una comunità che cammina nella stessa direzione.

Quella delle "Donne che camminano" è una dimostrazione di forza e un messaggio di speranza. In questa città le donne si fanno sentire, in un silenzio forte che fa però rumore, testimoniando la volontà di vivere gli spazi comuni senza timore.

Attraverso la loro presenza costante all'interno di una realtà sociale complessa, ricordano a tutti che la sicurezza nasce dalla partecipazione e che nessuna strada è perduta finché ci sarà qualcuno disposto ad attraversarla a testa alta.

Il logo, simbolo pulsante di questo cammino, è stato interamente pensato e realizzato dalle fondatrici del gruppo, a testimonianza di un impegno che parte dal pensiero e si trasforma in azione visibile.

Il gruppo si trova su Instagram: donne_che_camminano 

* Redattrice 

 

 

di Filippo Vagli

Mercoledì 6 maggio 2026, il PalaBarton di Perugia si è trasformato in un catino ribollente di emozioni che ha fatto esplodere in un grido liberatorio una città ormai abituata alla gloria, ma mai sazia di essa. Il verdetto della Gara-3 di finale scudetto è stato una sentenza definitiva: la Sir Susa Scai Perugia ha sconfitto la Cucine Lube Civitanova 3 set a 1, parziali 25-27; 26-24; 25-22; 25-20, mettendo il sigillo su una serie dominata per 3-0. I Block Devils hanno così sollevato al cielo il terzo tricolore della propria storia, dopo i successi del 2018 e del 2024, confermando una supremazia nazionale che ha saputo travolgere la resistenza dei marchigiani, capaci in precedenza di eliminare corazzate come Trento e Verona.

 

di Tony Casalnuovo

Non contento di colpire l’Iran a suon di bombe, l’«elderly gangster» Donald Trump continua a insolentire Papa Leone XIV. Infatti, come se non fosse già bastato quello che ha dichiarato in precedenza sull’attuale Pontefice, il presidente degli Stati Uniti rincara la dose: «Sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare».

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