di Massimo Reina
In Svezia, a Stoccolma, Marie e Charles Granmar-Sacilotto vivono da anni in un Naturhus: una casa interamente avvolta da una serra in vetro, 200 metri quadrati di pannelli spessi 4 millimetri.
La loro abitazione è diventata un caso internazionale: una bolla termica naturale, riscaldata dall’effetto serra, dove le piante crescono anche a febbraio e l’orto interno produce uva, fichi e pomodori.
Hanno investito 80.000 euro, riciclano le acque reflue, separano l’urina dai solidi, producono compost, coltivano senza pesticidi.
La stampa li definisce: “Esempio virtuoso di autonomia energetica e benessere sostenibile” e “Una famiglia che ha anticipato il futuro”.
Sempre in Svezia, secondo i portali di turismo sostenibile, è possibile vivere senza acqua corrente e senza elettricità, in capanne off-grid, riscaldate a legna, con filtraggio dell’acqua del lago o raccolta dell’acqua piovana. Google stessa lo riassume: “Esperienze di vita essenziale a contatto con la natura: capanne senza utenze, case autosufficienti, riscaldamento a legna o solare”
Nelle guide «green» si esaltano le case off-grid, i sistemi di pannelli solari, l’acqua piovana raccolta in serbatoi, i sistemi idroelettrici locali, le soluzioni passive per ridurre i consumi.
Il sito Naturvillan propone il modello Atri, una casa che sembra una serra, totalmente autonoma, lodata come capolavoro di ingegneria ambientale. Insomma: la Scandinavia vive nel bosco e noi applaudiamo, gli italiani vivono nel bosco e noi li sequestriamo
Ora torniamo in Italia, Abruzzo, provincia italiana doc:
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion vivono in un casale isolato con i loro tre figli. Si scaldano al fuoco. Raccolgono acqua.
Dormono insieme. Fanno homeschooling. I bambini sono in salute, nutriti, sereni, visitati. Hanno superato gli esami scolastici previsti dalla legge. Giocano con altri bambini della zona.
Nessuna indagine epidemiologica, nessun rischio sanitario certificato, nessun abuso, nessuna violenza. Una famiglia povera ma unita. Colpa mortale, nell’Italia che si eccita solo davanti a Netflix e s’indigna davanti a un camino.
Il tribunale minorile, non soddisfatto dall’esistenza dei genitori, decide di allontanare i tre bambini. La tutrice Maria Luisa Palladino e la curatrice Marika Bolognese dichiarano che “una settimana di osservazione non basta a valutare se le criticità siano superate”. Criticità quali? Dormire insieme? Lavarsi in una vasca? Mangiare sano? Non vivere su Instagram?
In Svezia ci fanno i documentari. In Italia ci fanno i decreti.

