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di  Vito Sorrenti

Il titolo, Tra due mondi, riassume perfettamente il senso del libro di Nicola Chiarelli.

Ma, a mio avviso, quest’ultima opera letteraria prodotta dal nostro amico è molto più di una semplice autobiografia.

Per me, infatti, è un’opera che si inserisce nel solco della letteratura della memoria, dove il racconto individuale si trasforma progressivamente in testimonianza collettiva.

L'autore non si limita a ripercorrere le tappe della propria esistenza, del proprio vissuto e della propria visione del mondo, ma, attraverso i suoi ricordi, ricostruisce un universo umano e culturale ormai scomparso, restituendo dignità e voce a una generazione che ha conosciuto la povertà del dopoguerra, l’emigrazione e il difficile processo di integrazione in una terra straniera.

Il valore dell’opera risiede soprattutto nella capacità di intrecciare la dimensione privata con quella storica. La sua vicenda personale diventa lo specchio di un’esperienza condivisa da migliaia di italiani che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, lasciarono la Calabria e il Mezzogiorno in cerca di un futuro migliore.

In questo senso, il libro supera i confini della semplice narrazione autobiografica e assume il valore di un documento di storia sociale, capace di conservare la memoria di un’epoca destinata, altrimenti, a scomparire nel tempo.

Le pagine dedicate all’infanzia rappresentano uno degli aspetti più suggestivi dell’opera. La Pietrapaola degli anni Quaranta e Cinquanta prende vita attraverso una straordinaria ricchezza di particolari: le famiglie, gli artigiani, i contadini, gli animali domestici, i soprannomi, i mestieri, i sapori della cucina tradizionale, le feste religiose e le consuetudini quotidiane compongono un mosaico vivido e autentico.

In questo contesto trova spazio anche un interessante racconto sullo svolgimento dei funerali secondo gli usi e le tradizioni del tempo.

Chiarelli dimostra una notevole capacità evocativa, trasformando dettagli apparentemente marginali in preziose testimonianze di una civiltà contadina fondata sul lavoro, sulla solidarietà e sul forte senso di appartenenza alla comunità.

L’opera è impreziosita dall’inserimento di numerose poesie in vernacolo, modi di dire ed espressioni popolari dialettali che conferiscono al racconto autenticità e spessore culturale.

Non si tratta di un semplice esercizio nostalgico, ma di un autentico lavoro di conservazione della memoria linguistica e identitaria. Ogni parola dialettale, ogni soprannome e ogni aneddoto contribuiscono a salvare dall’oblio un patrimonio immateriale che costituisce una parte fondamentale della storia della comunità di Pietrapaola e, più in generale, della storia della Calabria.

La seconda parte del volume, dedicata all’emigrazione in Germania, acquista una particolare intensità umana.

L’autore descrive con sincerità le difficoltà dell’espatrio: gli ostacoli burocratici, il viaggio verso l’ignoto, la barriera linguistica, il confronto con una cultura diversa, il duro lavoro in fabbrica e le inevitabili discriminazioni.

Tuttavia, il racconto evita ogni forma di vittimismo. Al contrario, emerge con forza la dignità dell’emigrante, che affronta sacrifici e rinunce con determinazione, spirito di adattamento e il desiderio di costruire una vita migliore per sé e per la propria famiglia.

Accanto all’iter lavorativo che lo porterà dai lavori più umili in fabbrica fino alle funzioni di responsabile nella gestione bancaria, trovano spazio anche gli aspetti più intimi dell’esistenza: l’incontro con la futura moglie, la nascita della figlia, il dolore per la perdita del padre, la gioia dei nipoti, la passione per la poesia, la ricerca linguistica, l’attività di insegnante e quella di interprete.

Tutti questi elementi contribuiscono a delineare il ritratto di un uomo dotato di talento e volontà, curioso, profondamente legato alle proprie radici ma capace, al tempo stesso, di aprirsi al mondo e di trasformare l’esperienza migratoria in un autentico percorso di crescita personale e culturale.

Lo stile narrativo — che nella prefazione ho accostato, per ampiezza di ricostruzione storica e ambientale, a quello del romanzo storico — privilegia la chiarezza e la semplicità, lasciando che siano i fatti e i ricordi a parlare.

L’assenza di artifici letterari rende il racconto diretto e sincero, favorendo un’immediata partecipazione emotiva del lettore. Le numerose fotografie, i documenti e le citazioni arricchiscono ulteriormente il volume, trasformandolo in un vero e proprio archivio della memoria familiare e comunitaria.

Uno degli aspetti più significativi dell’opera è la sua capacità di mostrare come la memoria individuale possa diventare patrimonio collettivo.

Le vicende narrate dall’autore appartengono certamente alla sua storia personale, ma finiscono per rappresentare il destino di un’intera generazione di emigranti italiani. Il lettore ritrova così non soltanto la storia di un uomo, ma anche quella di un Paese che ha visto la partenza di molti suoi figli, i quali, attraverso sacrifici, impegno e dedizione, sono riusciti a integrarsi nelle nuove realtà e a costruire una parte importante della propria identità contemporanea.

Tra due mondi è dunque un libro che riesce a coniugare testimonianza, affetto e ricerca storica. È un’opera destinata non soltanto a chi ha vissuto direttamente l’esperienza dell’emigrazione, ma anche alle nuove generazioni, che vi troveranno una preziosa occasione per comprendere le proprie radici e il valore della memoria.

Perché, come emerge con forza da ogni pagina, ricordare non significa semplicemente guardare al passato, ma custodire ciò che continua a dare significato al presente e a orientare il futuro.

Per queste ragioni mi sento di consigliare la lettura di Tra due mondi non soltanto ai pietrapaolesi o ai calabresi emigrati, ma a chiunque desideri comprendere cosa abbiano significato l’emigrazione, il sacrificio e la forza delle proprie radici.

Chi è nato a Pietrapaola vi ritroverà persone, luoghi e atmosfere che il tempo ha trasformato; i più giovani vi scopriranno una memoria che merita di essere custodita; tutti gli altri leggeranno la storia di un uomo che, partendo da un piccolo paese della Calabria, è riuscito a costruire — con il lavoro, la cultura e la tenacia — un ponte tra due mondi.

Ed è proprio questo, a mio avviso, il significato più autentico del libro di Nicola Chiarelli.

 

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Info Autore
Vito Sorrenti
Author: Vito Sorrenti
Biografia:
Vito Sorrenti, nato a Polia (VV) il 27 luglio 1952, risiede a Sesto San Giovanni. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Gocce d’amore (1994), Vagando con la mente (2002, prefazione di Neuro Bonifazi, Helicon), Poesie (2008, Comune di Leonforte, vincitore dell’omonimo Premio), Amebeo per Euridice (2009, prefazione di Mauro Decastelli), La poesia è una ladra (2010, Centro Studi Tindari Patti), Poesie d’amore (2015, Vitale Edizioni), I Derelitti (Premio Internazionale “Il Convivio”, 2014), Visioni culturali (Premio “Antonio Filoteo Omodei”, Il Convivio, 2016) e Chiari oscuri del dolore (Premio “Patrizia Brunetti”, 2016). Ha inoltre pubblicato il saggio Personaggi illustri calabresi (Amazon, 2020) e la raccolta Versi avversi e diversi (Amazon, 2023).
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