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di  Fiore Sansalone

L’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in una fase critica. Nella notte, il presidente americano Donald Trump ha annunciato su Truth il successo di un’operazione militare congiunta che ha colpito tre siti nucleari iraniani, tra cui Fordow, Natanz ed Esfahan. "Tutti gli aerei sono ora fuori dallo spazio aereo iraniano", ha scritto il presidente, definendo l’azione un “momento storico per gli Stati Uniti, Israele e il mondo intero”.

Operazione militare congiunta: Usa e Israele in coordinamento

Secondo fonti ufficiali israeliane, l’attacco è stato pianificato e condotto in stretto coordinamento tattico tra le forze armate americane e israeliane (IDF e IAF). L’uso dei bombardieri stealth B-2, partiti dalla base aerea di Whiteman (Missouri) e diretti verso l’isola di Guam, suggerisce una strategia ad alta precisione. Gli aerei americani sarebbero dotati di ordigni penetranti in grado di colpire bunker sotterranei, come la MOP (Massive Ordnance Penetrator).

Il blackout totale di Internet in Iran rende difficile la verifica indipendente dei danni e delle vittime. Tuttavia, fonti iraniane in Italia parlano di un attacco “puntuale e preciso”. Sul fronte istituzionale, l’Iran non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale, ma un post sull’account X associato ai Guardiani della Rivoluzione è eloquente: “Ora è iniziata la guerra”. Alcuni analisti ipotizzano che Israele possa approfittare del caos per tentare di localizzare l’Ayatollah Ali Khamenei, che si sospetta sia nascosto in un bunker.

Non tutti negli Stati Uniti condividono la linea di Trump. Il deputato repubblicano del Kentucky, Thomas Massie, ha criticato l’azione su X definendola “non costituzionale” e ribadendo che solo il Congresso può autorizzare un ingresso formale in guerra.

Durante le operazioni, nella Situation Room della Casa Bianca erano presenti il direttore della CIA John Ratcliffe, il segretario di Stato Marco Rubio e i consiglieri per la sicurezza nazionale. Secondo il New York Times, Israele sarebbe stata avvisata in anticipo dell’attacco, rafforzando l’ipotesi di una strategia condivisa.

L’ambasciata americana a Gerusalemme ha confermato l’avvio dell’evacuazione volontaria dei cittadini statunitensi da Israele e dalla Cisgiordania. Due voli speciali diretti ad Atene sono già partiti da Tel Aviv con circa 70 persone a bordo.

Secondo alcuni esperti, come Ali Vaez dell’International Crisis Group, l’attacco potrebbe rappresentare per Trump “un colpo di grazia a basso costo” al programma nucleare iraniano, facendo leva sull’operatività israeliana per minimizzare il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha condannato fermamente l’escalation, avvertendo che la campagna militare israeliana rappresenta una minaccia per la stabilità dell’intero Medio Oriente. In un colloquio telefonico con il presidente iraniano Pezeshkian, ha chiesto un cessate il fuoco immediato e la ripresa dei negoziati.

Intanto, l’esercito israeliano ha riferito di aver abbattuto un drone “proveniente da est”, ovvero, secondo le IDF, da territori come Iraq o Yemen. L’allarme è scattato in diverse comunità delle alture del Golan.

Dopo essere rientrato alla Casa Bianca da Bedminster per presiedere una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Trump ha evitato dichiarazioni ufficiali alla stampa. Tuttavia, sui social ha celebrato il raid: “Congratulazioni ai nostri grandi guerrieri americani. Nessun altro esercito al mondo avrebbe potuto fare questo”. In un altro post sibillino, ha scritto: “Solo il tempo lo dirà”, commentando un titolo di Fox News sulla sua possibile decisione finale nei confronti dell’Iran.

 

Ciò che stanotte è accaduto tra Stati Uniti, Israele e Iran non è soltanto un’operazione militare chirurgica. È una frattura storica che rischia di ridisegnare i confini della stabilità globale.

Colpire tre siti nucleari in Iran, con precisione e rapidità, può apparire come una dimostrazione di forza, ma la forza – se non è accompagnata da visione politica e responsabilità diplomatica – si trasforma presto in incendio. Le parole di Trump, i droni abbattuti, i cieli oscurati sopra il Medio Oriente, raccontano di un mondo che sta nuovamente scivolando nel linguaggio delle bombe.

Eppure, nessun raid può garantire sicurezza duratura. La deterrenza militare, per quanto tecnologicamente avanzata, resta cieca senza un progetto di pace credibile. I nemici di oggi non svaniranno nei crateri del deserto. Anzi, in quel vuoto potrebbero crescere altre minacce, altri fanatici, altre guerre.

Nel silenzio inquietante della diplomazia internazionale – fatta eccezione per pochi appelli come quello del presidente egiziano Al-Sisi – ciò che preoccupa di più è la normalizzazione dell’escalation. Come se attaccare un Paese, in nome della prevenzione, potesse rientrare nella routine della politica estera.

La guerra non è mai chirurgica. Non lo è per chi osserva le esplosioni da un bunker, e tantomeno per chi vive sotto quei cieli in fiamme.

La vera sfida non è abbattere obiettivi strategici, ma ricostruire un’architettura di dialogo prima che sia troppo tardi.

 

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Info Autore
Fiore Sansalone
Author: Fiore Sansalone
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università degli studi di Bari "Aldo Moro". Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.
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