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di  Lucia Zappalà

Jesolo ci dà il benvenuto al 2024 con il suo regalo speciale: le sculture di sabbia presso piazza Brescia.

È un viaggio tra le emozioni che aiuterà a rinforzare lo spirito. Un percorso lungo opere d'arte dove si prende per mano la propria anima e la si conduce in direzione del benessere. 

Non è cosa di tutti i giorni trovarsi davanti ad uno spettacolo di questo genere, dove quasi niente quanto la bellezza, e niente quanto la bellezza come risultato di un serio lavoro, aggiusta la malinconia. 

Jesolo Sand Nativity è una mostra che accoglie visitatori da ogni parte della penisola e dall'Estero, e vivacizza il Natale diJesolo da 21 anni. Nel Natale del 2002 infatti alcuni scultori avevano cominciato a plasmare  la sabbia jesolana, narrando vicende della tradizione e da lì ogni anno si riuniscono scultori, rappresentando una tematica diversa per ogni Natale. Nella 21^ edizione dello Jesolo Sand Nativity si ripercorre la vita di Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, con l'importante partecipazione del Sacro Convento di San Francesco, in Assisi. Con i 14 scultori di quest'anno, provenienti da molti paesi, si intende diffondere un ulteriore messaggio di pace e di speranza e si vuole altresì celebrare l'ottavo centenario della Prima  Rappresentazione al Mondo del Presepe. Fu proprio nel 1223 che San Francesco, assieme al suo amico, Giovanni Velita, volle rappresentare la Natività a Greccio; un luogo molto caro al Santo e che dal 2016 fa parte del Club dei borghi più belli d'Italia. 

Figura 1 "Il grido"

A destra, davanti alla tensostruttura, dà il benvenuto ai visitatori “il Grido”, l’opera  eseguita da Marco Martalar, scultore dell'Altopiano di Asiago, recuperando scarti di faggio e abete. La scultura lignea, realizzata nel 2021, raffigura una mano che si allunga verso l’alto quasi a simulare l’urlo dei boschi torturati dalle raffiche di vento della tempesta Vaia del 2018.

Figura 2 "La predica agli uccelli"

L'itinerario espositivo dà inizio alla singolare opportunità di emozioni con l’opera  "La predica agli uccelli" dell'artista  Hanneke Supply (Belgio). Un' opera rivolta ad uno dei racconti più conosciuti della vita del Santo. La scena racconta come Francesco  invita uno stormo di uccelli ad ascoltare la parola di Dio. Sul suo volto si manifesta una grande dolcezza mentre parla agli uccelli. I volatili sono di specie diverse e circondano l'immagine del Santo. Alcuni volano delicati tra le chiome degli alberi, altri si adagiano ai suoi piedi, ma tutti sono dediti all'ascolto. A delimitare i confini della scultura vi sono  degli alberi, evidenziando il forte legame di Francesco con la natura.

Figura 3 "Il bacio del lebbroso"

"Il bacio del lebbroso" dello scultore Pedro Mira (Portogallo). È risaputo che Francesco provasse ribrezzo nei confronti dei lebbrosi, ma quando per caso, un giorno, ne incontrò uno, non esitò ad avvicinarsi a lui. Scese da cavallo, lo abbracciò e lo baciò, senza particolari stravolgimenti. C'è sempre una porzione di vita che unisce i cuori. Lo sguardo afflitto del malato è diretto alla figura del Santo che lo accoglie tra le braccia e gli tiene la mano. Anche lo sguardo di Francesco è rivolto al lebbroso. Sono entrambi sguardi di tenerezza e dolcezza che offrono ai visitatori un' immensa emozione. I due protagonisti sono figure gigantesche che non fanno altro che amplificare ogni sentimento trasmesso. È una scena densa, struggente ma senza pietismo. 

Figura 4 "La preghiera al crocifisso"

"La preghiera al crocifisso" dello scultore Jakub Zimacek (Repubblica Ceca). Nell'opera viene raffigurato un momento di preghiera memorabile presso la chiesetta di San Damiano. Quel giorno Francesco pregando davanti al crocifisso, ad un certo punto lo vide animarsi, lo sentì parlare e domandargli di "Riparare la sua casa che era in rovina". Queste parole risaltano nella parte centrale della scultura eseguite con abilità e competenza in un basso rilievo. Le parole del crocifisso non si riferiscono solo alla struttura della chiesa malridotta ma avvolgono un discorso più ampio; sono un invito ad ammodernare la situazione dei credenti e delle istituzioni ecclesiastiche. L'espressione del volto di Cristo in croce è singolare. Sembra manifestare sofferenza e non dà quel messaggio di speranza che forse il visitatore si aspetta di vedere. 

Figura 5 "La regola"

"La Regola" dello scultore Baldrick Richard Buckle (Gran Bretagna). Nella parte destra della composizione troviamo Francesco d'Assisi inginocchiato ai piedi di papa Onorio III, che nel 1223 approvò la Regola di Vita di Francesco e i suoi frati. Con questo importante documento il Santo voleva dare ai confratelli, suoi seguaci, un insieme di leggi concrete che regolavano la loro vita quotidiana. I tre nodi sulla cintura di Francesco rappresentano proprio le sue tre Regole di vita: "Osservare il Santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, in povertà e in castità." L'autore si è ispirato ad una grande tela del Settecento, custodita al Palazzo Barberini di Roma.

Figura 6 "La rinuncia dei beni"

"La rinuncia dei beni" dello scultore Ilya Filimontsev (Russia). L'opera è strutturata in maniera asimmetrica. Al centro troviamo inginocchiato Francesco, dopo che si è spogliato di ogni suo bene materiale. Alla sinistra della scena, Pietro Bernardone, suo padre, che si rifiuta di rivolgere lo sguardo all' azione del figlio e lo ripudia per la sua scelta. Dietro il Santo vi è il vescovo, personalità importante, imponente sulle altre figure, che avvolge Francesco nel suo ampio mantello. Il suo gesto simboleggia l'appoggio, la difesa, l'accoglienza da parte della chiesa nei riguardi della decisione di Francesco. 

Figura 7 "Francesco dal sultano"

"Francesco dal Sultano" dello scultore Dmitrii Klimenko (Russia). L'evento viene menzionato come un significativo momento di scambio fra la cultura cristiana e quella islamica. Nel 1219 Francesco s'imbarcò per la Terra Santa dove riuscì ad ottenere un colloquio con il Sultano d'Egitto al-Malik al-Kamil. Le due figure protagoniste vengono rappresentate in contrasto l' una di fronte all' altra. L' artista raffigura Francesco in piedi in una posizione prevalente a testimoniare il suo coraggio davanti al Sultano, che, confortevolmente seduto, lo ascolta con attenzione, manifestando la propria saggezza. Le altre figure all'impiedi guardano con attenzione e curiosità la situazione, forse un po' scettici della riuscita dell' incontro. Dopo più di otto secoli viene ancora ricordata quella che è una delle più strabilianti azioni di pace nella storia del dialogo fra Cristianesimo e Islam.

Figura 8 "Francesco suona la viola"

"Francesco suona la viola" dell'artista Michela Ciappini (Italia). Il Santo si dichiarava in modo aperto, senza far mistero, un ammiratore dell'arte, soprattutto della musica.  Si narra che a volte Francesco raccattava un pezzo di legno da terra, lo poggiava sul braccio sinistro, stringeva con la mano destra un archetto curvato con un filo e lo impiegava sul pezzo di legno, immaginando di suonare una viola. Questo episodio viene riportato lungo un cerchio che la Ciappini ha raffigurato al centro dell'opera con l'intento di creare due ambienti contrapposti. È proprio la musica il mezzo con cui San Francesco si mette in contatto con animali e piante, per ricongiungersi a quella Natura, incontaminata, sana ed elementare qual era alle sue origini. All'interno della circonferenza vi è la pace, l'ideale di vita che ogni individuo deve seguire; tutt'intorno tagli brutali e netti sulla sabbia rappresentano la violenza del mondo in cui viviamo, indifferente ai destini altrui. 

Figura 9 "Francesco e il lupo"

"Francesco e il lupo" dell'artista Susanne Marguerite Ruseler (Paesi Bassi). L'opera riproduce il volto di Francesco vicino al muso del lupo. Le due figure di dimensioni di gran lunga superiori al necessario permettono di ammirare la comunicatività degli sguardi e i minuziosi particolari. La scena racconta come il Santo, giunto a Gubbio, trovò gli abitanti terrorizzati dalla presenza di un lupo che li martoriava. Francesco decise di cercare l'animale e di parlargli. Lo trovò appena fuori dalla città con le fauci aperte e minacciose. Lo benedisse, promettendogli che se non si fosse più comportato male con i cittadini, avrebbe ricevuto nutrimento e accoglienza nella città. Il lupo accettò il patto e seguì Francesco fino a Gubbio. Qui l'animale davanti allo stupore degli eugubini rinnovò l'accordo. Il patto venne rispettato fino alla morte del lupo.

Figura 10 "Le stimmate"

"Le stimmate" dello scultore Enguerrand David (Belgio). L'artista ha interpretato in maniera singolare la vicenda delle stimmate di Cristo. Nel 1224 presso il monte Verna San Francesco ebbe la visione del Cristo, in forma di Serafino, con le ali, confitto ad una croce e ricevette le ferite della crocifissione, ovvero le stimmate. Nella parte centrale in fondo alla scena è posizionato l'Angelo, mentre ai lati due mani sovradimensionate rispetto al resto del corpo attirano l'attenzione sulle ferite.  Per rappresentare i sentimenti del Santo lo scultore belga decide di usare una prospettiva particolare non convenzionale, rimuovendo la posizione tradizionale dell'oggettività. Come se l'artista volesse costringere il visitatore a trasferirsi idealmente in quel momento. Come se gli volesse trasmettere quell' ammirazione immensa di cui si sentì colmo il Santo, mentre incrociava lo sguardo incantevole ed amorevole del Serafino.

Figura 11 "Gli angeli suonano per lui"

"Gli angeli suonano per lui" dell'artista Helena Bangert (Olanda). Un giorno Francesco, sfinito, fuori dall'ordinario, perché molto malato, ebbe voglia di un po' di bella musica affinché potesse ottenere conforto. I tanti dolori fisici e il vivere in solitudine lo riempivano di tristezza. Ed ecco giungere un Angelo a suonare divine melodie. Dallo strumento dell'angelo si sprigionano raggi di luce che spingono il visitatore a rivolgere l'attenzione al volto di Francesco. Questo è segnato dalla sofferenza nei suoi ultimi giorni di vita, ma i suoi occhi hanno un' espressione di tranquillità e di felicità trasmessa proprio dalla musica dell' angelo. 

Figura 12 "Chiara e le sorelle"

"Chiara e le sorelle" dell'artista Marielle Heessels (Paesi Bassi). L'artista raffigura il triste commiato di Chiara e le sorelle davanti al corpo del Santo. Chiara D'Assisi fu una fedele seguace e collaboratrice di Francesco. È nota come fondatrice dell'ordine delle Clarisse. Adottò con disciplina gli stili di vita quotidiana, introdotti dal fratello. Il suo modus vivendi interamente improntato sull'umiltà, la semplicità e le rinunce. Le figure di Chiara e le sorelle sono predominanti su uno sfondo che appositamente non viene arricchito, lasciandolo anonimo. Tutto questo a voler mettere in evidenza quella che deve essere la cosa più importante per i visitatori ovvero ciò che provano le donne nel momento del commiato. 

Figura 13 "Natività"

 

“Natività” degli scultori Radovan Zivny (Rep. Ceca), Vadim Gryadov (Ucraina), Wiaczeslaw Borecki (Russia). Il percorso espositivo si conclude con la Natività. Al centro della grande opera di sabbia, all' interno di una nicchia, incorniciata da una sorta di collana di pietre naturali, viene rappresentata la Sacra Famiglia. La raffigurazione delimitata da questo profilo decorativo evidenzia quei legami di amore, comprensione, affetto che le famiglie devono sempre rinvigorire e, soprattutto, proteggere.  In alto a destra in una piccola rientranza nella sabbia viene collocato l'Angelo. Ancora a destra in un'altra nicchia un po' più grande viene rappresentato con dovizia di particolari un gruppo di pastori, che sono tra i primi testimoni oculari della nascita di Gesù. Lo stato di semplicità in cui è nato Gesù viene messo in risalto proprio dalla loro presenza. Il personaggio all'impiedi rivolge lo sguardo verso la Sacra Famiglia, quasi a simulare la meraviglia e il desiderio assoluto di conoscere questo Bambino appena nato. Ed infine, a sinistra vi sono i tre Re Magi, invasi dalla lunga coda scintillante della stella cometa. 

 

 

La Redazione 

In un mondo che spesso valorizza la superficialità e la ricerca dei "like" virtuali, Irene Di Liberto ci invita a ritrovare la bellezza della comunicazione autentica, a esprimere le nostre emozioni con sincerità e passione. La sua poesia è un atto di ribellione contro l'effimero, un invito a immergersi nell'abisso delle nostre anime, a esplorare il labirinto intricato delle emozioni umane e a scoprire il significato nascosto dietro ogni parola. Le pagine di questa silloge poetica sono un invito a un viaggio intimo attraverso le parole e le emozioni. Ma non è solo un'esperienza di lettura passiva; Irene Di Liberto apre le porte all'interazione. All'interno di questo libro, troverete spazi dedicati dove potrete annotare i vostri pensieri, riflessioni ed emozioni ispirate dalla sua poesia. È un invito a diventare parte integrante di questa esperienza poetica, a rendere ogni pagina un riflesso unico delle vostre profonde connessioni con le parole di Irene. Con audacia e innovazione, Irene Di Liberto sfida il concetto tradizionale di poesia, lo destruttura e lo ricostruisce in forme sorprendenti e uniche. I suoi versi sono come pennellate su una tela bianca e nera, trasformando la quotidianità in un'esperienza straordinaria. La sua poesia è una cascata di immagini, un susseguirsi di emozioni che toccano le corde più profonde del nostro essere.

 

Spiega l’autrice a proposito del libro: “Ho cercato nel mio essere versi che possano raggiungere il cuore di tutti.

POST POESIA - TRA IL VERSO E L'INVERSO vuole solo essere un diario purissimo e privato per tutti i lettori, e vorrei che riuscisse a dare voce a chi si è scordato di poterlo fare.

La vita può distruggerci, ma il nostro vero Io rimarrà sempre dentro di noi.

Spesso grida a gran voce, vuole uscire.

Ecco, fatelo uscire, date voce a voi stessi.

Fatevi il vero regalo della vita: abbiate sempre cura della vostra anima.

Essa è preziosa, ed è solo una”.

 

BIOGRAFIA

Teresa Irene Di Liberto è una figura poliedrica nel panorama culturale italiano, nota per il suo impegno e la sua passione in diversi ambiti artistici e letterari. Nata con una fervente sete di conoscenza, ha trascorso anni curiosando tra le pagine dei libri e affinando la sua abilità nel trasmettere emozioni attraverso la scrittura. Tra i suoi contributi più significativi è stato come collaboratrice del mensile GPMagazine, con una presenza che si estendeva in Italia, Gran Bretagna e Germania. All'interno della rivista, curava con dedizione la rubrica "Leggi con Irene", dove recensiva le ultime uscite letterarie e intervistava gli autori di risonanza. Oltre alla sua attività giornalistica, Irene Di Liberto è stata riconosciuta come membro onorario e ambasciatore per l'Italia dell'Accademia della Lingua e della cultura siciliana, dimostrando un profondo attaccamento alle sue radici culturali. Ha anche partecipato come giurata in vari importanti concorsi letterari, tra cui il Torneo letterario "Robinson – La Repubblica" nel 2022 e il Premio artistico e letterario nazionale "Perdersi nell'amore" nello stesso anno, oltre a essere stata giurata per il Premio nazionale di poesia "Persephone" e il Premio nazionale "Autori italiani" nel 2022. Irene Di Liberto è anche un'autrice di talento ha pubblicato opere che hanno ricevuto riconoscimenti prestigiosi, tra cui il "Premio Internazionale Zingarelli 2020", il "Premio Mamme in Poesia" con menzione speciale dalla città di San Mauro Pascoli e il "Premio Modigliani" per il suo libro "Versi in volo".

 

L'opera è stata pubblicata in accordo con l'agenzia EditReal di Michela Tanfoglio.

È disponibile in libreria e negli store online “Post Poesia – tra il verso e l’inverso”, la nuova silloge poetica di Teresa Irene Di Liberto pubblicata da CTL Editore.

 

 

 

di  Carmensita Furlano

Dicembre ultimo mese del 2023 ma primo a riaprire il cammino della Grafologia nel campo dove è nata, la Medicina, dal 13 al 16 dicembre la Scienza Umana della Grafologia è stata presentata durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) tenutosi a Firenze presso il Palazzo dei Congressi.

 

La Redazione

Mio padre la mia guida è un testo attraverso cui l'autore, Salvatore Nardi, ripercorre la vita e gli insegnamenti del padre Carlo, prematuramente scomparso nel 1988. Consigliere Comunale, Assessore Comunità Montana, Funzionario dell'E.P.A.C.A. (Patronato della Coldiretti), Giudice Popolare, componente Comitato di beneficenza pubblica presso la Prefettura, Carlo Nardi ha sempre vissuto all'insegna dei valori cristiani, l'onestà, la solidarietà, il rispetto verso il prossimo, l'attenzione per i più deboli.