L’aereo russo senza componenti occidentali riaccende il dibattito sulle sanzioni
di Giuseppe Salmone
Dovevano isolare e far fallire la Russia. Ci raccontavano addirittura che smontava le lavastoviglie per recuperare i chip necessari alla produzione delle armi.
Ebbene, la Russia ha recentemente portato in volo un nuovo prototipo dell’aereo di linea MC-21-310, equipaggiato con motori e numerosi sistemi di produzione nazionale, sviluppati per sostituire i componenti occidentali divenuti indisponibili a seguito delle sanzioni.
Il velivolo è ancora impegnato nelle prove necessarie alla certificazione e non è dunque già entrato nel normale servizio commerciale. Il programma rappresenta, tuttavia, un risultato significativo nel percorso intrapreso da Mosca per ridurre la propria dipendenza tecnologica dall’estero.
Questo accade quando ci si trova davanti a un grande Paese che, dopo essere stato colpito dalle sanzioni, si rimbocca le maniche e trasforma le ritorsioni subite in un motore di sviluppo e innovazione.
Il progetto MC-21-310 ne è la dimostrazione. Mentre le sanzioni causano pesanti danni anche alle economie europee, aggravando la crisi dell’industria tedesca e contribuendo, insieme ad altri fattori, alle difficoltà di gruppi storici come Volkswagen, oltre a condannare cittadini e imprese a costi energetici elevatissimi, la Russia cerca di trasformare quelle stesse restrizioni in uno stimolo allo sviluppo della produzione interna.
A dimostrazione che forse avevamo ragione noi, le cosiddette “spie del Cremlino”, quando sostenevamo che mantenere rapporti di cooperazione con la Russia sarebbe stato più vantaggioso per l’Europa rispetto alla strada dello scontro e delle sanzioni.

