di Giuseppe Salamone
Questa sentenza che arriva dalla Germania è storica.
Storica per due motivi: il primo perché afferma che, nel caso esaminato, paragonare le azioni di Israele ai metodi dei nazisti non è reato.
Il secondo perché arriva proprio dalla Germania, che è uno dei Paesi più sottomessi a Israele.
Un Tribunale regionale superiore della città sud-occidentale di Zweibrücken ha assolto da ogni accusa una donna che aveva paragonato le azioni di Israele ai metodi dei nazisti.
E ha aggiunto di più: non solo, in quel caso specifico, fare questo paragone non è stato ritenuto reato, ma è stato considerato espressione della piena libertà di opinione, poiché i simboli utilizzati non avevano lo scopo di esaltare il nazismo, ma di criticare duramente la condotta dello Stato israeliano.
Questa sentenza dovrebbe essere trasmessa a reti unificate, se vivessimo in un Paese libero, con libertà d’informazione.
E se avessimo una stampa libera, la stessa chiederebbe conto e ragione alle nostre istituzioni sul perché, a genocidio in corso, abbiano stretto la mano e steso tappeti rossi a personaggi come Isaac Herzog, ricevuto da Mattarella al Quirinale e fotografato nel dicembre 2023 mentre scriveva un messaggio su un proiettile d’artiglieria israeliano.
Ma viviamo in un Paese che non è servo di Israele, ne è schiavo. Questa è la tragica realtà.

