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di  Michele Petullà

Per ricordare la tragedia del naufragio di Steccato di Cutro (Crotone) e le sue tante vittime innocenti.

Una Croce. Solo una Croce è rimasta su quella spiaggia, la spiaggia del dolore. E corpi straziati di figli, e madri, e padri. Strappati alla vita da un mare beffardo e infido, che prima illude e poi castiga. Una Croce di povero legno. Il legno d’un barcone, al quale tutte le speranze erano state affidate d’una vita nuova. Siamo stati tutti su quella battigia fradicia di acqua e sale, che odora ancora di morte, di fronte a un mare che restituisce a rate corpi di bambini. Intorno a quella Croce s’è riunito, simbolicamente ma con viva partecipazione, tutta la comunità di Pannaconi (Cessaniti - Vibo Valentia), l’ultimo venerdì di marzo, con una partecipazione corale ed intensa, in occasione della Via Crucis dei Poeti, denominata non a caso Il Calvario tra le onde e dedicata proprio alle vittime del naufragio di Cutro del 26 febbraio scorso.

Una Croce luminosa – com’è nella simbologia cristiana, segno di dolore ma soprattutto strumento di salvezza – posta ai piedi dell’altare; imbrigliata tra le maglie di una rete da pesca, sopra un drappo di colore azzurro – il mare – e tutt’intorno scarpette, indumenti, biberon, peluche: un’immagine che parla da sola, che dice e racconta più di tante parole; una simbologia che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, tanto è evidente la sua grande portata di senso. Un’immagine coinvolgente e di forte impatto emotivo, che porta alle tante vittime, innocenti, di quella tragedia. Com’è dura quella Croce: è la Croce che odora di sacrificio, di dolore, di morte; di speranze annegate insieme ai sogni; è la Croce dell’ora più buia, del legno corroso dalla tempesta e dalla paura; è la Croce degli ultimi. E quella Croce, così simbolicamente composta, portata a braccio da un gruppo di giovani donne, apriva il corteo in processione del popolo orante di Pannaconi.

La manifestazione è stata voluta ed organizzata dal parroco don Felice Palamara, in collaborazione con il comitato artistico-letterario “Crisalide”, presieduto dalla poetessa Romina Candela – sempre molto attiva nell’impegno culturale e sociale verso la propria comunità –, che tanto si sono spesi per la buona riuscita dell’evento, curando nei minimi particolari ogni cosa. La Via Crucis  – che fa memoria del cammino di Cristo verso il Golgota – è partita intorno alle ore 21 dalla Chiesa di San Nicola Vescovo e si è snodata lungo le vie di tutto il paese, magnificamente illuminate ed addobbate di tutto punto.

Lungo il percorso, quattordici altarini  – abilmente allestiti dalla comunità – che hanno segnato le quattordici stazioni della Via Crucis, animate per l’occasione, oltre che dalle preghiere scandite dal parroco, dalle meditazioni personali dei poeti, che hanno risposto con afflato umano e religioso alla chiamata degli organizzatori, per ricordare con i loro versi poetici quella tragedia e quelle vittime. Poeti – anch’essi in processione dietro quella Croce – provenienti da diverse località della provincia di Vibo Valentia ma anche da fuori provincia: Pippo Prestia, Marcella Mellea, Michele Petullà, Emanuele Aloisi, Teresa Averta, Bruno Berlingeri (Vibo Valentia); Pasquale De Luca, Michele Celano (Tropea); Margherita Pietropaolo (Zungri); Anna Grillo (Briatico); Romina Candela (Pannaconi); Carmelita Caruso (Taurianova). E ancora, dietro quella Croce tutto un popolo commosso – con in testa il suo parroco – sinceramente partecipe, a intonare canti e ad elevare preghiere a suffragio di quelle vittime innocenti.

Era quasi mezzanotte quando il corteo ha fatto rientro in chiesa. Ancora qualche canto, lodevolmente animato da un coro di giovanissimi, ragazze e ragazzi. Poi, la riflessione conclusiva di don Felice Palamara, per un ultimo pensiero verso quelle vittime; per ricordare che il Calvario è presente in tutti i luoghi del mondo e che Gesù agonizza ancora sulla Croce; ma la fiamma del Cuore è sempre accesa e le braccia del Crocifisso si tendono verso tutti gli uomini; quel Crocifisso ci chiede di amarci veramente, amando Lui, e per di essere accoglienti. Parole forti, che fanno riflettere molto, perché abbiamo tutti la responsabilità di generare intorno a noi un clima di accoglienza, di fraternità, di amicizia, specie verso coloro i quali scappano da guerre e ingiustizie e vengono da noi per cercare una vita migliore, affidandosi al mare e alla buona sorte, consapevoli del rischio che corrono, ma anche del fatto che quel rischio è la loro unica speranza.

 

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Info Autore
Michele Petullà
Author: Michele Petullà
Biografia:
Laureato in "Scienze Politiche e Sociali" presso l'Università di Torino, ho conseguito il Perfezionamento Post-Laurea in "Teoria Critica della Società" presso l'Università Bicocca di Milano ed il Diploma di Alta Formazione in "Comunicazione e Cultura" presso l'Università Lateranense di Roma. Ho seguito il Corso di Formazione annuale per "Redattore-Consulente di Casa Editrice" presso l'Agenzia Letteraria "La Bottega Editoriale" di Roma. Sono Giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2010; Sociologo, iscritto all'ASI (Associazione Sociologi Italiani), componente del Consiglio Direttivo Nazionale e Addetto Stampa; Educatore Finanziario AIEF (Associazione Italiana Educatori Finanziari). Sono autore delle seguenti pubblicazioni: "Analisi sociologica dell'Informazione televisiva quotidiana: modelli professionali e routines produttive" (Tesi di Laurea, UniTo); "Un Uomo. Una Storia" (Racconto storico, Adhoc Edizioni); "Dall'Osanna alla Risurrezione" (Saggio, Adhoc Edizioni); "Opinione Pubblica, Stereotipi, Democrazia: il contributo di Walter Lippmann riletto al tempo dei new media" (UniMiB); "Frammenti d'Anima" (Meligrana Editore); "Teorie evoluzionistiche in Antropologia. Modelli e sviluppi", Miano Editore, Milano. Scrittore e autore di poesie, mi occupo in particolare di cultura, attualità e società. Sono interessato allo studio e alla ricerca nel campo delle Scienze sociali ed umane. Amo l'arte in genere ed in particolare la poesia e la musica. Son l'uomo dai mille pensieri, la vita mi mormora parole d'amore e libere le lascio volare, tra la terra ed il cielo!
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