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di Carmensita Furlano

Molti anni fa ho letto un libro diventato un famoso best seller, pare opportuno offrirlo alla opinione pubblica e non…. : “La città della gioia” di Dominique Lapierre. 

Racconta di un giovane medico americano che lascia il suo paese e va in India alla ricerca di qualcosa che gli restituisca il senso dell’esistenza.

La realtà che lo aspetta è sconvolgente, miseria e degradazione, dove gli uomini cercano di sopravvivere tra topi e scarafaggi nella più assoluta mancanza di mezzi. Ma proprio qui, nelle allucinanti colonie di lebbrosi della “città della gioia” in mezzo ad inondazioni, fame, malati, il protagonista riesce a riscattarsi.

Un’esperienza che, come egli stesso racconta: “mi ha cambiato la vita”; riuscendo a capire che tutto ciò che non viene donato va perduto.

In ogni parte del mondo esiste un non luogo che può essere trasformato in una città della gioia, questa capacità è data a tutti gli esseri umani, in modo particolare ad alcuni, cioè a coloro che vengono scelti per guidare una comunità affinché operino per la realizzazione del bene comune, attraverso la più alta forma di carità datagli o meglio il più grande servizio nei confronti della persona umana, così definita da grandi uomini della storia come don Sturzo, La Pira, Berlinguer, Togliatti, Moro e altri ancora, cioè la POLITICA.

Tante le sue definizioni, come l'attività con cui una comunità organizzata regola la sua vita interna e le sue relazioni esterne, costituendosi come "Stato"; come luogo di decisioni supreme e monopolio del potere e della coercizione; o ancora come una teoria del diritto e della morale. Un'altra definizione è quella per cui la politica è essenzialmente teoria dello Stato e della società, e poi, quella che è sulla bocca di tutti, la politica come tecnica dell'esercitare e del conservare il potere. È chiaro che in questa terza definizione si intrecciano le questioni più importanti e spinose, e sono due i più frequenti luoghi comuni che accompagnano la discussione politica: da un lato il pregiudizio nei confronti delle teorie di Machiavelli, che ha dato origine e diffuso l'idea della politica come cinismo, corruzione ed astuzia; dall'altro la visione che vuole la politica come un ambito totalizzante che assorbe al suo interno tutte le altre attività di una comunità organizzata.

Aristotele diceva: "Una delle caratteristiche della libertà è che le stesse persone in parte siano comandate e in parte comandino". Tutti devono valere secondo i numeri che rappresentano e quindi per i voti che prendono, da questo "deriva quella che più di ogni altra sembra essere democrazia e governo di popolo. L'uguaglianza consiste nel fatto che non comandino più i ricchi dei poveri, che non siano sovrani i primi soltanto, ma tutti secondo rapporti numerici di uguaglianza. E questo sarebbe l'unico modo per ritenere realizzate l'uguaglianza e la libertà nella costituzione".
Ma la politica è un declinare di teorie, di opinioni, di prese di posizione, di bracci di ferro. Prima e dopo Aristotele. È l'arte del punto di vista.

"E ora faremo le nostre proposte per la salvezza della vostra città, perché vogliamo dominarvi senza fatiche, conservarvi sani e salvi, nel vostro e nel nostro interesse, perché voi, invece di subire le estreme conseguenze, diventereste sudditi e noi ci guadagneremo a non distruggervi". Queste parole furono pronunciate dagli Ateniesi ai Meli nel tentativo di dissuaderli dal proposito di resistere all'imminente attacco narrato da Tucidide nella guerra del Peloponneso. Sintetizza, crudamente, le funzioni della politica, che è anche il luogo dell'esercizio del potere, potere di stabilire regole e di usare la forza per farle rispettare, potere dell'autorità costituita, lo Stato, nei confronti dei suoi membri. Potere del compromesso: "Puoi vivere in pace sotto la mia dominazione oppure combatterla e subire le conseguenze della tua avversione", si dice in sintesi. Una pratica - quella della minaccia - che non è mai stata dimenticata da chi esercita quest'arte antica.

La differenza tra lo stato democratico e lo stato tirannico è essenzialmente questa: lo stato tirannico è lo stato chiuso, in cui tutto ciò che la politica esercita è in qualche modo dichiarato e nello stesso tempo tenuto nascosto. Tutte le realizzazioni della politica sono "al riparo" di questo grande schermo. Lo stato democratico è, almeno in teoria, lo stato dell'assoluta trasparenza, perché lo stato democratico coincide con tutti coloro che lo costituiscono, cioè con i cittadini.
la vera democrazia non si è mai basata esclusivamente sul potere della maggioranza.

I maggiori teorici della democrazia hanno sottolineato l'importanza dell'educazione democratica ritenendo che, la vera democrazia non si è mai basata esclusivamente sul potere della maggioranza. I più grandi esponenti del pensiero democratico classico, infatti, - filosofi come Rousseau, John Stuart Mill e John Dewey - erano convinti che il potere della maggioranza nascondesse il pericolo di una sua tirannia. La democrazia si basa sulla premessa che i cittadini conoscano perfettamente i propri interessi, e ciò è realizzabile solo se le persone non sono analfabete, se ricevono un'istruzione che chiarisca loro cosa è meglio, sia per se stessi che per la società in generale. L'educazione rientra nel concetto dell'essere cittadino perché non insegna solo a leggere e scrivere, ma insegna anche i valori democratici. Fra questi, quello del rispetto per coloro con cui ci troviamo in disaccordo, o il cui stile di vita differisce dal nostro; senza educazione - cioè quella pubblica - tale rispetto non può esserci.

Politica come gestione del potere o come servizio? È tutte e due insieme ma meglio identificarla come il potere che realizza un servizio, giustizia, diritto vigente, garanzia del rispetto delle regole che sono a fondamento di uno Stato e non la realizzazione di moralità. 

Accanto a ciò, politica come comunicazione, immagine, propaganda, il suo linguaggio spesso non è veritiero: i messaggi politici rendono soltanto un'idea del fitto lavorio che si fa dietro le quinte. Il registro della politica è esortativo ed oratorio. Spot continui con bravi professionisti che sanno riassumere con frasi ad effetto complicatissime azioni e decisioni. Che poi queste frasi corrispondano davvero alla realtà è un altro paio di maniche.

Ma la politica è anche l'arte della città. L'arte di farla funzionare il meglio possibile, anche se la “polis” è diventata una Regione, uno Stato, una federazione o una Unione europea. La politica è quella cosa che fa le alleanze e le guerre, che crea la ricchezza e la povertà, che aumenta e diminuisce i posti di lavoro, che dà le pensioni e le toglie, che ci incentiva a fare figli o no, che ci dà le metropolitane o i vecchi tram sferraglianti, che pulisce le cacche dei cani dai marciapiedi o lascia l'erba delle aiuole raggiungere altezze estive da giungla amazzonica.

Nel concludere, ogni città racchiude in sé questa politica bella o brutta che sia, pulita o sporca, servizio o potere, ma RIFLETTIAMO!

Ogni città con i suoi abitanti nella scelta dei loro amministratori non guarda alle beghe di partito, non hanno interesse per le poltrone da occupare, e né i pettegolezzi da corridoio; i cittadini sono interessati ad avere delle guide coraggiose.

Il coraggio! Il coraggio è dei forti, ed i forti soffrono!

Il coraggio appartiene non a piccoli uomini che urlano in piazza, che usano i giornali e non partecipano nelle sedi istituzionali a discutere, il coraggio è di quelle persone che cercano il dialogo pur sapendo di poter ricevere critiche ed imprecazioni, persone che lottano per la verità e la giustizia, persone che non cambiano il loro modo di vedere e pensare seguendo il vento e volando di fiore in fiore come la “vispa Teresa”.

Il coraggio appartiene a quelle persone che anche quando ricevono delusioni o la nave affonda restano in piedi.

Fare politica non è la ricerca di consensi per le prossime consultazioni elettorali, la politica non è l’arte di servirsi degli uomini facendo loro intendere di servirli, politica vuol dire realizzare, giungere alla collocazione ed alla distribuzione di beni e di valori di carattere pubblico.

Chi si dà alla politica deve possedere due qualità, in primo luogo una certa spensieratezza…. ; in secondo luogo la fede incrollabile nelle proprie decisioni, una volta che siano prese.

Chi può fregiarsi come il possessore della verità? Essa appartiene a tutti ed a nessuno, tanto meno alla politica lontana anni luce dall’essere servizio, e allora, perché alla fine non restino né vinti e né vincitori, ma solo la morte di una comunità, l’autodistruzione e l’annientamento della politica, è giunto il momento di dialogare, ascoltare e con la buona volontà da parte di tutti credo che è davvero possibile costruire la nostra città della gioia!

 

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Info Autore
Carmensita Furlano
Author: Carmensita Furlano
Biografia:
Vivo a Cosenza, sono laureata in giurisprudenza con una tesi sperimentale dal titolo: "La Procura Nazionale Antimafia". Svolgo l'attività di Grafologo, specializzato in grafologia giudiziaria e grafopatologia forense. Insegno grafologia pastorale e sono anche perito ecclesiastico. Giornalista pubblicista, iscritta all'ordine della Calabria dal 2006. Sono Caporale ad Honorem del 1° Reggimento bersaglieri dal 2007. Amo la musica, la fotografia, la scrittura, i libri. Amo viaggiare per conoscere e imparare.
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