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di Paolo Russo

"Solo oggi l’ho capito che negli Squallor c’era il mito: i giovani del ’68. E ora mio figlio mi chiede perche’ ho gli occhi pieni di lacrime perche’ quel disco mi ricorda, si, di quella bella stronza della terza B quando gli Squallor cantavo al liceo, con la chitarra sui miei Blue Jeans, quanti rapporti e note mi beccai ma per la prima volta io m’innamorai… Generazione bastarda la mia, noi degli Squallor saremo la scia perché il pretesto della volgarità è forse il primo segno della libertà."

Così Federico Salvatore canta gli Squallor in un suo pezzo inserito nell'album 2000 l'azz 'e bastoni. Una maratona di canzoni dall'alluvione passando per cornutone a sulla porta di Federico Salvatore, quella andata in onda ieri su Radiogamma5, storica emittente padovana.

Sul periodico Rollingstone un bell'articolo descrive incredibilmente gli Squallor, in anteprima si trova questo testo: fottersene, sovvertire i canoni, deridere il potere e il culto della personalità, non tirarsela, abbattere la seriosità del pop, improvvisare: ascoltare la band di Alfredo Cerruti significa fare un esercizio di libertà. Osare anche essere dozzinali se questo serve a deridere il potere, soprattutto quello del culto della personalità, la seriosità cancerogena del pop italiano e della musica tutta. Loro, come i loro lontani cugini Residents, erano inquietanti: facevano ridere, ma anche paura, erano chirurgici. La saga di Pierpaolo in cui Cerruti con la voce deformata interpretava un pargolo dell’alta borghesia italiana, violento e senza cuore, era un attacco alle fondamenta dello Stato, la famiglia (il titolo era beffardamente Famiglia Cristiana). E oltre a quello derisero tutto, dal neofascismo (la stupenda Revival) al periodo della Milano da bere di Craxi (Demiculis), alla dittatura algoritmica dei computer (Computer Amedeus). Usavano delle basi che non si capiva mai se erano preesistenti o fatte su misura: ed erano molte volte riciclate da quelle che producevano per le pop star italiane “serie” (per esempio la Carrà di Fiesta su Los culatones, storia di un prete… particolare). E improvvisavano a braccio senza nessun criterio e ritegno, erano punk come fossero la versione limata ed efficace del disco The Great Rock n Roll Swindle dei Sex Pistols, solo che gli Squallor ci erano arrivati prima.

Con gli Squallor la musica aveva un ruolo sociale, era arte che poteva dire e osare scevra dalle censure  del moralismo perbenista. Oggi gli Squallor avrebbero sfottuto Draghi, l'Europa e tutta la politica italiana creando senso critico che significa partecipazione.

Invece all'alba delle elezione abbiamo una società priva di idee scollata dalla politica. Esiste il partito dell'astensione che pare vincerà le elezioni come è già successo per le comunali. E i giovani, quelli che preoccupano di più, hanno come colonne sonore della loro adolescenza testi per lo più vuoti o aggressivi lontani dallo sfottò intelligente che era anche una sublimazione di un malcontento diffuso.

Abbiamo riconosciuto a Federico Salvatore il merito di aver incarnato l'intelligenza degli Squallor,  perché nei suoi testi il cantante napoletano riesce a veicolare messaggi di denuncia sia quando fa ridere a crepapelle sia quando commuove ed erudisce.

 

 

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Info Autore
Paolo Russo
Author: Paolo Russo
Biografia:
Cultore dell'approccio olistico, Psicoterapeuta e Psicoanalista a Padova e Portogruaro, scrittore e autore del "Trattato di Poesia Clinica", conduttore radiofonico della trasmissione "I Fiumi di Jane" su Radiogamma5.
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