Pin It

 

di Paolo Russo Nelle precedenti trattazioni ho descritto come la diversità venga vissuta spesso come minacciosa e lontana dal senso comune, ho parlato della paura di doversi confrontare con qualcosa che non è tradizionale.

Uno sguardo attento noterà che esistono da un lato i diversi - emarginati, dall’altro i “grandi diversi” cioè quelle persone investite di magnificienza pur essendo persone non convenzionali, a dimostrazione di quanto labile sia il confine tra ciò che è accettato e ciò che non lo è.

Lavorando in un reparto psichiatrico si nota spesso come i pazienti vestiti tutti in modo diverso e colorato si differenzino dal personale sanitario, che invece ha il camice bianco,  se con la fantasia patologizzassimo i medici  ci accorgeremmo quanto l'etichetta di malato sia essa stessa un pregiudizio sulla persona a cui viene affibbiata.

E' importante porre l’accento sull’etichettamento. Dare un ruolo a qualcuno significa definirlo, etichettarlo. Berne parlava della generalizzazione come di una “contaminazione”, cioè di una sovrapposizione artificiosa di aspetti della personalità in realtà distinti. Un nero che ruba equivale spesso a “tutti i neri sono delinquenti!”. Trasformare il peccato in peccatore, come scrivevo in Fiumi in porto, permette di attribuire a qualcuno definizioni per poter gestire meglio la realtà.

Il generalizzare però inficierebbe qualsiasi cura psicologica perché la cura è divenire e rendere gli accadimenti fluidi, e non immagini stantie e ossessive. Il controllo ci protegge ma al contempo ci limita perché ci fa perdere la magia della vita, lo scorrere del tempo su di noi e sul mondo. Vorrei concludere questo argomento utilizzando il linguaggio della poesia, con quella che per me rappresenta una sintesi degli articoli che ho scritto sulla diversità, una riflessione che lascio al lettore: per chi suona la campana?

 

Nessun uomo è un'isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te.

John Donne - Meditation XVIIo

 

 

Pin It
Info Autore
Paolo Russo
Author: Paolo Russo
Biografia:
Cultore dell'approccio olistico, Psicoterapeuta e Psicoanalista a Padova e Portogruaro, scrittore e autore del "Trattato di Poesia Clinica", conduttore radiofonico della trasmissione "I Fiumi di Jane" su Radiogamma5.
I Miei Articoli