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di  Elena Della Giovanna

 
Pablo era il primo premio della lotteria.
Potevi decidere di portarlo via o lasciarlo direttamente in cascina per l'ingrasso, lo andavi poi a ritirare, alla fine, a pezzi.
L'ha vinto una nostra cara amica e si è lasciata subito convincere che, anziché portarsi a casa pancetta e prosciutto, poteva guadagnare una buona azione.
Non avevo la minima idea di come organizzarmi con un maiale in periferia, nel giardino di un quartiere, senza codice stalla e burocrazie varie.
Ma ci sono cose che vanno fatte senza troppo pensarci, scelte da prendere con un po' di incoscienza e di coraggio.
Con il nostro biglietto in mano, lasciapassare per la vita e la libertà, abbiamo atteso sotto al sole fuori dal cancello.
Ce lo hanno consegnato in un sacco chiuso di plastica.
"Ma... signora... è un maiale!!...", mi ha risposto stupito l'allevatore.
Così ci siamo portati a casa il maialino più crostoso, spelacchiato e magro che avessi mai visto.
Ci avevano dato quello che aveva meno possibilità di vivere ed io avevo il cuore che mi scoppiava di dolore nel vedere quella creatura martoriata e malferma.
Pablo non aveva ancora due mesi e gli avevano strappato i denti (a mente serena), tagliato la coda e lo avevano già castrato.
Scopo dei miei giorni successivi era quello di metterlo all'ingrasso e farlo diventare più bello e più lustro del maialino Babe nei film.
Gli abbiamo preparato nella casetta di legno, in fondo al giardino, un nido morbido di fieno, gli abbiamo messo a disposizione coperte pulite, acqua fresca, cibo a volontà.
Pablo era molto magro e disidratato, il suo corpo era completamente ricoperto di morsi, escoriazioni e croste.
Era davvero sporco ed urlava terrorizzato ogni volta che ti avvicinavi.
Una delle prime sere sono scesa in giardino per augurargli la buona notte e fargli qualche coccola prima di dormire.
Ho pensato che potesse mancargli la sua mamma.
Pablo già dormiva, rannicchiato tra le coperte e la paglia.
Era così piccolo e fragile, con quel corpicino stremato e lacerato.
Non l'ho toccato, non volevo interrompere quel sonno così innocente, mi sono seduta nella paglia accanto a lui e sono stata a guardarlo.
Quando Pablo ha iniziato a capire che nessuno gli avrebbe più fatto del male, che nessuno lo avrebbe percosso o approfittato del suo candore... abbiamo deciso che era ora di farsi un bagno.
La sera era il nostro rito.
Un grosso catino d'acqua tiepida pieno di bolle, bagnoschiuma dell'Erbolario per neonati, un maialino felice, tre bambini entusiasti, una mamma ed un papà fradici e completamente ricoperti di schiuma.
L'asciugamano azzurro e la crema idratante per bambini.
Ne usciva un confetto tutto rosa profumato di more e cotone.
Poi ci siedevamo vicini a mangiarci una mela, la sua schiena contro la mia gamba, il mio braccio sulle sue spalle.
In silenzio, a contemplare le sere d'estate.
Le croste sono cadute, le gengive hanno smesso di sanguinare, le zampe reggevano a meraviglia, le ferite si sono rimarginate.
E Pablo ha iniziato a correre.
Correva così forte, che non gli stava dietro nessuno.
E rideva e noi ridevamo.
L'appetito è cresciuto, la codina si muoveva felice ogni volta che ci vedeva, si rotolava nell'erba, rincorreva i cani ed i bambini giocando, faceva dei salti bellissimi.
I passanti si fermavano curiosi, la faccia tra le sbarre del cancello, per vedere tre bambini ed un maiale sguazzare e conversare allegramente nella piscinetta in giardino.
La foto è al ritorno di quella passeggiata, con Pablo in pettorina e guinzaglio ed i miei figli per mano, nella quale, tra storie di fantasmi e pirati, i miei figli mi hanno chiesto se da grande avrei sempre salvato gli animali, come avevo fatto con Pablo.
Pablo vive felice con Katia, i suoi cani, le caprette e qualche cavallo salvato dal macello.
È un grasso maiale viziato, grosso quanto un divano.
Soffre di otite e per mettergli le gocce, c'è da sudare sette camicie, adora i cani e va pazzo per le mele.
E ricordo una giovane mamma, un papà, i loro bambini ed un maialino, ognuno con la sua mela, a sognare sotto le stelle d'estate.
Pablo ci ha fatto sorridere, ridere, pensare, commuovere.
Sono passati tanti anni.
I miei figli sono cresciuti, qualcuno è stato dall'altra parte del mondo, il papà ha perso un po' i capelli e ha guadagnato qualche chilo, Pablo è un enorme maiale libero e felice.
Anche io sono diventata grande.
Ho mantenuto la promessa fatta durante quella passeggiata, continuo a salvare animali.

E questa, in fondo, è la storia della nostra vita e della nostra famiglia.

Siamo vicini a tutti i volontari di Cuori liberi e a tutti coloro che cercano di portare un po' di luce in questo mondo.
 
 
 
 
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