Cosenza / Aprigliano e i suoi poeti
di Franca Amono
Aprigliano è un paese situato alle falde della Sila e dista da Cosenza circa 13 chilometri.
di Franca Amono
Aprigliano è un paese situato alle falde della Sila e dista da Cosenza circa 13 chilometri.
di Arianna Di Presa
Maria Rosaria Iacobucci vive e lavora a Pescara. La sua Arte rappresenta perfettamente i moti celesti, in un’avvincente aggregazione metafisica, dove ogni atomo combacia con il richiamo del Cielo. I nuovi mondi della Iacobucci conducono i fruitori dentro un viaggio astronomico e talvolta tassonomico per l’indiscutibile precisione delle particelle stellari, che sembrano coinvolgere i fruitori all’interno di un tappeto di desideri da realizzare.
La dialogica universalità si dipana dunque, come la caratteristica più lineare e irraggiungibile di ogni opera che annuncia un osservatorio di pianeti convulsi, lontani e vicini, secondo una precisa prospettica ottica. Astronomia e Arte pertanto, si uniscono lungo lo stesso filone che costituisce per la pittrice uno straordinario binomio al fine di avvertire insieme agli spettatori la sospensione universale. I tempi e i luoghi entrano nell’alveo di una dissolvenza fugace e sfuggente, in cui l’uomo percepisce la sua essenza a livelli minimi rispetto alla grandezza esponenziale tra le braccia del Cosmo. In secondo luogo, nello stile della Iacobucci, si avverte un’originalità mai vista, che consente di avvicinare attraverso una potenza graduale l’energia sinergica dei pianeti alla quotidianità, dentro ad un’evasione ricercata e vissuta nel profumo plateale di substrati terreni, tramutati in polvere ultraterrena.
In realtà, questa manifestazione pittorica, tramanda un atavico trapassato inciso di entità primordiali appese e sublimate al flusso aereo, ossigenato dal brillio di nebule appena visibili sullo sguardo umano, ma rese eterne in un rispecchiarsi costante di splendenti comete. Uno scenario proteso al sospiro del Cielo è quello della Iacobucci, una sospensione eterea narrata a bassa voce, dal sussurrare lento delle stelle in corsa verso l’attesa dell’infinto.

di Arianna Di Presa
Nadia Ferrari nasce ad Oderzo in provincia di Treviso. La sua vocazione per il colore si sviluppa a partire dalla tenera età fino a diventare una vera propria tecnica evolutiva, che conduce la sua pittura verso sguardi sempre più alti all’interno di numerose esposizioni locali e internazionali. I soggetti raffigurati dalla Ferrari, sono perlopiù donne, che nella loro sentita femminilità dimostrano una dignità tumultuosa, oppure invocano attenzione in relazione a tematiche sociali di grande valenza, come la violenza di genere, le vittime e gli orfani di guerra, il razzismo e ogni forma di pregiudizio radicato nella mentalità dell’uomo. La pittrice nel corso degli anni, perfeziona in maniera esponenziale la sua comunicazione cromatica, tale da conferire al fruitore un avvolgimento magnifico all’interno di un richiamo emotivo somigliante ad un battito d’ali tra il Nulla e l’Infinito.

Un’elevazione spirituale, dunque ,che trapela dall’incisione materica, all’interno di volti che sussurrano sofferenza e sembrano spostarsi verso una consapevolezza che fugge in un battito altisonante, la metafora concernente il processo catartico che compie il bruco poco prima di diventare una variopinta farfalla. È questo infatti, il messaggio ritmico di Nadia Ferrari, un dialogo emotivo silenzioso e al contempo, tremendo e assordante nel suo esplicitarsi attraverso spostamenti repentini che lei stessa riesce a mettere in evidenza in maniera estrema e lussureggiante, tanto da riuscire a concentrare l’istante mutevole nella potenza del gesto pittorico. In ultima analisi, l’Arte della Ferrari pertanto, costituisce un prologo da custodire al fine di scoprire delicatamente la partitura libera e delicata dell’anima.
“Era affascinato da quella visione del mondo, percorso da innumerevoli fili invisibili che si intrecciavano come una rete da pesca, che invece dei pesci pescava esistenze”
Scrive l’autore all’inizio di un capitolo della sua ultima opera “ Angeli Incompleti”.
La parola "angelo" deriva dal latino angelus ed ha origine dalla parola greca ἄγγελος (traslitterazione: ággelos; pronuncia: ánghelos), traduzione dell'ebraico מלאך, mal'akh, e significa "messo", "messaggero", "servitore".
di Gianfranco Bonofiglio
Oramai è un trend senza fine che si aggrava anno dopo anno. La micidiale combinazione fra il più alto tasso di denatalità fra tutte le 216 regioni Europee combinato all'alto tasso di emigrazione giovanile ha trasformato e continua a trasformare l'assetto demografico della nostra sventurata terra di Calabria.
Se cercate su google il suo nome virgolettatto trovate come primo suggerimento il suo sito internet multilingue, sebastiencarfora.com, costellato di bellissimi video e, alla voce curriculum, un'introduzione carica di umiltà.
di Stefania Melani
Ancora la magia del bianco e nero.
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