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di  Michele Petullà

Si celebra domani, 16 maggio, settima domenica di Pasqua, Solennità dell’Ascensione, la 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, strettamente legata al Messaggio del Santo Padre, che quest’anno ha per titolo <<“Vieni e vedi” (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono>>.

Sembra una frase scontata, invece non lo è affatto. Lo sa bene Papa Francesco che invita a cercare storie vere e a verificare di persona i fatti e le situazioni, rifuggendo dalla tentazione di propinare un’informazione “costruita nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada”, senza "consumare le suole delle scarpe", senza incontrare le personedove sono” e conoscerle “come sono”.

Nel suo Messaggio, il Santo Padre – sottolineando l’importanza dei media – mette in guardia dal rischio di un’informazione sempre uguale, invita a smascherare le fake news  – perché “siamo tutti responsabili” – ed esorta ad andare “laddove nessuno va”, perché per raccontare la realtà occorre “andare e vedere” laddove accadono i fatti e si incontrano le persone.

IL MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO PER LA 55ma GMCS. Papa Francesco, dunque, ha voluto dedicare il Messaggio di quest’anno alla chiamata – forte e significativa – a “venire e vedere”. Ha scelto le parole dell’apostolo Filippo per ricordare che nel conoscere la vita degli altri, nel parteciparvi, si comprende il senso delle cose. In quel Vangelo, Filippo rivolgendosi a Natanaele – il quale, affascinato dalla predicazione di Gesù, aveva manifestato l’intento di conoscerlo – gli disse appunto “Vieni e vedi”. Un invito semplice, chiaro, significativo, ma anche fondamento per costruire relazioni e incontri autenticamente umani, vitali, belli, gioiosi, veri.

Dal punto di vista comunicativo e sociale, ma anche teologico, questa grande esortazione, “Vieni e vedi”, va letta come suggerimento per ogni espressione comunicativa che voglia essere autentica, limpida e onesta: nella redazione di un giornale come nel mondo del web, nella predicazione ordinaria della Chiesa come nella comunicazione politica e sociale.

Vieni e vedi” è il modo con cui la fede cristiana si è comunicata, a partire da quei primi incontri sulle rive del fiume Giordano e del lago di Galilea. Ai primi discepoli che volevano conoscerlo, dopo il battesimo nel fiume Giordano, Gesù rispondeva: “Venite e vedrete”, invitandoli ad abitare la relazione con Lui.

Il “Vieni e vedi” è il metodo più semplice e più efficace per conoscere la realtà. E’ la verifica più onesta di ogni annuncio, perché per conoscere bisogna incontrare, far si che colui che ho difronte mi parli, che la sua testimonianza mi raggiunga. Perché l’autentica comunicazione deriva da una conoscenza diretta, è frutto dell’esperienza diretta.

Nel Messaggio del Papa viene ripresa l’immagine delle “scarpe” del giornalista “consumate”, come pratica e testimonianza di una ricerca continua e necessaria della “verità delle cose e della vita concreta delle persone”, contro un’informazione costruita nelle redazioni o allestita con il copia e incolla.

Sono tanti gli operatori della comunicazione animati dallo stile dell’”andare verso”, affrontando rischi e pericoli. Il loro lavoro è prezioso. Papa Francesco, con uno sguardo aperto all’umanità intera, ne spiega il perché: è grazie al loro “coraggio” e al loro “impegno” che “oggi conosciamo la condizione difficile delle minoranze perseguitate in varie parti del mondo”; che “molti soprusi e ingiustizie contro i poveri e contro il creato sono stati denunciati”; che “tante guerre dimenticate sono state raccontate”. Sarebbe un perdita non solo per l’informazione, ma per tutta la società e la democrazia, un impoverimento per la nostra umanità, se queste voci venissero meno.

Ma c’è comunque tanto da fare ancora, tanto da raccontare. Numerose realtà del pianeta, infatti, secondo il Papa, ancor più in questo tempo di pandemia, rivolgono al mondo della comunicazione l’invito a “venire a vedere”. L’auspicio è che venga data la parola a chi tuttora attende qualcuno a cui poterla porgere.

In questo tempo sospeso della pandemia,  in particolare, con le distanze – sociali e fisiche – imposte dai vari livelli di lockdown, nel cambio epocale che stiamo vivendo, comunicare rende possibile la vicinanza necessaria per riconoscere ciò che è “essenziale” e “comprendere” davvero il senso delle cose. Bergoglio mette in guardia dal rischio di “raccontare la pandemia, e così ogni crisi, solo con gli occhi del mondo più ricco”, adottando il linguaggio svilente del politicamente corretto, che –  Orwell docet – “manipola, riduce e svuota di senso le parole”.

Molto significativo, e assolutamente da non sottovalutare, è il riferimento del Santo Padre alla comunicazione nella sua verità più profonda, che vale anche per chi non è operatore in questo ambito: nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il “vedere di persona”. Tante cose si possono conoscere bene e imparare solo facendone esperienza diretta. Non si può non comunicare, anche il silenzio è una forma di comunicazione, per questo è importante la “presenza”: sembra conoscere molto bene – Papa Francesco – questo fondamentale principio della pragmatica della comunicazione, già enunciato dal filosofo e sociologo Paul Watzlawick, esponente di punta della Scuola di Palo Alto. C’è, infatti, una comunicazione verbale e una comunicazione non verbale: non si comunica solo con le parole, ma anche con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti. E ciò sull’esempio del Maestro, emblema e simbolo di comunicazione autentica e perfetta, personificazione della vera comunicazione contro la eloquenza vuota: “La forte attrattiva di Gesù su chi lo incontrava dipendeva dalla verità della sua predicazione, ma l’efficacia di ciò che diceva era inscindibile dal suo sguardo, dai suoi atteggiamenti e persino dai suoi silenzi”.

Il giornalismo, come racconto della realtà, quindi, richiede la capacità di “andare laddove nessuno va”. Oggi questo è tanto più vero nella misura in cui i grandi media ripetono ossessivamente e acriticamente slogan preconfezionati, “sottraendoli ad un vero e onesto contraddittorio”.

Rivolgendosi a tutti i “prosumer” (cioè produttori e consumatori al tempo stesso) di informazioni, Papa Francesco non esita ad evidenziare i pericoli oggettivi di una “comunicazione social priva di verifiche”, che inquina e svaluta l’informazione fatta con rigore e serietà.

Bergoglio mette in guardia contro il rischio di un appiattimento in "giornali fotocopia" o in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali, dove il genere dell'inchiesta e del reportage perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione preconfezionata, "di palazzo", autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società. Un forte monito, rivolto agli operatori della comunicazione e dell’informazione, ma non solo a loro, a ricercare non la notorietà o lo “scoop”, ma piuttosto la verità: sempre e solo la verità.

Se non ci apriamo all'incontro, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una “realtà aumentata” nella quale ci sembra di essere immersi. Ogni strumento è utile e prezioso solo se ci spinge ad andare e vedere cose che altrimenti non sapremmo, se mette in rete conoscenze che altrimenti non circolerebbero, se permette incontri che altrimenti non avverrebbero.

La rete moltiplica la capacità di racconto, ma ci sono dei rischi. La rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze, ma "sono diventati evidenti a tutti, ormai, anche i rischi di una comunicazione social priva di verifiche".

Bergoglio mette in evidenza come le notizie e persino le immagini siano “facilmente manipolabili, per mille motivi, a volte anche solo per banale narcisismo”. Tale consapevolezza critica, però, non deve spingere a demonizzare lo strumento, i mezzi di comunicazione, ma deve piuttosto indurre a una maggiore capacità di discernimento e a un più maturo senso di responsabilità, sia quando si diffondono sia quando si ricevono contenuti. Nella società globalizzata della comunicazione e dell’informazione siamo tutti comunicatori e, dunque, tutti siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole: “Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere".

L’appello del papa, infine, è rivolto a quel “di più di umanità” che è necessario per distinguere la comunicazione dalla propaganda, oggi tornata violentemente alla ribalta, in modo quasi impercettibile e quindi tanto più pericolosa ed efficace.

Il “di più di umanità” è quello che trasforma i contatti in relazioni. Questo vale non solo per le notizie, ma anche e soprattutto per la Buona Notizia, quella del Vangelo, che ogni giornalista, anche se non scrive di “cose di chiesa”, è chiamato ad annunciare con le parole e con la Vita.

 

IL MANIFESTO della GMCS. A firmare il manifesto dell’edizione 2021 della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è la Scuola di Arte Sacra di Firenze, che ha così accompagnato il lavoro di approfondimento e animazione con un’opera originale realizzata da Sofia Novelli, ex studentessa e oggi docente di pittura dell’istituto fiorentino.

La sfida che ci attende è quella di comunicare incontrando le persone dove e come sono. Le parole di Papa Francesco che danno il titolo al Messaggio per la 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali – ha sottolineato Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana –, hanno accompagnato e ispirato il lavoro per la realizzazione del manifesto che ogni anno l’Ufficio Nazionale mette a disposizione per l’animazione nelle diocesi e nelle parrocchie”.

Il manifesto offre una suggestione sui sentieri del dove e del come. Un’opportunità di riflessione, ma anche di azione. Una lezione da riscoprire in questo momento della nostra storia. Una sana creatività che può aiutare a progettare nuove forme di prossimità, che passano necessariamente da una comunicazione autentica, vera, attenta e responsabile.

ISTITUZIONE ED EVOLUZIONE DELLA GMCS. La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è l’unica giornata istituita dal Concilio Vaticano II. La relativa disposizione è contenuta nel paragrafo 18 del Decreto Inter Mirifica, del 1963: “Al fine poi di rendere più efficace il multiforme apostolato della Chiesa con l’impiego degli strumenti di comunicazione sociale, ogni anno in tutte le diocesi del mondo, a giudizio dei vescovi, venga celebrata una giornata nella quale i fedeli siano istruiti sui loro doveri in questo settore, invitati a speciali preghiere per questo scopo e a contribuirvi con le loro offerte”.

Uno sguardo retrospettivo su quanto è avvenuto nella storia della GMCS, mostra come dei tre obiettivi indicati – informazione ai fedeli, preghiera, raccolta di fondi – sia stato sostanzialmente il primo – l’informazione, la riflessione sulla comunicazione – quello che ha goduto della maggiore attenzione. L’insieme dei messaggi costituisce così una documentazione particolarmente preziosa su come la Chiesa sia stata capace di seguire lo sviluppo della tecnologia e delle problematiche comunicative che ne derivavano. Scorrendo i messaggi annuali non si nota solo una costante attenzione alle novità tecnologiche (dai mass media a internet, ai social network) ma anche l’evoluzione del concetto stesso di comunicazione, prevalentemente attento alla strumentazione tecnica negli anni ’70 e poi sempre più sensibile alla valenza umana dell’atto comunicativo. Si vedano, per esempio,  i messaggi più recenti, dedicati a tematiche come “I mass media: presenza amica accanto a chi è alla ricerca del Padre” (1999), “I media: rete di comunicazione, comunione e cooperazione” (2006), “Nuove Tecnologie, nuove relazioni” (2009), “Silenzio e Parola” (2013), “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro” (2014), “Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo” (2016), “Siamo membra gli uni degli altri. Dalle social network communities alla comunità umana” (2019): l’aspetto tecnologico è presente, ma solo come contesto di riferimento; l’attenzione principale è per la qualità dell’interazione comunicativa.

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è stata anche l’occasione per mettere a punto una strategia comunicativa di grande efficacia: anzitutto si sono prodotti – anno dopo anno – dei testi brevi, direttamente legati a temi di attualità, più gestibili da parte dei media e più fruibili da parte del pubblico. A questo si aggiunge la modalità seguita nel pubblicare il messaggio: il tema è annunciato il 29 settembre dell’anno precedente (festa dell’arcangelo Gabriele); il testo vero e proprio è diffuso il 24 gennaio, giorno in cui i giornalisti cattolici si incontrano per celebrare la festa del loro patrono, San Francesco di Sales; la Giornata vera e propria è celebrata quasi ovunque la domenica che precede la Pentecoste. In questo modo il messaggio resta di attualità per ben otto mesi, garantendo così un tempo alla riflessione e alla pubblicazione di articoli, commenti, omelie e testi di preghiere per l’assemblea eucaristica.

Nella domenica che precede la Pentecoste il calendario liturgico celebra oggi l’Ascensione. Non era così negli anni ‘60, quando Papa Paolo VI scelse quella domenica per celebrare la prima Giornata (era il 7 maggio 1967), perché allora l’Ascensione si celebrava il giovedì precedente (per l’Italia il cambiamento è avvenuto nel 1977). Il titolo di quel primo Messaggio, che dava inizio alle Giornate Mondiali delle Comunicazioni Sociali, era “I mezzi di comunicazione sociale” e così esordiva: “Con questa iniziativa, proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II…, la Chiesa intende richiamare l’attenzione dei suoi figli e di tutti gli uomini di buona volontà sul vasto e complesso fenomeno dei moderni strumenti di comunicazione sociale…, che costituiscono una delle note più caratteristiche della civiltà odierna. Grazie a queste meravigliose tecniche, la convivenza umana ha assunto dimensioni nuove: il tempo e lo spazio sono stati superati, e l’uomo è diventato come cittadino del mondo, compartecipe e testimone degli avvenimenti più remoti e delle vicende dell’intera umanità…”.

Un tema – come si evince – in perfetta sintonia con quello di oggi e fortemente anticipatorio di quelli che sono stati gli sviluppi successivi della riflessione teologica della Chiesa sulle comunicazioni sociali, fino ai giorni nostri.

 

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Info Autore
Michele Petullà
Author: Michele Petullà
Biografia:
Laureato in "Scienze Politiche e Sociali" presso l'Università di Torino, ho conseguito il Master in "Teoria Critica della Società" presso l'Università Bicocca di Milano ed il Master in "Comunicazione e Cultura" presso l'Università Lateranense di Roma. Ho seguito il Corso di Formazione per "Redattore-Consulente di Casa Editrice" presso l'Agenzia Letteraria "La Bottega Editoriale" di Roma. Sono Giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2010; Sociologo, iscritto all'ASI (Associazione Sociologi Italiani), componente del Direttivo regionale e Addetto Stampa della Deputazione calabrese; Educatore Finanziario AIEF (Associazione Italiana Educatori Finanziari). Sono autore delle seguenti pubblicazioni: "Analisi sociologica dell'Informazione televisiva quotidiana: modelli professionali e routines produttive" (Tesi di Laurea, UniTo); "Un Uomo. Una Storia" (Racconto storico, Adhoc Edizioni); "Dall'Osanna alla Risurrezione" (Saggio, Adhoc Edizioni); "Opinione Pubblica, Stereotipi, Democrazia: il contributo di Walter Lippmann riletto al tempo dei new media" (UniMiB); "Frammenti d'Anima" (Meligrana Editore). Scrittore e autore di poesie, mi occupo in particolare di cultura, attualità e società. Sono interessato allo studio e alla ricerca nel campo delle Scienze sociali ed umane. Amo l'arte in genere ed in particolare la poesia e la musica. Son l'uomo dai mille pensieri, la vita mi mormora parole d'amore e libere le lascio volare, tra la terra ed il cielo!
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