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di  Michele Petullà

L’Italia riapre. Ci prova. In una situazione contrassegnata ancora da tante incertezze. Tra le speranze di poter ritrovare una quotidianità ormai quasi dimenticata ed i timori di nuove “ricadute”. Tra gli opposti umori di chi ritiene che sia ancora “troppo poco” e chi, invece, ritiene che sia ancora “troppo rischioso”. Se sarà l’avvio di una vera e propria fase di ripartenza, o piuttosto una nuova “falsa” ripartenza, saranno i fatti a dimostrarlo.

Nella conferenza stampa in cui ha annunciato la road map sulle riaperture, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto che “si può guardare al futuro con un prudente ottimismo e con fiducia”, dando “precedenza alle attività all’aperto e alle scuole”, ed ha parlato di “rischio ragionato”. Un rischio che si deve fondare comunque sulla premessa che i provvedimenti, quale l’obbligo delle mascherine e il distanziamento sociale, devono continuare ad essere osservati. 

LA ROAD MAP DELLE RIAPERTURE: IL CALENDARIO DEL GOVERNO.   Dalla ripresa delle lezioni in presenza in tutte le scuole all’apertura dei ristoranti all’aperto, dai teatri, cinema e musei agli spostamenti tra le diverse regioni, il Governo ha tracciato la road map per la riapertura del Paese: una graduale riapertura delle attività, a partire dalle scuole e dai ristoranti fino ad arrivare agli eventi culturali e sociali. Il premier Draghi ha delineato un percorso a tappe che partirà il 26 aprile, giorno in cui l'Italia cercherà di ripartire, ma sempre nel rispetto delle misure di contenimento per ridurre la diffusione del Covid-19. Ecco le principali misure e novità annunciate dal capo dell’Esecutivo, che dovrebbero essere contenute in un apposito decreto e che dovrebbero accompagnare il Paese verso un graduale ritorno alla normalità, in rapporto all’andamento della campagna vaccinale e, soprattutto, alla messa in sicurezza delle fasce di popolazione più a rischio.

Zona gialla. Viene ripristinata, dopo oltre un mese di stop la zona gialla, con dei cambiamenti sostanziali rispetto al passato. Tra questi, la possibilità di spostarsi liberamente tra regioni classificate in questo colore e la ripresa di diverse attività, soprattutto all’aperto.

Scuola. Dal 26 aprile tutte le scuole, di ogni ordine e grado, riprendono le lezioni completamente in presenza nelle zone gialle e arancione. In zona rossa, invece, saranno seguite modalità che prevedono in parte lezioni in presenza e in parte lezioni a distanza: in presenza fino alla terza media, mentre alle superiori l’attività si svolgerà almeno al 50% in presenza.

Mobilità. Gli spostamenti saranno consentiti, sempre dal 26 aprile, tra le regioni in zona gialla. Tra le regioni in zona arancione o rossa gli spostamenti saranno possibili solo mediante l’utilizzo di un apposito “pass”, il quale dovrebbe attestare la sussistenza di una delle seguenti condizioni: l’avvenuta vaccinazione, l’avvenuta guarigione dal Covid-19, l’esecuzione di un test molecolare o antigenico rapido negativo in un arco temporale stretto da definire (si pensa a 2 giorni antecedenti). Chi è in possesso di questo pass ha la possibilità di spostarsi liberamente in tutto il territorio nazionale e di accedere a determinati eventi, culturali e sportivi, riservati ai soggetti muniti del suddetto documento. Questo meccanismo, di fatto, anticiperebbe sul territorio nazionale il “passaporto vaccinale” europeo, previsto per  giugno nell’Ue, che consentirà lo spostamento tra Paesi dell’Unione. In tutte le zone il coprifuoco dovrebbe rimanere fissato per le ore 22, secondo quanto annunciato da Draghi, anche se diversi virologi hanno cercato di smontare questa misura ritenendo un errore mantenerla e nel corso delle ultime ore, anche a seguito delle proteste degli addetti ai lavori, sembra aver preso corpo l’ipotesi di un ripensamento da parte del governo e di una modifica del coprifuoco.   

Ristoranti e Bar. In zona gialla, dal 26 aprile a tutto il mese di maggio, sarà possibile pranzare o cenare solo nei luoghi di ristorazione con tavoli all’aperto. Dal 1° giugno si potrà mangiare nei ristoranti con tavoli al chiuso solo a pranzo. Nelle zone arancione o rosse sarà mantenuta la sola possibilità dell’asporto. Nelle linee guida stilate dalle Regioni, che dovranno essere vagliate dal Comitato tecnico scientifico, è stato proposto un metro di distanza nei ristoranti all’aperto o al chiuso, se la situazione pandemica lo consente, per aumentare a due laddove la condizione di diffusione del virus si dovesse aggravare.

Teatri, Cinema, Musei e Fiere. Dal 26 aprile teatri, cinema e spettacoli saranno consentiti in zona gialla all’aperto. Al chiuso, gli spettacoli saranno consentiti con i limiti di capienza fissati per le sale dai protocolli anti contagio. I Musei saranno aperti in zona gialla. Le attività fieristiche riapriranno il 1° luglio. Nelle linee guida proposte dalle Regioni è stato ipotizzato almeno un metro di distanza, frontale o laterale, tra spettatori al cinema o al teatro se indossano la mascherina e almeno due metri di distanza se non la indossano.

Lidi, Terme, Parchi tematici e Piscine. Le piscine all’aperto riapriranno il 15 maggio e per la stessa data dovrebbe essere prevista l’apertura degli stabilimenti balneari. Dal 1° luglio ripartono gli stabilimenti termali e i parchi tematici. Le linee guida proposte dalle Regioni chiedono prenotazioni per l’accesso alle piscine e liste da conservare almeno per 14 giorni, oltre a postazioni che permettano la distanza di almeno due metri tra le persone.

Palestre. Dal 26 aprile saranno consentiti gli sport all’aperto, anche di contatto come calcetto e beach volley, mentre il 1° giugno riapriranno al chiuso anche le palestre. Nelle linee guida delle Regioni è stato chiesto di regolamentare l’accesso agli attrezzi, delimitando le varie zone al fine di garantire almeno un metro di distanza tra le persone che in quel momento non svolgono attività fisica e almeno due metri durante l’attività fisica e di evitare lo sport da contatto fisico.

Stadi e Palazzetti. Dal 1° maggio, stando a quanto proposto dal Dipartimento Sport, torna il pubblico negli stadi e nei palazzetti in area gialla. Sarà consentito l’accesso del pubblico in impianti all’aperto fino a un massimo di 1.000 spettatori e al chiuso fino ad un massimo di 500 per tutti gli eventi sportivi agonistici e riconosciuti di preminente interesse nazionale dal Coni.

LE REAZIONI DELLA COMUNITA' SCIENTIFICA.   Le nuove misure annunciate dal presidente Draghi, sono state accolte favorevolmente, sia pure con qualche distinguo, dalle diverse forze politiche che compongono la variegata e inedita maggioranza parlamentare che sostiene il suo governo. Non hanno però mancato di suscitare, com’era prevedibile, decise reazioni nella comunità scientifica, improntate alla massima cautela ma anche di forte e completo contrasto in alcuni casi. In generale, l’annuncio delle riaperture a partire dal prossimo 26 aprile – mentre i dati di morti e contagi da Covid-19 restano alti e la campagna vaccinale resta condizionata dai ritardi nelle consegne dei vaccini e dall’organizzazione delle somministrazioni da parte delle regioni –, preoccupa gli esperti, contrari in questo momento ad una allentamento delle restrizioni ed alla ripresa di attività che potrebbero incidere negativamente sull’andamento dell’epidemia.

Ha usato toni abbastanza pacati Gianni Rezza, capo della Prevenzione ministero della Salute e membro del Cts, il quale ha ricordato, su Repubblica, che “c’è comunque un sistema di allerta precoce, per intervenire subito”, ma allo stesso tempo ha messo in chiaro che “Se si allenta, l’epidemia può ripartire. Questo rischio c’è. Nel momento in cui si allentano le misure è normale che l’epidemia possa ripartire, a meno che non intervengano fattori esterni, come l’allargamento della vaccinazione. Nessuno oggi può escludere che facendo ripartire scuole e altre attività la curva risalga”.

Di parere più marcatamente prudente, invece, è Fabio Ciciliano, dirigente medico della Polizia e membro del Cts, che al Corriere della Sera ha dichiarato: “Aprire tutto e subito sarebbe una vera sciagura, in questo momento. Significherebbe vanificare gli sforzi dolorosi che il Paese ha compiuto fino ad ora. Bisogna lavorare perché le riaperture siano incanalate in binari di sicurezza per evitare una nuova crescita dei contagi”.

Più netta, e di segno chiaramente contrario alle riaperture – in un momento in cui il numero dei contagi e dei morti è ancora alto e la campagna vaccinale non viaggia proprio a gonfie vele, soprattutto in alcune regioni –, è la posizione di Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, secondo cu il “rischio ragionato” di Draghi è una “stupidaggine epocale” e con le riaperture “rischiamo di giocarci l’estate”, come ha dichiarato nelle interviste rilasciate alla Stampa e all’Adnkronos. Per Crisanti,  infatti, “di rischio ragionato c’è ben poco, non ci sono proiezioni, i numeri non li vediamo, non c’è trasparenza. L’espressione ‘rischio ragionato’ è vuota, decisamente politica e non scientifica. Purtroppo l’Italia è ostaggio di interessi politici di breve termine, che pur di allentare le misure finiranno per rimandare la ripresa economica. Con una situazione di contagio ancora elevato, pensare alle riaperture vuole dire che tra un mese avremo un aumento di casi di Covid-19 e l’estate sarà a rischio e dovremo richiudere”. Quello che sta accadendo in Italia è “il risultato di una mediazione tra chi è cauto e chi vuole aprire tutto ­– avverte Crisanti –. Siamo un Paese ostaggio di un gruppo di pressione che fa prevalere gli interessi di parte alla sanità pubblica”.

Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda è il pensiero di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, il cui commento, rilasciato ai microfoni de L’Italia s’è desta, su Radio Cusano Campus, è abbastanza eloquente: “Il rischio ragionato di Draghi è una decisione politica, non tecnica. Se sarà un ‘tana liberi tutti’, da metà maggio la situazione peggiorerà. C’è una sostanziale differenza tra rischio ragionato e rischio calcolato. Il primo è una valutazione complessiva di tipo politico, il secondo è qualcosa di esclusivamente tecnico. Prendiamo atto che si tratta di una decisione politica, però tutte le regole devono continuare a essere tassativamente rispettate, altrimenti ci troveremo presto di fronte a una nuovo  aumento del numero dei contagi. La circolazione del virus è ancora molto rilevante, anche se con notevoli differenze regionali, i numeri assoluti sono ancora molto elevati. Dobbiamo quindi essere consapevoli del fatto che le riaperture, come decisione politica, stanno avvenendo un po’ sul filo del rasoio. Non possiamo permetterci di far risalire la curva”.

Sulla questione è intervenuto anche Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale “Sacco” di Milano e docente alla Statale, che parlando a Il Fatto Quotidiano si è detto fermamente contrario alle riaperture ad aprile, senza nascondere il suo impietoso giudizio sul governo in tema di pandemia: “Mi duole dirlo, perché su Mario Draghi, come milioni di italiani, riponevo molte aspettative, ma sulla pandemia non ne ha azzeccata ancora una”. Con l’annuncio di venerdì scorso, secondo il noto infettivologo, sarebbe stato dato un messaggio di “liberi tutti” che proprio “non ci possiamo ancora assolutamente permettere”. La preoccupazione di Galli, dunque, è che possano tornare a salire i contagi: più che di “rischio calcolato” si tratta di “rischio calcolato male”, la ripartenza è ancora “precoce”  e senza vaccini “i contagi risaliranno”. L’infettivologo si è soffermato su alcuni dati per spiegare come, a suo avviso, l’accelerazione sul ‘liberi tutti’ sia una fuga in avanti: “Abbiamo ancora più di 500mila attualmente positivi ufficiali, che vuol dire averne effettivamente almeno il doppio. Alla fine del lockdown di maggio 2020 erano 100mila, quindi siamo messi peggio di un anno fa”. La circolazione virale, insomma è molto più alta adesso, con l’aggravante che ora ci sono in gioco anche le diverse “varianti”. La riapertura italiana “precoce”, pertanto, avviene secondo Galli in una situazione ancora non adeguatamente favorevole, con il rischio di  vedere a breve  la curva dei contagi nuovamente crescere. 

Su questo aspetto è ancora più preciso il matematico del Cnr Giovanni Sebastiani, esperto di proiezioni e analisi di dati, il quale si mette in scia dell’allarme del professor Massimo Galli: “Né rischio calcolato né calcolato male”, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano. Secondo lui solo una certezza: “la curva risalirà e obbligherà a nuove restrizioni”. La decisione del governo sulle riaperture, pertanto, non presenta rischi ma certezze: “Quelle di contagi che torneranno a salire e che nel giro di tre-cinque settimane ci costringeranno a nuove chiusure”. Perché “la discesa dei contagi sta già rallentando”. Impegnato da oltre un anno nell’elaborazione dei dati sulla pandemia, lo studioso dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) lascia parlare i numeri. E avverte: “Nella corsa all’abbattimento dei contagi l’Italia è in frenata da ormai cinque giorni e questo prelude inevitabilmente all’appiattimento della curva”. Una situazione che Sebastiani giudica incompatibile con le riaperture annunciate dal premier Draghi e in particolare con il rientro in classe di altri otto milioni circa di studenti, che il 26 aprile torneranno a scuola in presenza.

Sulla stessa lunghezza d’onda è l’opinione dell’epidemiologa Lucia Bisceglia, dirigente medico presso Aress Puglia e neo-presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia, secondo la quale “Al Sud il virus è ancora in crescita”; pertanto, “è una scelta assolutamente prematura riaprire adesso”. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, infatti, dichiara: “E’ prematuro riaprire in questa situazione. Non sembra che l’epidemia abbia tolto il piede dall’acceleratore, specie nelle regioni del Sud. Il quadro epidemiologico non è così stabile da consentire un allentamento in tempi brevi. Al Sud si va verso un peggioramento. L’indice Rt era sceso; ora Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Campania, Basilicata sono finite sopra l’unità. Significa che i contagi sono in progressione”. E aggiunge: “I posti letto in ospedale in quattordici regioni sono occupati oltre la soglia limite (al 39% anziché al 30% nelle terapie intensive)”. Per quanto riguarda il coprifuoco alle ore 22, la dottoressa Bisceglia si dice favorevole a mantenerlo, perché “Funziona da deterrente e introduce a livello psicologico un segnale d’allerta”. Il coprifuoco, in sostanza, ricorda i comportamenti individuali da tenere e che non siamo al ‘liberi tutti’. Contraria, invece, si dice rispetto all’introduzione del “pass”, in quanto introdurrebbe la sensazione ingannevole “di avere una protezione assoluta”, ma “non è così”. Senza contare poi che c’è differenza sostanziale tra la situazione di un soggetto vaccinato, o di un soggetto guarito dal Covid-19, ed un soggetto sottoposto solamente ad un tampone preventivo, con tutti i rischi di affidabilità che questo comporta.

LE OPINIONI DEGLI ADDETTI AI LAVORI IN AMBITO LOCALE.   Insomma, sono ancora molti i punti oscuri e i nodi da sciogliere in merito alle riaperture delle diverse attività. Fra queste, in primis, ristoranti e scuole.

Ferma restando la voglia di tutti di poter tornare quanto prima a una forma, sia pure inizialmente parziale, di vita sociale, dopo più di un anno di limitazioni, i provvedimenti annunciati in merito alla riapertura dei ristoranti sembra non soddisfare nemmeno gli addetti ai lavori, ovvero gli operatori del settore. Non convince assolutamente, infatti, l’apertura solamente all’aperto e il coprifuoco alle ore 22.

E’ sicuramente contrario a questa soluzione Fortunato Schinella, titolare, assieme al cognato Domenico Lo Bianco, di uno storico locale, il ristorante-pizzeria “Terravecchia”, situato nell’omonima via nel cuore della città di Vibo Valentia, che finora ha sopperito alle chiusure col servizio di asporto. Secondo Schinella, “La possibilità di aprire solo all’aperto pone innanzitutto la questione di una grande e iniqua discriminazione tra i diversi ristoratori, tra quelli che possono disporre di uno spazio all’aperto – e non sempre si tratta di spazi sufficientemente capienti ­– e quelli che invece non ne possono disporre e, quindi, sarebbero costretti a rimanere comunque chiusi. C’è da considerare, poi, che quello della ristorazione è un settore particolare. Riaprire significa rimettere in moto la macchina lavorativa e per farlo bisogna investire, richiamare tutto il personale, approvvigionarsi di materie alimentari fresche: cose che si possono fare solo se si ha davanti una visione chiara e di lungo respiro oltre a regole certe ed attuabili. Non si può riaprire un’attività di ristorazione col rischio di dover richiudere dopo poco tempo, dopo 10 o 15 giorni. Sono soldi che se ne vanno in fumo. Sono situazioni che sottopongono a uno stress non indifferente. Non ha alcun senso, inoltre, aprire la sera col coprifuoco alle ore 22. Chi va a cena la sera lo fa dopo una giornata di lavoro, vuole anche rilassarsi un po’: ma come fa se deve scappare col ‘mangiare sullo stomaco’, se deve correre per rispettare il coprifuoco? E’ una cosa assurda, che distoglierebbe sicuramente molti avventori dal frequentare ristoranti e pizzerie nelle ore serali. Si ha come l’impressione che la decisione di riaprire in queste condizioni di assoluta precarietà sia stata presa dal governo senza una reale convinzione e una reale logica, ma solo per dare un contentino a chi ha iniziato a protestare”.

Sulla stessa linea è l’opinione di un altro noto ristoratore vibonese, Filippo La Scala, titolare del “Tribeca Street Bistrot”, situato nel cuore del centro storico della città e della movida serale, il quale ha affida ad un post sul suo profilo Facebook le sue colorite e animate esternazioni: “Aprite a cena solo all’esterno (1/3 dei posti disponibili), ma alle 22 dovete essere a casa…ma il senso di questo coprifuoco qual è? Ma chi ci rappresenta vuole domandare cosa cavolo costa stare aperti almeno fino a mezzanotte e far iniziare il coprifuoco alle 0,30? Cosa??? E cosa costa aprire anche all’interno con le regole dello scorso maggio? Fino a 15 giorni fa si poteva pranzare all’interno con i distanziamenti di 1 metro. Ora perché no? Cosa cambia in termini di contagi? Davvero dobbiamo vivere di contentini? E’ fuori da ogni realtà! Queste prese in giro a cosa cavolo ci servono?”.

Parole di buon senso. Domande chiare, ma senza risposte certe. Sicuramente non le risposte che Filippo, e Fortunato, e i tanti come loro, nella loro stessa situazione economica, si aspettano e vorrebbero finalmente sentire, dopo più di un anno di ‘tira e molla’, di aperture e repentine chiusure, di assoluta incertezza lavorativa, che hanno lasciato sul tappeto molte spese e pochissimi guadagni.

Anche intorno alla riapertura delle scuole, tutte in presenza, c’è ancora poca chiarezza e permangono molte perplessità. Per il sindacato degli Insegnanti Gilda “I tempi sono troppo stretti per riuscire a mettere in piedi le misure di sicurezza necessarie. Considerato anche l’andamento dei contagi in altri paesi europei come Francia e Germania è necessario procedere con molta cautela”. La data dell’imminente riapertura di tutte le scuole in presenza preoccupa non poco sindacati e dirigenti scolastici, ma trova la contrarietà anche di Regioni ed Enti locali. Per i sindacati del settore “mancano assolutamente le condizioni”. Il motivo principale riguarda le regole “obsolete”, “mai rinnovate” a parere dei sindacati, “nonostante le difficoltà riscontrate a inizio anno scolastico”. Anche gli insegnanti sono molto preoccupati. “Non ci sono ancora le condizioni per riaprire tutte le scuole in presenza, in condizioni di sicurezza. Gli spazi nelle classi sono limitati e non ci sono le condizioni per mantenere il necessario distanziamento tra gli alunni. Tenere in pochi metri quadrati 25 o 26, a volte anche 28 studenti, per 5 o 6 ore, non è assolutamente facile ed espone tutti ad un rischio di contagio non trascurabile. Altro nodo critico, inoltre, è quello dei trasporti, che riguarda soprattutto le scuole superiori: il ritorno in classe di tutti gli studenti porterebbe a un sicuro sovraffollamento dei mezzi di trasporto – mediante i quali migliaia di ragazze e ragazzi giungono ogni mattina a Vibo dai diversi paesi  del circondario –, e dunque ad un più alto rischio di contagio”. E’ questo il parere della professoressa Marcella Mellea, docente di Lingua Inglese presso il Liceo “Vito Capialbi” di Vibo Valentia. Criticità e preoccupazioni condivise dai tanti insegnanti delle scuole vibonesi e dai loro dirigenti.

SCELTA POLITICA E NON BASATA SULLA SCIENZA.   Criticità, perplessità, preoccupazioni che si moltiplicano intorno alle riaperture annunciate dal premier Draghi, che si aggiungono al desiderio indiscutibile di poter uscire finalmente da questa specie di incubo che dura ormai da oltre un anno. Un piano di riaperture, quello del governo, che induce molti, come abbiamo visto, a temere un aggravarsi della situazione. Un “rischio ragionato”, ma pur sempre un “rischio reale”: il che vuol dire che la decisione di riaprire il Paese costituisce sicuramente una maggiore probabilità di ripresa della pandemia, come inducono a ritenere anche le considerazioni degli esperti già citati. Si aggiunga che tale decisione non sembra poggiare su solide basi scientifiche né su dati previsionali. Una decisione che stabilisce, pertanto, una discontinuità epistemica importante, nel senso che le scelte politiche di Draghi, sino ad ora suggerite dalle evidenze scientifiche, da ora in poi dipenderanno sempre più, salvo ripensamenti, da quelle che potremmo chiamare “rilevanze politiche”. E per uno come Draghi, allontanarsi dalle evidenze scientifiche è molto rischioso. La sua decisione, infatti, sembra rispondere più alla piazza esasperata e alle pressioni della destra che non alla scienza. “Il frutto di una mediazione al ribasso”, l’ha definito Nicola Fratoianni, deputato e leader di Sinistra italiana. Non potendo, per motivi se non altro di opportunità, “licenziare” il ministro della salute, Roberto Speranza, come chiedevano a gran voce i leader del centrodestra, Salvini e Meloni in primis, ha pensato bene di controbilanciare la situazione e accontentare parzialmente gli stessi leader con le riaperture annunciate. Draghi certamente è il grande banchiere ch’è stato. Ma essere un grande banchiere non vuol dire essere automaticamente anche un grande politico. Il banchiere segue le regole economiche come un astrofisico segue le leggi dell’universo, ma il politico naviga a vista, deve sapersi confrontare con le diverse e complesse situazioni e deve decidere ragionando a tutto tondo, a 360 gradi. Il banchiere è attento ai significati finanziari dei fatti, mentre il politico deve essere attento al senso del mondo in cui avvengono i fatti. E i fatti stanno a dimostrare che, molto probabilmente, anzi sicuramente, è più facile governare la BCE che una pandemia, un’emergenza sanitaria-economica-sociale senza precedenti nella storia del nostro Paese.  

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Info Autore
Michele Petullà
Author: Michele Petullà
Biografia:
Laureato in "Scienze Politiche e Sociali" presso l'Università di Torino, ho conseguito il Master in "Teoria Critica della Società" presso l'Università Bicocca di Milano ed il Master in "Comunicazione e Cultura" presso l'Università Lateranense di Roma. Ho seguito il Corso di Formazione per "Redattore-Consulente di Casa Editrice" presso l'Agenzia Letteraria "La Bottega Editoriale" di Roma. Sono Giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2010; Sociologo, iscritto all'ASI (Associazione Sociologi Italiani), componente del Direttivo regionale e Addetto Stampa della Deputazione calabrese; Educatore Finanziario AIEF (Associazione Italiana Educatori Finanziari). Sono autore delle seguenti pubblicazioni: "Analisi sociologica dell'Informazione televisiva quotidiana: modelli professionali e routines produttive" (Tesi di Laurea, UniTo); "Un Uomo. Una Storia" (Racconto storico, Adhoc Edizioni); "Dall'Osanna alla Risurrezione" (Saggio, Adhoc Edizioni); "Opinione Pubblica, Stereotipi, Democrazia: il contributo di Walter Lippmann riletto al tempo dei new media" (UniMiB); "Frammenti d'Anima" (Meligrana Editore). Scrittore e autore di poesie, mi occupo in particolare di cultura, attualità e società. Sono interessato allo studio e alla ricerca nel campo delle Scienze sociali ed umane. Amo l'arte in genere ed in particolare la poesia e la musica. Son l'uomo dai mille pensieri, la vita mi mormora parole d'amore e libere le lascio volare, tra la terra ed il cielo!
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