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di  Massimo Reina

C’è una frase di William Shakespeare che da sola basterebbe a spiegare tutto: "Fragile come un fiore, resistente come una roccia". Se c’è qualcosa che la storia ha insegnato, è che la donna non è mai stata solo musa, madre, compagna, ma anche pietra angolare di ogni società, ogni cultura, ogni rivoluzione.

 

di  Monica Vendrame

Antonietta Malito, scrittrice e giornalista cosentina, ci regala un viaggio emozionale attraverso le pagine della sua nuova raccolta poetica, “Fino all’alba” (Bertoni editore), un tributo commovente alla madre, scomparsa nel 2022. Con una delicatezza che sa di carezze e nostalgia, Antonietta ci guida tra i versi che celebrano un amore senza tempo, quello tra una figlia e la sua guida più preziosa. In questa intervista, ci immergiamo nel suo mondo, esplorando la passione che alimenta la sua scrittura, il legame indissolubile con la figura materna e come la natura, con i suoi silenzi e i suoi ritmi, diventi complice della sua arte. Un dialogo intimo, che tocca l’anima e risveglia emozioni sopite.

 

di  Massimo Reina

Diciamolo subito, senza giri di parole: il Carnevale di Melilli è una delle meraviglie meno pubblicizzate d’Italia. E per una volta, forse, meglio così. Perché chi lo scopre per caso, chi ci finisce dentro senza aspettarselo, chi si trova in mezzo a quei vicoli stretti mentre avanzano carri alti come palazzi, resta a bocca aperta come un bambino davanti a un libro pop-up che si spalanca all’improvviso.

 

Il chitarrista e cantante Joe Pisto e il fisarmonicista Fausto Beccalossi saranno in tour, con il loro nuovo disco “Respiro”, in Emilia-Romagna, Marche, Puglia e Basilicata

 

Partendo dall’Emilia-Romagna, passando da Marche, Puglia e Basilicata, da lunedì 10 marzo fino a domenica 16 marzo si terrà il tour del chitarrista e cantante Joe Pisto con il fisarmonicista Fausto Beccalossi per presentare Respiro, il loro nuovo disco pubblicato venerdì 17 gennaio dall’etichetta indipendente Belfagor Label. Questo

tour di marzo partirà lunedì 10 al Nelson’s di Rimini, ore 21:00, proseguirà martedì alle 18:30 all’Auditorium ZonaMusica di Ancona. Poi, venerdì 14 alle 21:30, sarà la volta del Duke Jazz Club di Bari. Il giorno successivo, a Nova Siri (provincia di Matera), alle 19:00, alla Taverna Wine Lounge, per poi concludersi domenica 16 marzo, alle ore 11:30, al Per Bacco Jazz Club di Taranto.

 

di  Monica Vendrame

Oggi, 5 marzo, l’Italia perde una delle sue voci più amate, una di quelle che hanno accompagnato intere generazioni attraverso le emozioni dello sport. Bruno Pizzul, storico telecronista sportivo, si è spento all’età di 86 anni, lasciando un vuoto immenso nel cuore di chi lo ha ascoltato, amato e rispettato. La sua voce, calda e rassicurante, è stata la colonna sonora di momenti indimenticabili, soprattutto durante le Notti Magiche di Italia ’90, quando la Nazionale di Azeglio Vicini ci regalò sogni, lacrime e un terzo posto che ancora oggi fa battere il cuore.

Pizzul non era solo un giornalista sportivo. Era un narratore, un poeta del calcio, capace di trasformare una semplice partita in un’epopea. La sua passione per il pallone era autentica, radicata in anni di esperienza sul campo. Prima di diventare una voce iconica, infatti, Pizzul aveva calpestato i campi da gioco come calciatore professionista, un mediano apprezzato che vestì le maglie di Catania, Udinese e altre squadre. Un infortunio al ginocchio pose fine alla sua carriera da giocatore, ma non alla sua storia con il calcio. Anzi, fu proprio allora che iniziò il suo viaggio più straordinario: quello di raccontare lo sport che amava.

La sua carriera in Rai iniziò nel 1969, dopo aver vinto un concorso per radio-telecronisti. Da lì, la scalata verso l’Olimpo del giornalismo sportivo fu inarrestabile. La sua prima telecronaca, Juventus-Bologna nel 1970, fu un inizio quasi comico: arrivò in ritardo e iniziò a commentare dal 16º minuto, ma la sua professionalità e il suo carisma gli permisero di rimediare senza intoppi. Da quel momento, Pizzul divenne la voce delle grandi occasioni: finali di Coppa dei Campioni, Europei, Mondiali. Ogni suo racconto era un viaggio, un’immersione totale nelle emozioni del calcio.

Ma tra le tante telecronache che lo hanno reso celebre, ce n’è una che lui stesso avrebbe voluto non dover mai fare: la finale di Coppa dei Campioni del 1985, la notte della strage dell’Heysel. Quella sera, Pizzul si trovò a dover raccontare non solo una partita, ma una tragedia. Anni dopo, avrebbe confessato quanto fosse stato difficile, non tanto dal punto di vista professionale, ma umano. “Ho dovuto raccontare delle cose che non sono accettabili”, disse. Eppure, anche in quel momento di dolore, la sua voce rimase un punto di riferimento, un faro nella tempesta.

Oltre al calcio, Pizzul aveva un lato artistico e creativo che pochi conoscono. Collaborò con il duo forlivese ‘Punto e Virgola’ nell’album L’uomo dei tuoi sogni, dove prestò la sua voce per una radiocronaca immaginaria: una partita tra poeti e letterati italiani contro il resto del mondo. Un progetto bizzarro, ma che ben rappresentava la sua capacità di guardare al calcio con occhi diversi, di vederlo non solo come un gioco, ma come un’arte.

 

 

Bruno Pizzul era un uomo poliedrico: laureato in giurisprudenza, insegnante di materie letterarie, calciatore, giornalista. Ma soprattutto, era un uomo che amava profondamente ciò che faceva. La sua passione per il calcio era contagiosa, e la sua voce ha saputo trasmettere emozioni che vanno ben oltre il semplice sport. Ha fatto sognare, piangere, esultare. Ha unito l’Italia davanti alla televisione, trasformando ogni partita in un’esperienza collettiva.

Oggi, mentre lo salutiamo, non possiamo che ringraziarlo. Grazie, Bruno, per averci regalato momenti indimenticabili. Per averci fatto sentire, almeno per novanta minuti, che il calcio non era solo un gioco, ma una storia da vivere insieme. La tua voce resterà per sempre nei nostri cuori, come un ricordo dolce e malinconico di un’epoca che non tornerà più.

Ciao, Bruno. E grazie per tutto.

 

 

 

 

di  Monica Vendrame

 

C’era una volta un uomo che trasformò un carciofo in un’icona. Si chiamava Rino Dondi Pinton, e con il suo Cynar ha scritto una pagina indimenticabile della storia italiana. Sabato 1 marzo, all’età di 103 anni, si è spento nella sua casa di Padova, lasciando un vuoto nel cuore di chi lo ha conosciuto e ammirato.

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