di Vito Sorrenti
Quando mi guardo intorno, quando leggo i giornali e ascolto le notizie diffuse dai mezzi di comunicazione di massa, quando rifletto sulle tragedie che si consumano quotidianamente sotto i nostri occhi, non posso fare a meno di chiedermi: come abbiamo potuto arrivare a un così alto livello di cinismo, indifferenza, disumanizzazione?
Come possiamo assistere alla devastazione della Terra, aggredita, violata, lacerata dalle ruspe, dalle accette e dagli artigli del profitto; all'inquinamento delle acque dei fiumi e dei mari, intorbidite e avvelenate dagli alfieri degli affari; all'inquinamento dell'aria, offuscata, appesantita e soffocata dalle polveri sottili prodotte dai seguaci del denaro?
Come possiamo assistere agli eccidi, alle carneficine e ai genocidi perpetrati dall'odio e dalla brama d'imperio? Come siamo arrivati al punto di voltarci dall'altra parte per non vedere i virgulti ridotti in lacerti, i volti delle madri ripiegati sugli occhi ghiacci dei figli ridotti a brandelli e l'urlo impietrito dei morti sparsi tra i relitti delle case distrutte, come foglie secche?
E la risposta è che ci siamo assuefatti a tutto: a ogni sorta di orribile misfatto, a tal punto che le creature divelte dal vento dell'astio più non ci destano sconforto; gli occhi dolci e mesti di chi ha visto andare in pezzi il suo pezzo di cielo più non ci suscitano dolore; l'atroce calvario di chi muore fra le spire dei più infidi serpenti più non ci suscita sgomento; l'urlo lacerante di chi annaspa fra le onde del più lugubre dei mari più non turba il nostro cuore.
Siamo intenti ad inseguire miraggi della vita virtuale e desideri inventati dagli imbonitori al servizio del potere. Siamo attratti dai riflettori del successo e dai discorsi dei demagoghi e costruiamo muri, barriere, steccati di gelido cinismo, di livido razzismo e di aguzzo egoismo, per proteggere la nostra opulenza e la nostra indifferenza.
Sì, ci siamo assuefatti a tutto e abbiamo mutato veste e aguzziamo sempre di più gli artigli della razza che occultiamo dietro le buone azioni. E, per dimostrare che siamo buoni, amiamo i cani e i gattini, ma non i bambini assediati dalla fame; amiamo i micioni e i mastini, ma non gli implumi che implorano aiuto.
Sì, ci siamo assuefatti a tutto, ma siamo insoddisfatti e infelici e facciamo diete e buttiamo nei rifiuti i resti di lauti pasti, ma non siamo disposti a nutrire i virgulti che rischiano la morte.
Sì, ci siamo assuefatti a tutto e, nonostante i nostri profitti e i nostri valori umanisti, non sopportiamo la vista dei tanti derelitti che bussano alle nostre porte. E abbiamo anche la sfrontatezza di genufletterci sull'altare del culto, anche quando la nostra pietà è morta, morta e sepolta sull'altare del profitto. E, come se non bastasse, ci abbeveriamo alla fonte di Cristo, ma la nostra anima rimane secca, secca e contorta come un arido arbusto che affonda le sue radici in un vaso senz'acqua.
E mentre il mondo brucia, mentre la Terra agonizza, mentre il sangue innocente continua a grondare e il mare continua a restituire i corpicini esanimi dei tanti Aylan Kurdi, noi ci affidiamo all'intelligenza artificiale non solo per incrementare i guadagni, per difendere privilegi, per costruire recinti e per lavare la coscienza con parole vuote e preghiere distratte, ma anche e soprattutto per costruire e affinare i mezzi idonei per traslocare sulla Luna o su Marte.
Sì, ci siamo assuefatti a tutto e, forti della nostra indifferenza e del nostro cinismo, andiamo velocemente verso il precipizio guardando da un'altra parte, come chi ha scelto di non vedere, come chi ha dimenticato la saggezza dei padri antichi e il rispetto per la Terra madre; come chi ha sepolto la propria umanità sotto i detriti della brama di ricchezza e le macerie del delirio di potenza di leader folli e tracotanti, che trattano la loro gente come pupazzi di pezza scadente.
