di Massimo Reina
Se non fossimo in guerra, sembrerebbe la sceneggiatura di Scherzi a Parte. In Polonia cadono o vengono abbattuti una ventina di droni. Varsavia urla alla “provocazione russa”, evoca l’articolo 4 della NATO e sventola la bandiera del martirio. Poi arriva un certo Stephen Bryen, ex alto papavero del Pentagono, e butta acqua sul fuoco: non è detto che siano stati i russi, potrebbero essere stati gli stessi ucraini a dirottare i droni. Tradotto: quelli che secondo la propaganda combattono per la democrazia europea potrebbero aver telecomandato dei rottami da ricognizione dentro un Paese NATO.
Già qui la storia traballa. Perché i droni in questione non sono missili nucleari, ma i cosiddetti Gerbera: strumenti da ricognizione low-cost, buoni per disturbare un radar o farsi abbattere come bersagli da poligono. Possibile che Putin, con l’arsenale che ha, abbia deciso di rischiare l’escalation nucleare mandando in Polonia dei droni da discount? O forse a qualcuno a Kiev conviene creare incidenti per smuovere l’Alleanza Atlantica e raccattare altre forniture miliardarie? Il tristemente famoso casus belli adottato da secoli, e da decenni dagli USA e dai suoi alleati per scatenare guerre inutili e sanguinose.
E qui arriva la parte migliore: i polacchi. Governo che da anni coltiva smanie di vendetta storica e razzista verso Mosca, dimenticando di aver avuto a casa propria, durante la Seconda guerra mondiale, non solo l’occupazione tedesca ma anche l’appoggio entusiasta di tanti “eroi” ucraini ai nazisti. Reparti delle SS composti da ucraini, massacri di civili polacchi, collaborazioni militari. Memoria corta, selettiva, amnesie di comodo. Oggi Varsavia si erge a paladino della libertà contro il “barbaro russo” e sogna la rivincita, senza rendersi conto che la bilancia è ridicola: da un lato la Russia con arsenali nucleari e milioni di uomini, dall’altro la Polonia con tre carrarmati rattoppati e l’illusione che la NATO combatta la sua guerra.
E intanto nessuno nota l’ovvio: quando Israele bombarda Siria, Libano, Gaza o convogli umanitari, non si parla mai di provocazioni, non scatta l’articolo 4, nessun allarme globale. Se lo fa Mosca, droni o non droni, è l’apocalisse. Se lo fa Kiev, è “errore tecnico”. Se lo fa Tel Aviv, è “autodifesa”. E se lo fa Varsavia, è memoria selettiva.
Morale: non sappiamo se i droni abbattuti fossero russi, ucraini o telecomandati da Paperino. Ma sappiamo che la Polonia, e una certa parte della NATO, continua a giocare con il fuoco, nella speranza di un regolamento di conti che non vincerebbe mai. Perché contro Mosca, Varsavia non avrebbe nemmeno il tempo di leggere l’articolo 4 della NATO: al massimo riuscirebbe a leggere il titolo.
