di Vito Sorrenti

Non è facile guardare le cose con un certo distacco e valutarle per quello che sono realmente. Ma chi ci riesce, chi riesce a osservare da una certa distanza il nostro tempo, avrà modo di vedere che viviamo in un’epoca in cui tutti hanno un’opinione. Il più delle volte non propriamente personale, ma ricavata dal continuo bombardamento di parole, immagini, modelli, desideri e certezze diffusi dai funamboli della comunicazione, dai venditori di fumo e di fate morgane e dai geni dell’intelligenza artificiale.

Avrà modo di vedere che tale bombardamento, lentamente ma inesorabilmente, finisce per condizionarci e indirizzarci, a volte anche contro i nostri stessi interessi.

Avrà modo di vedere che ci dicono continuamente che cosa comprare, che cosa desiderare, che cosa è bello, che cosa è giusto, che cosa dobbiamo temere e perfino che cosa dobbiamo pensare. E noi, spesso, ascoltiamo. Guardiamo. Compriamo. Ci adeguiamo.

Il problema è che, attratti e distratti da tutti questi fuochi d’artificio verbali, dai colori e dal rumore delle immagini e dai richiami delle avvenenti sirene, diventa sempre più difficile appartarsi per pensare.

Perché il pensiero non è solo bombardato: è anche soffocato da distrazioni continue, cariche di messaggi subliminali, di miraggi e di sollecitazioni che ci distolgono da noi stessi.

Da ciò ne discende che, per la maggioranza di noi, è sempre più difficile trovare la voglia, il tempo e il luogo per pensare, riflettere, meditare. Non solo perché, per pensare, bisogna disporre delle condizioni adeguate, ma anche perché bisogna avere la capacità di dubitare delle proprie certezze. Bisogna saper mettere in discussione i luoghi comuni, avere il coraggio di dire «non lo so» e, soprattutto, continuare a farsi domande.

E qui sta, a parer mio, il paradosso del nostro tempo: abbiamo a disposizione una quantità enorme di informazioni, di stimoli, di riferimenti, ma non abbiamo più la voglia, il tempo e il luogo per fermarci a riflettere. E forse ci mancano anche i maestri capaci di indirizzarci alla lettura degli eroi del pensiero, quelli che resistono ai secoli, quelli che insegnano a pensare e che sono sempre attuali.

E ora, con l'avvento dell'intelligenza artificiale, si affaccia un ulteriore rischio: quello di abituarci a delegare alle macchine non solo la ricerca delle informazioni, ma anche una parte del nostro stesso pensiero.

Socrate invitava a conoscere sé stessi, cioè a non vivere come un vegetale; Kant a osare sapere, cioè ad avere il coraggio di pensare con la propria testa; Dante, attraverso Ulisse, ci ricorda che non siamo nati per vivere come bruti, ma per seguire la conoscenza e la virtù. Messaggi, questi, sempre validi e attuali.

Ma metterli in pratica è faticoso, così come è faticoso pensare.

È molto più facile seguire il gregge, ripetere ciò che abbiamo sentito e accettare ciò che tutti considerano vero. Il conformismo ci rassicura perché ci libera dalla responsabilità di scegliere. Pensare e decidere da soli, invece, significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte, compresa quella di sbagliare.

Pensare significa quindi non accettare che tutto ciò che è comune sia necessariamente giusto, che tutto ciò che è moderno sia necessariamente migliore, che tutto ciò che viene ripetuto da molti sia necessariamente vero. Ma significa anche avere il coraggio di guardare dentro noi stessi, di scrutarci dentro.

Perché, se aspiriamo a cambiare le cose, dobbiamo prima cambiare noi. È facile denunciare la stupidità degli altri, la corruzione della società o il conformismo della maggioranza, come avviene quotidianamente sui social. Molto più difficile è riconoscere i nostri difetti e tutto ciò che di negativo ci portiamo dentro.

Il vero cambiamento comincia allora quando smettiamo di aspettare che siano gli altri a cambiare e impariamo a scegliere con maggiore consapevolezza le persone alle quali diamo la nostra fiducia e il nostro consenso, quando soppesiamo le parole che pronunciamo, quando valutiamo attentamente le cose a cui dedichiamo il nostro tempo.

Perché il tempo è l’unica ricchezza che non possiamo recuperare.

Alla luce di ciò, è necessario evitare che siano gli altri a stabilire il valore o a indirizzare la nostra vita. È necessario pensare con la propria testa. Conoscere, ricordare, amare, sentire, dubitare, scegliere e, soprattutto, non sprecare il tempo che ci è stato dato.

Perché possiamo avere mille informazioni, conoscere mille opinioni e sapere che cosa succede dall’altra parte del mondo in pochi secondi. Ma, se non sappiamo più fermarci a pensare, a discernere, a valutare, a che cosa serve tutto questo?

Perché la vita, come ricordava Seneca, scorre in silenzio.

E mentre noi siamo occupati a rincorrere il canto delle sirene, il tempo vola e la felicità la vediamo di spalle, quando ormai è passata.

 

Info Autore
Vito Sorrenti
Author: Vito Sorrenti
Biografia:
Vito Sorrenti, nato a Polia (VV) il 27 luglio 1952, risiede a Sesto San Giovanni. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Gocce d’amore (1994), Vagando con la mente (2002, prefazione di Neuro Bonifazi, Helicon), Poesie (2008, Comune di Leonforte, vincitore dell’omonimo Premio), Amebeo per Euridice (2009, prefazione di Mauro Decastelli), La poesia è una ladra (2010, Centro Studi Tindari Patti), Poesie d’amore (2015, Vitale Edizioni), I Derelitti (Premio Internazionale “Il Convivio”, 2014), Visioni culturali (Premio “Antonio Filoteo Omodei”, Il Convivio, 2016) e Chiari oscuri del dolore (Premio “Patrizia Brunetti”, 2016). Ha inoltre pubblicato il saggio Personaggi illustri calabresi (Amazon, 2020) e la raccolta Versi avversi e diversi (Amazon, 2023).
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