Mandas salva i biancocelesti parando un rigore a Yeboah, poi nella ripresa la squadra di Gattuso cambia marcia e colpisce due volte. La Lazio raggiunge Roma e Inter a quota 13. Le parole del tecnico prima della gara: «Dobbiamo creare il nostro DNA, quello di non mollare mai»
VENEZIA – Prima soffre, poi colpisce. E alla fine torna dalla laguna con tre punti che pesano. La Lazio espugna il “Pier Luigi Penzo”, supera il Venezia 2-0 e chiude nel migliore dei modi il sabato della quinta giornata di Serie A.
Una vittoria meno semplice di quanto possa raccontare il risultato finale. Perché per un tempo il Venezia mette in difficoltà i biancocelesti e ha persino l'occasione per portarsi in vantaggio. Poi, nella ripresa, emerge la Lazio: Zaccagni apre la strada, Noslin mette il sigillo e la squadra di Gennaro Gattuso raggiunge Roma e Inter a quota 13 punti.
Mandas, una parata che cambia la partita
Il primo grande momento della serata arriva al 17'.
Il Venezia può sbloccare la gara dal dischetto. Yeboah si presenta davanti a Mandas, ma il portiere della Lazio intuisce e respinge il calcio di rigore.
Una parata che vale quasi quanto un gol.
Il Penzo aveva pregustato il vantaggio, ma in pochi secondi cambia tutto. Il Venezia perde l'occasione più importante del primo tempo, mentre la Lazio resta in piedi proprio nel momento di maggiore difficoltà.
È uno di quegli episodi capaci di spostare l'inerzia di una partita. I padroni di casa continuano a provarci, i biancocelesti faticano a trovare continuità, ma all'intervallo il risultato è ancora fermo sullo 0-0.
E negli spogliatoi, evidentemente, qualcosa cambia.
Zaccagni rompe l'equilibrio
La Lazio rientra in campo con un altro passo.
Passano appena sei minuti e arriva l'episodio che sblocca la partita. Questa volta il rigore è per i biancocelesti e Zaccagni non sbaglia: 0-1.
Il capitano si prende la responsabilità, batte Stankovic e libera una Lazio che fino a quel momento aveva dovuto soprattutto stringere i denti.
Il Venezia accusa il colpo. Gli spazi aumentano e la squadra di Gattuso capisce che è il momento di affondare.
Noslin chiude i conti
La seconda rete arriva al 60'.
Noslin trova il raddoppio di testa e in nove minuti la Lazio trasforma una serata complicata in una partita da amministrare.
Per il Venezia è un colpo durissimo. Prima il rigore fallito, poi due reti incassate nel giro di pochi minuti.
La Lazio, invece, acquista sicurezza. Non ha bisogno di strafare: controlla, protegge il vantaggio e accompagna la partita verso il triplice fischio.
Finisce 0-2.
Tre punti conquistati attraverso la capacità di soffrire prima ancora che attraverso il gioco. Ed è probabilmente questo l'aspetto che può soddisfare maggiormente Gattuso.
Gattuso e quel DNA da costruire
Le parole pronunciate dall'allenatore biancoceleste prima del calcio d'inizio assumono, alla luce del risultato, un significato particolare.
Gattuso aveva invitato i suoi a dimenticare la classifica e a concentrarsi sulla costruzione di un'identità precisa: «Noi non dobbiamo vedere le classifiche e ciò che fanno gli altri ma creare il nostro DNA, che dev'essere quello di non mollare mai».
E aveva messo in guardia la squadra proprio dal pericolo di sentirsi arrivata troppo presto. Alla vigilia aveva chiesto di non «peccare di presunzione», ricordando che quanto raccolto fino a questo momento è stato ottenuto giocando di squadra, con “veleno” e spirito di sacrificio.
Il campo, almeno questa sera, sembra avergli dato una risposta.
La Lazio non ha dominato dall'inizio alla fine. Ha rischiato, ha attraversato momenti complicati e ha avuto bisogno del proprio portiere per rimanere in partita. Ma non si è disunita.
Ha aspettato. E quando si è presentata l'occasione, ha colpito.
Prima Zaccagni, poi Noslin.
Il pensiero per Sandro Mazzola
Prima della gara c'è stato spazio anche per un momento che va oltre il calcio giocato.
Gattuso ha voluto ricordare Sandro Mazzola, scomparso nelle scorse ore: «È un pezzo di storia che se ne va. Condoglianze alla famiglia».
Anche al Penzo, prima del fischio d'inizio, è stato osservato un minuto di raccoglimento in sua memoria.
Un'immagine che ha unito idealmente questa giornata di campionato nel ricordo di uno dei grandi protagonisti del calcio italiano.
Tre squadre a quota 13
La vittoria di Venezia acquista ancora maggiore importanza guardando quanto accaduto poche ore prima all'Olimpico.
Roma e Inter si erano fermate sul 2-2. La Lazio ne approfitta e raggiunge entrambe a quota 13 punti dopo cinque giornate.
È ancora presto per trasformare la classifica di settembre in qualcosa di definitivo. Cinque giornate rappresentano soltanto l'inizio di una stagione lunga, nella quale gli equilibri possono cambiare rapidamente.
Ma questa Lazio comincia a mostrare qualcosa che va oltre i numeri.
Mostra carattere.
Quello stesso carattere invocato da Gattuso quando parla di “DNA”, di elmetto, di una squadra che non deve sentirsi arrivata e che deve imparare a rimanere dentro le partite anche quando le cose non funzionano.
A Venezia è successo proprio questo.
Mandas ha tenuto aperta la porta quando il Venezia poteva cambiare la storia della serata. Zaccagni l'ha indirizzata. Noslin l'ha chiusa.
Il resto lo racconta il tabellone del Penzo: Venezia 0, Lazio 2.
E soprattutto lo racconta la classifica.
La Lazio è lassù, insieme a Roma e Inter. Ma Gattuso, probabilmente, preferirà continuare a guardare il campo. Perché il suo messaggio è semplice: niente voli, niente presunzione. Elmetto in testa e avanti, una partita alla volta.

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