La notizia è arrivata dalla Germania nel primo pomeriggio, quasi in punta di piedi, eppure capace di lasciare un vuoto immediato.
Alice ed Ellen Kessler, le gemelle che per decenni hanno portato sul palco un’idea di eleganza leggera e identica a se stessa, sono morte insieme nella loro casa di Grünwald, un sobborgo tranquillo vicino a Monaco di Baviera. Avevano 89 anni, un’età che avevano attraversato con quello stesso passo sincronizzato che era diventato la loro firma.
A diffondere la notizia è stata la Bild, seguita dall’agenzia Dpa. La polizia di Monaco, chiamata poco dopo mezzogiorno, ha trovato le due sorelle già senza vita. Gli agenti della squadra speciale K12 hanno escluso subito il coinvolgimento di terzi. Nessun segno di violenza, nessun elemento che facesse pensare a qualcos’altro. Solo un silenzio “ordinato”, come lo ha definito un inquirente citato dai media tedeschi.
La Bild ha aggiunto un dettaglio che pesa più degli altri: le gemelle avrebbero scelto il suicidio assistito. Non c’è conferma ufficiale, ma è una possibilità che, per chi ha seguito la loro storia, suona quasi coerente. Le due sorelle sono state inseparabili per tutta la vita, sul palco e fuori, e sembra che anche il loro testamento lo dica chiaramente: “Vogliamo essere messe assieme nella stessa urna”.
Il loro nome evoca subito un’epoca: le coreografie perfette, i sorrisi uguali al millimetro, il varietà che riempiva le case italiane in bianco e nero. Eppure ridurle a un ricordo televisivo sarebbe ingiusto. Le Kessler sono state, per molte generazioni, un modo gentile di stare nello spettacolo: precise senza essere fredde, brillanti senza strafare.
E allora la notizia della loro morte – così simultanea, così privata – lascia nello spettatore di un tempo una sensazione strana, un misto di malinconia e di gratitudine. Come quando si chiude una stagione della televisione che credevamo già archiviata, e invece era rimasta lì, da qualche parte, a ricordarci un’epoca meno urlata, più composta..
Oggi la loro scomparsa colpisce anche per questo: per quell’idea di complicità assoluta che non hanno mai nascosto e che ora sembra aver trovato il suo ultimo capitolo. Nessun clamore, nessun effetto speciale. Solo due sorelle che, fino all’ultimo, hanno scelto di restare insieme.
