di  Carmensita Furlano

I DSA creano insicurezza durante l'esecuzione grafica, a causa di una non corretta percezione della forma e della grandezza dei segni da riprodurre, un insufficiente orientamento spaziale e una incapacità di operazioni concrete, secondo la terminologia di J. Piaget.

È stato dimostrato come i Disturbi Specifici dell’Apprendimento non si manifestano solo nelle ormai conosciute scritture disordinate, esistono svariati casi in cui vi sono bambini e adolescenti che pur esprimendosi ordinatamente sul foglio, possono essere inquadrati nei DSA, tutto questo grazie proprio allo studio della scrittura attraverso la Grafologia.

Perchè la Scrittura è il primo ed il più importante, in assoluto, TEST PROIETTIVO dell’essere umano, infatti la scrittura a livello sostanziale è il precipitato esistenziale materializzato di ogni soggetto scrivente depositato sul foglio (campo scrivente) dalla mano (mezzo); a livello scientifico è movimento che discende dal cervello, è dinamismo e non staticità. Quindi Scrittura equivale a Intero Mondo della Persona interiore ed esteriore, intelligenza e sentimento, cuore e ragione, posto sulla carta.

La Grafologia studia la neurofisiologia del movimento, ciò che ci contraddistingue l’uno dall’altro, e che attraverso esso sono esercitate tutte le nostre funzioni fisiche e neurologiche, come la tenuta della penna sul foglio, la tenuta del foglio, la concentrazione, l’uso corretto del linguaggio con la punteggiatura, lo spazio tra le parole, la memoria sia per non dimenticare ciò che si pensa e si vuol scrivere e sia per la corretta costruzione di ogni singola lettera.

La nascita della rieducazione è la conseguenza degli studi di numerosi esperti, non si deve dimenticare che la disgrafia è stata la prima ad essere considerata, solo in tempi recenti sono state aggiunte le sorelle “minori” ma solo per fama: dislessia, discalculia, disortografia.

Negli anni ’50 Hélène de Gobineau grafologa e medico, considerata, con Roger Perron, la fondatrice della grafometria, lo studio scientifico della scrittura e delle dimensioni dei caratteri delle lettere, il suo più noto successore, Julian de Ajuriaguerra, nel 1966 definisce la disgrafia come “Un deficit del tracciato grafico”. Psichiatra, elaborò un modello di evoluzione della scrittura articolato in tre fasi: pre-calligrafica (1° e 2° elementare), calligrafica (3°, 4° e 5° elementare) e post-calligrafica (dalle scuole medie in poi) e mise a punto, con la sua equipe, le scale E e D attraverso la grafometria, La scala E (da enfant,) analizza 30 componenti grafiche infantili ed è composta da 2 sottoscale, una costituita da 14 item detti EF (item forma), l’altra composta da 16 item detti EM (item movimento).

 

La scala D, composta da 25 item, 11 dei quali corrispondenti ad altrettanti item della scala E, serve in primo luogo a stabilire se e quanto il soggetto sia disgrafico e in secondo luogo ad individuare l’area di disgrafia prevalente fra tre possibili: mancanza di organizzazione nell’impaginazione, maldestrezza, errori di forme e proporzioni.

Le ricerche di Ajuriaguerra, risalenti ai primi anni ’60, hanno individuato cinque sottotipi di disgrafia catalogati usando delle definizioni grafologiche, come le:

1 - Scritture Impulsive, 2 - Scritture Rigide, 3 - Scritture Molli, 4 - Scritture Maldestre, 5 - Scritture lente e precise.

Robert Olivaux,grafologo, medico, psicologo, elabora un metodo di rieducazione sul gesto che traccia alcune forme fondamentali in sequenza progressiva come le coppe, le ghirlande, gli occhielli, le spirali, le onde, le arcate (tutti segni del pregrafismo studiate in grafologia per la costruzione delle lettere), per acquisire scioltezza ed agilità, miglioramento della postura e la tenuta della evitando alcuni comportamenti problematici. Lo stesso ha creato la prima Associazione di Rieducatori della Scrittura. Una delle sue pubblicazioni più importanti resta “Pedagogia della scrittura e grafoterapia”, opera nella quale illustra la metodologia da lui improntata. Individua la disgrafia in 3 livelli in relazione in negativo ai 3 livelli della acquisizione della funzione della Scrittura: come l’Apprendimento della scrittura, la comunicazione di noi attraverso la scrittura e la propria rappresentazione personale attraverso la scrittura

Ursula Avé-Lallemant, tedesca nata nel 1913, grafologo, definì i cosiddetti “segnali d’allarme” usando elementi importanti della scienza grafologica come lo spazio, forma, movimento e tratto, che aiutano ad intervenire per correggere. L’esame grafologico di scritture con DSA risulta davvero importante (bambini, adolescenti o adulti che siano) perché fornisce indicazioni molto utili per comprendere meglio ogni singola situazione e costruire interventi di prevenzione o compensativi/rafforzativi più mirati tenendo presente anche i casi di comorbilità (più patologie insieme).

 In Italia, fino alla fine del secolo scorso, la Rieducazione della Scrittura era poco conosciuta. È grazie alla Cattedra di Grafologia Moretti dell’Università di Urbino che la si apprende e poi la famosa Alessandra Venturelli, pedagogista e grafologa elabora sulla base degli insegnamenti precedenti un suo metodo.

Anche lo scarabocchio (dal francese “escarbot” = scarabeo, insetto tozzo e massiccio che può evocare un disegno informe) è importante nello studio dei DSA, a pochi mesi il bambino è capace di lasciare una traccia di sé e lo può fare attraverso due modi:

 

-  traccia sonora: suoni gutturali per comunicare con gli altri

-  traccia grafica: segni grafici e scarabocchi il dialogo con sé stesso.

 

I bambini eseguono lo scarabocchio facendo uso di due atteggiamenti opposti e universali:


 

 

Il professor Rocco Quaglia (psicologo/psicoterapeuta) spiega lo scarabocchio per i DSA con la teoria di Pulver (uno dei padri della grafologia – ha studiato il simbolismo spaziale): lo spazio grafico (il foglio di carta) rappresenta il nostro spazio vitale, cioè il campo grafico all’interno del quale l’individuo si muove come si muoverebbe nella società, suddividendo il foglio con una diagonale immaginaria che va dall’angolo in alto a sinistra e termina nell’angolo in basso a destra, dividendo così il foglio in due luoghi. Il luogo materno, a sinistra, e il luogo paterno, a destra.

A conclusione di questa sintesi perché in tanti possano conoscere, la figura del Grafologo Rieducatore della Scrittura può e deve far parte delle equipe di lavoro per i DSA, esistono i comitati scientifici di studio per i DSA (composti da vari specialisti) e ad oggi solo due regioni italiane hanno inserito tale figura con legge regionale: le Marche ed il Molise. il Ce.Siog (Associazione nazionale e professionale Grafologi, Educatori del Gesto Grafico e Rieducatori della Scrittura) ha avanzato una proposta al Ministero della salute nel 2017, di riconoscere la figura del “Tecnico Grafologo Rieducatore della scrittura”, quale professione sanitaria, al fine di dar luce ad una nuova figura specializzata integrativa della équipe multidisciplinare per poter garantire gli obiettivi previsti dalla legge n. 170/2010, perché neuropsichiatri infantili, psicologi, logopedisti sono tutti manchevoli di specifici studi e competenze specialistiche in tema di valutazione del gesto grafico e del relativo aspetto grafo-motorio.  Il Prof. Cesare Cornoldi, tra i massimi esperti internazionali nei DSA, ha affermato che:  " . . .il concetto di disgrqfìa rimane tuttora poco chiaro e ancora meno chiari sono i criteri che possono giustifìcare una diagnosi di disgrqfia” , il tecnico grafologo rieducatore della scrittura,allora diventa importante non perché è il più bravo di tutti, “ma proprio  in virtù del conseguimento del titolo studio in scuole riconosciute, mostra alta competenza specialistica nello studio del gesto grafico”.

 

 

 

 

Info Autore
Carmensita Furlano
Author: Carmensita Furlano
Biografia:
Vivo a Cosenza, sono laureata in giurisprudenza con una tesi sperimentale dal titolo: "La Procura Nazionale Antimafia". Svolgo l'attività di Grafologo, specializzato in grafologia giudiziaria e grafopatologia forense. Insegno grafologia pastorale e sono anche perito ecclesiastico. Giornalista pubblicista, iscritta all'ordine della Calabria dal 2006. Sono Caporale ad Honorem del 1° Reggimento bersaglieri dal 2007. Amo la musica, la fotografia, la scrittura, i libri. Amo viaggiare per conoscere e imparare.
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