Il presidente Nawrocki denuncia la presa forzata della Corte costituzionale. Il governo europeista di Donald Tusk parla di ripristino della legalità. Cresce la tensione nel Paese
di Monica Vendrame
La Polonia attraversa una delle più gravi crisi istituzionali degli ultimi anni. A Varsavia si parla apertamente di colpo di Stato, dopo quanto accaduto nella serata del 30 ottobre presso la sede del Tribunale costituzionale.
Sette giudici eletti dal Parlamento, accompagnati dagli agenti del Servizio di protezione dello Stato, sono entrati nell'edificio. La giudice Anna Korwin-Piotrowska ha annunciato la sospensione del presidente della Corte, Bogdan Święczkowski, e del suo vice. Le forze dell'ordine hanno presidiato la zona, mentre centinaia di manifestanti si sono radunati per protestare.
Il presidente della Repubblica, Karol Nawrocki, vicino alla destra nazional-conservatrice, ha interrotto un viaggio ufficiale verso il Senegal ed è rientrato d'urgenza a Varsavia. Ha denunciato la violazione dell'ordine costituzionale e la presa con la forza di un organo dello Stato, convocando consultazioni straordinarie con le forze politiche.
Di tutt'altro avviso il primo ministro Donald Tusk, alla guida di un governo europeista, che considera l'intervento parte del processo necessario a ristabilire lo Stato di diritto dopo le controverse riforme della giustizia introdotte dai precedenti governi conservatori.
Lo scontro, dunque, non riguarda soltanto la magistratura. Investe i rapporti tra governo e presidenza della Repubblica, contrapponendo due visioni profondamente diverse del ruolo delle istituzioni e dei rapporti con l'Unione europea.
Ma si può davvero parlare di golpe? Al momento non esiste un accertamento che consenta di definirlo tale. Restano però le accuse del capo dello Stato, la contestata sospensione dei vertici della Corte e l'intervento delle forze di sicurezza.
La questione è tutt'altro che secondaria: quando il controllo di un organo costituzionale diventa terreno di scontro politico, il confine tra ripristino della legalità e violazione delle regole democratiche merita la massima attenzione.
E la domanda, oggi, rimane aperta: in Polonia si sta difendendo la Costituzione oppure la si sta violando in nome della sua difesa?
