Giornalisti in fuga dalla sala stampa del Consiglio europeo per colpa di un misterioso petomane. La diplomazia internazionale resta senza fiato e, per una volta, non è una metafora
BRUXELLES – Dopo anni di vertici inconcludenti, trattative estenuanti, promesse evaporate e dichiarazioni gonfie di retorica, finalmente dall'Europa arriva una notizia destinata a lasciare il segno. O, quantomeno, una scia.
Un misterioso petomane ha messo in fuga i giornalisti dalla sala stampa del Consiglio europeo.
Avete letto bene. Non un attentato, non una minaccia terroristica, non l'annuncio di una nuova crisi internazionale. Una flatulenza. Anzi, a quanto pare, più di una.
La notizia, raccontata dalla giornalista Zoya Sheftalovich di Politico e ripresa dal Fatto Quotidiano, ha dell'incredibile. I cronisti, riuniti in attesa del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sarebbero stati costretti ad allontanarsi a causa di un odore insopportabile. E non sarebbe stata nemmeno la prima volta.
Insomma, mentre i grandi della Terra discutono di missili, deterrenza e sicurezza internazionale, qualcuno ha deciso di sperimentare un sistema di dissuasione decisamente più economico.
Niente carri armati, niente droni, niente finanziamenti miliardari. È bastato un colpo d'aria.
E soprattutto, senza chiedere un centesimo ai contribuenti europei.
L'episodio apre interrogativi di straordinaria rilevanza geopolitica.
Chi è il misterioso attentatore olfattivo? Agisce da solo? Dispone di complici? Si tratta di un gesto spontaneo oppure di un'operazione accuratamente pianificata?
Immaginiamo già una commissione straordinaria incaricata di valutare il livello di emissioni consentito durante le conferenze stampa. Seguiranno un regolamento di quattrocento pagine, diciassette emendamenti, una direttiva sulla qualità dell'aria e un fondo speciale per l'acquisto di deodoranti.
D'altra parte, Bruxelles possiede una consolidata esperienza nel produrre montagne di carta. Questa volta, però, potrebbe rendersi necessario un altro tipo di rotolo.
In fondo, che cosa avrebbe fatto di tanto straordinario il nostro misterioso protagonista?
Ha semplicemente prodotto un'emissione gassosa in un ambiente dove, da anni, si registra un'impressionante concentrazione di discorsi fumosi, promesse gonfiate e dichiarazioni destinate a disperdersi nell'atmosfera.
La differenza è che le sue emissioni avrebbero provocato conseguenze immediate.
Un risultato che diversi governi europei potrebbero soltanto invidiare.
C'è poi un particolare sul quale merita soffermarsi.
I giornalisti sarebbero fuggiti.
Un evento quasi commovente, considerando che la politica europea riesce abitualmente a trattenere tutti per ore davanti a conferenze stampa nelle quali si ripetono le stesse frasi senza approdare a una conclusione.
È servita una flatulenza per ottenere ciò che anni di comunicati ufficiali non erano riusciti a fare: liberare la sala.
Sui social, intanto, è partita la caccia al responsabile.
E mentre gli investigatori dell'olfatto cercano disperatamente un colpevole, qualcuno potrebbe già avere la soluzione pronta: “HA STATO PUTIN!”. Del resto, in tempi di tensioni internazionali, vuoi vedere che anche una flatulenza diventa un caso di interferenza russa?
Ma il fantomatico petomane continua a godere della più assoluta impunità. E se davvero fosse un giornalista, ci troveremmo davanti a un caso senza precedenti: un rappresentante dell'informazione capace di produrre una notizia senza scrivere nemmeno una riga.
Un talento naturale.
E qui, cari lettori, una riflessione s'impone.
In un continente attraversato da tensioni, divisioni e problemi giganteschi, forse questa piccola, grottesca vicenda può regalarci qualcosa di prezioso: una risata.
Perché ridere del potere, delle sue liturgie e delle sue infinite contraddizioni è ancora una delle libertà più salutari che possediamo.
In conclusione, a Bruxelles tutti invocano un'Europa capace di cambiare aria.
Uno sconosciuto ha preso l'invito alla lettera.
