di Michele Petullà

 

Calabria, terra di immigrazione ma anche di emigrazione. Barconi che vengono, ma anche barconi (metaforicamente parlando) che vanno. I giovani fuggono dalla Calabria, sempre più numerosi. È la fuga dei cervelli. È l’esodo del capitale umano.

Un esodo continuo e sempre più corposo, tanto da raggiungere, ormai, livelli veramente preoccupanti. Un fenomeno sociale che rischia di gettare la già fragile Calabria in una strada senza ritorno, senza futuro. Perché il problema dell’emigrazione giovanile, che colpisce particolarmente la Calabria, rischia seriamente di avere come conseguenza, nel tempo, un continuo degrado e impoverimento del territorio e del sistema sociale. Perdendo progressivamente il proprio capitale umano, infatti, la Calabria difficilmente potrà trovare le forze e gli stimoli necessari per avviare quel processo di sviluppo sociale ed economico di cui ha tanto bisogno, ma che tarda ad innescarsi. La Calabria, così, snobbata dai suoi giovani, rischia di perdere progressivamente anche il suo domani.  

Una mutazione antropologica del fenomeno emigrazione. L’esodo continuo che si sta verificando, nel silenzio assoluto delle istituzioni e della politica, è forse peggiore di quello dell’Anteguerra o dell’emigrazione degli anni Cinquanta e Sessanta. La maggior parte dei giovani va a studiare, o a cercare lavoro, in altre regioni italiane e molti si spingono anche oltre, all’estero, abbandonando definitivamente la nostra regione. E non è certamente da biasimare la scelta di questi giovani che, “traditi” dalla loro terra, intraprendono un percorso di studio o di lavoro fuori dalla Calabria, dove le prospettive sono per loro ormai quasi inesistenti.

Una vera e propria mutazione antropologica del fenomeno dell’emigrazione si è verificata nel corso degli ultimi anni, rispetto a come abbiamo conosciuto il fenomeno stesso nella nostra storia sociale, la cui portata e il cui valore non sono ancora ben compresi e adeguatamente indagati e tematizzati. Sembrano lontani, infatti, i tempi delle “valigie di cartone”: tempi in cui si partiva per lavorare lontano dalla propria terra d’origine, con l’obiettivo di farsi una posizione lavorativa per poi tornare e godere i frutti del proprio sacrificio, con la propria famiglia, mentre con le “rimesse” dei lavoratori si costruivano le case e si sposavano i figli. Oggi, invece, la moderna emigrazione vede sempre più giovani che partono, lasciano la loro terra senza alcuna prospettiva di farvi ritorno, ma piuttosto con la prospettiva di farsi un futuro in altri luoghi, lontano dalla loro terra d’origine: e i loro genitori sempre più spesso comprano casa in quei luoghi, vi mettono definitivamente “radici”.

Come ci dice Roberto, giovane studente di Ingegneria a Milano: “Il vero problema, per quanto mi riguarda, sono le possibilità, le opportunità che un luogo ti dà per inserirti adeguatamente nel mondo del lavoro e nella vita sociale. A Milano, dove c’è una realtà sicuramente più dinamica rispetto a qualsiasi altra città della Calabria, penso di poterle trovare queste possibilità e queste opportunità, anzi ci credo fermamente. Specie se sei bravo ed hai alle spalle un curriculum formativo importante. Cosa che in Calabria, purtroppo, non è assolutamente garantita, anzi, specie se non hai le conoscenze giuste, e comunque si tratterebbe sempre di accontentarsi, anziché di poter scegliere. Dopo il primo anno passato in una casa in affitto, assieme ai miei genitori abbiamo deciso di comprare casa a Milano, utilizzando parte dei risparmi di famiglia e i fondi di un mutuo stipulato con una banca di Milano. Così, anche i miei genitori, quando possono, vengono a passare qualche periodo di tempo con me. Ormai è qui, comunque, che credo di sviluppare le prospettive future della mia vita lavorativa e sociale”.    

Parole pesanti, come quelle di tanti altri giovani calabresi, sempre più numerosi, che volgono ormai altrove lo sguardo delle loro speranze e del loro futuro. Pensieri, non privi di una velata malinconia, i quali ci dicono che ci sono grosse rughe scavate sul volto di questa Calabria, attorno agli occhi sempre più pigri e dolenti di questa regione in raccolta, che lentamente, ma inesorabilmente, sembra spegnersi. Un grigiore che pesa ancor di più sulle spalle della generazione senza lavoro e senza prospettive.

I numeri di un fenomeno sociale lento ma inesorabile. Un fenomeno sociale che ritorna, dunque, e si rinnova, per i nuovi emigranti della Calabria, come emerge dagli studi e dalle ricerche fatte, a più riprese, sull’argomento. Basta citare il recente Rapporto sulle migrazioni realizzato dall’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del C.n.r., secondo il quale gli esodi maggiori colpiscono proprio la regione Calabria, e la provincia di Vibo Valentia in particolare. I numeri dicono, infatti, che tra le cinque provincie calabresi è proprio quella di Vibo Valentia ad avere la maggiore incidenza di partenze (circa il 30%), seguita da Cosenza (circa il 20%), Reggio Calabria, Catanzaro e Crotone (circa il 16%).

A confermare questa inesorabile tendenza, poi, c’è il Rapporto Svimez 2020 sul Mezzogiorno, secondo cui la Calabria sembra letteralmente sprofondare. Il quadro che emerge da questo Rapporto è davvero preoccupante: la Calabria nell’anno del Covid-19 non solo ha perso l’8,9 del suo Prodotto Interno Lordo, e dunque della sua ricchezza totale, ma ha anche registrato una continua fuga dei giovani, rappresentando la regione italiana con il più elevato tasso migratorio.

Il lento ma inesorabile calo demografico della Calabria è confermato anche da un recente studio dell’Osservatorio “Laboratorio economico-territoriale sulle politiche del lavoro” del Dipartimento regionale del Lavoro della Regione Calabria, pubblicato nella Rubrica n. 4 del21 marzo 2021. Lo studio, che analizza gli effetti della crisi sul mercato del lavoro della regione, mette in evidenza una “consolidata tendenza alla contrazione della popolazione residente”: nel periodo preso come riferimento, 2004-2020, infatti, la Calabria ha registrato una contrazione di 104.682 mila residenti, passando dai 1.998.792 del 2004 ai 1.894.110 del 2020, con una variazione negativa del 5,2%. Solamente nell’ultimo anno la Calabria ha perso 17.911 abitanti rispetto al 2019.

Altri studi si possono citare, altre ricerche ed altri rapporti, ma tutti conducono, inesorabilmente, allo stesso denominatore comune. Tutti i dati a disposizione, infatti, disegnano una Calabria che invecchia sempre più, con una popolazione in età lavorativa sempre meno numerosa e significativa che, pertanto, ha come conseguenza un impatto negativo anche sul mercato del lavoro. 

I due volti (sociali) della Calabria. A leggere i numeri, ad osservare immagini e foto dei giovani in partenza, sembra di rivivere un triste passato. D’altra parte, la Calabria sembra non essere più un paese per i giovani. È un esodo continuo, uno stillicidio di giovani: costretti ad emigrare dalla loro terra per costruirsi altrove un futuro che nella loro terra stentano ad intravvedere.

Questo ci dice l’amara testimonianza di Francesca, giovane e brillante economista, calabrese d’origine ma ora cittadina del mondo, raggiunta per telefono: “Dopo la maturità sono andata a studiare a Milano, all’Università, dove ho conseguito la Laurea in Economia. Non c’ho pensato un istante, ho seguito le orme di mio fratello, che già qualche anno prima di me aveva fatto la stessa scelta e poi lì è rimasto a lavorare. Una scelta di vita. Una scelta dolorosa dal punto di vista affettivo e sentimentale, perché mi portava lontano dai miei genitori, dalla mia famiglia, dai miei amici, dai miei affetti, dalla mia terra, dalle mie radici. Ma una scelta che ho ritenuto necessaria per il mio futuro; quel futuro che la mia terra non poteva garantirmi e che a molti altri giovani, prima di me, aveva già negato. Dopo un Corso di perfezionamento post-universitario sono andata a Londra, dove ho trovato subito un lavoro, qualificato e prestigioso, nella City, presso un’importante istituzione finanziaria. Adesso è qui la mia vita. Qui ho messo radici e costruito nuove relazioni sociali. Sono soddisfatta e se potessi tornare indietro rifarei la stessa scelta”.     

I giovani del Sud, e della Calabria in particolare, dunque, se ne vanno, lasciano la loro terra, e definitivamente; vanno a studiare o a lavorare sempre più altrove. Molte sono le ragioni di questa tendenza, ma quella essenziale è la carenza strutturale di occasioni di lavoro qualificato. Come conseguenza si produce un circolo vizioso di ulteriore indebolimento del sistema formativo e universitario meridionale, che invece di produrre trasformazioni virtuose finisce per adagiarsi su un sistema produttivo e un contesto sociale già indebolito e con scarsa capacità di innovazione. Questo fenomeno sociale, inoltre, priva la regione delle forze più giovani e qualificate, sulle quali si dovrebbe fondare un solido processo di sviluppo economico e sociale.

Calabria e storie di cervelli in fuga, dunque. Calabria, terra martoriata, svenduta, umiliata, spreco di denaro pubblico. Calabria, terra meravigliosa di mare e monti, bella, piena di sole, ricca di tradizioni e di storia. Questa è la Calabria: croce e delizia, angelo e demone, i due volti sociali della nostra amata terra. Viene spontaneo chiedersi: come sarebbe questa nostra terra se desse la possibilità di rimanere ai suoi giovani? Un interrogativo al quale è difficile, se non impossibile, dare una risposta certa e univoca. Possiamo solo immaginare quello che potrebbe essere e, invece, non è.

Un detto attribuito al Dalai Lama recita cosi: “Dona a chi ami ali per volare, radici per tornare e motivi per rimanere”. Ecco, fino ad oggi ai giovani calabresi le istituzioni non hanno dato alcun buon motivo per rimanere, non li hanno nemmeno amati veramente e nulla hanno fatto per tenerli legati alle loro radici. Questo è il segno più evidente del fallimento di un’intera classe politica e dirigente, a tutti i livelli, nazionale e locale.

È tempo (un tempo non più rimandabile), dunque, che i politici di turno e le istituzioni smettano di vedere il problema del Mezzogiorno, il problema della Calabria, come il luogo ed il terreno dei proclami e delle promesse non mantenute, come arma elettorale per raccogliere voti in vista delle elezioni, e comincino seriamente ed onestamente, finalmente, a lavorare per invertire la rotta e recuperare il terreno perduto, prima che sia troppo tardi. Per dare ai giovani calabresi sufficienti motivi per rimanere e radici forti per farli tornare. Per non far morire, definitivamente, la speranza. Perché la speranza, come spazio vitale, deve essere elemento essenziale e fondamentale della nostra cultura e del nostro agire sociale. E la Politica deve saper restituire a tutti, e soprattutto ai giovani, la speranza nel futuro. In un futuro migliore!

 

Info Autore
Michele Petullà
Author: Michele Petullà
Biografia:
Laureato in "Scienze Politiche e Sociali" presso l'Università di Torino, ho conseguito il Master in "Teoria Critica della Società" presso l'Università Bicocca di Milano ed il Master in "Comunicazione e Cultura" presso l'Università Lateranense di Roma. Ho seguito il Corso di Formazione per "Redattore-Consulente di Casa Editrice" presso l'Agenzia Letteraria "La Bottega Editoriale" di Roma. Sono Giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2010; Sociologo, iscritto all'ASI (Associazione Sociologi Italiani), componente del Direttivo regionale e Addetto Stampa della Deputazione calabrese; Educatore Finanziario AIEF (Associazione Italiana Educatori Finanziari). Sono autore delle seguenti pubblicazioni: "Analisi sociologica dell'Informazione televisiva quotidiana: modelli professionali e routines produttive" (Tesi di Laurea, UniTo); "Un Uomo. Una Storia" (Racconto storico, Adhoc Edizioni); "Dall'Osanna alla Risurrezione" (Saggio, Adhoc Edizioni); "Opinione Pubblica, Stereotipi, Democrazia: il contributo di Walter Lippmann riletto al tempo dei new media" (UniMiB); "Frammenti d'Anima" (Meligrana Editore). Scrittore e autore di poesie, mi occupo in particolare di cultura, attualità e società. Sono interessato allo studio e alla ricerca nel campo delle Scienze sociali ed umane. Amo l'arte in genere ed in particolare la poesia e la musica. Son l'uomo dai mille pensieri, la vita mi mormora parole d'amore e libere le lascio volare, tra la terra ed il cielo!
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