di Giovanni Macrì
Alle pendici del vulcano Etna, in Sicilia, nello specifico nei territori di Nicolosi (zona di Monte Gorna) Adrano, Linguaglossa, Bronte, Randazzo, Santa Maria di Licodia, Castiglione di Sicilia, poste in posizione rilevante e distribuite lungo una fascia ben individuata e immerse nell'amena campagna etnea, si possono incontrare una quarantina di particolari costruzioni dall’aspetto singolare che ricordano proprio, in piccolo, le maestose piramidi mesoamericane. Sono denominate localmente "Turritti" (Torrette) e si tratta di imponenti strutture realizzate con blocchi di lava posizionati a secco. Hanno una base quadrilatera sulla quale, a volte, insiste una torre subcilindrica, donde il nome... “Torrette”. Alcune di queste costruzioni superano abbondantemente i trenta metri.
Queste strutture conferiscono una nota del tutto particolare al paesaggio. In passato molte “Torrette” furono demolite per ricavarne pietrame di sostegno ai vigneti e, di recente, per trarne materiale scelto da costruzione.
Possono essere su base tonda o quadrata e, attraverso una serie di gradoni, vanno a creare una struttura piramidale.
La funzione e la datazione di queste torrette è tutt’ora oggetto di dibattito. Alcune teorie propendono che non si tratti di vere piramidi antiche, ma di consistenti accumuli di pietre (spesso a gradoni o coniche) realizzati attraverso l'operazione agricola nota come “scatinu”, una sorta di pulizia del terreno dei massi più grossi.
Alcune presentano delle piccole camere al loro interno, aperture orientate, scale o nicchie.
Per quanto riguarda, invece, le loro origini, l’ipotesi più accreditata tra gli studiosi locali, oltre quella dell’accumulo espressa dal dottor Fabrizio Meli, è che siano state costruite tra il XVII e il XVIII secolo dagli agricoltori della zona, come ricoveri temporanei nei vigneti e nei campi o depositi di attrezzi, punti di osservazione o elementi di delimitazione dei terreni. Quindi, nessun mistero e soprattutto nessun reperto millenario. Le piramidi esistono, sicuramente, ma sono soltanto dei cumuli creati dai contadini man mano che dissodavano i terreni.
Esistono anche altre ipotesi più suggestive (ma meno supportate da prove archeologiche) che le collegano a: culti astronomici, popolazioni pre-elleniche e strutture megalitiche molto più antiche. Tuttavia, al momento non ci sono evidenze scientifiche solide che le facciano risalire a epoche remote.
Anche il sito del FAI “Fondo per l'Ambiente italiano” ha sottolineato l’importanza storica delle piramidi siciliane. Per tale motivo, nel 2018, l’Associazione “Free Green Sicilia - Beni Culturali” ha lanciato un appello per la salvaguardia di queste costruzioni da piani regolatori, incuria e speculazioni edilizie che potrebbero distruggere per sempre la loro esistenza.
Le piramidi siciliane sono sicuramente la testimonianza di un passato che unisce storia, mito e rapporto con la natura, così presente e viva alle pendici dell’Etna.
Si possono fare dei raffronti con le “Tholos”, strutture a forma circolare costruite a secco, indicanti costruzioni a pianta circolare con copertura a falsa cupola, diffuse anche nell’area etnea e in altre zone della Sicilia.
Due tipi di Tholos:
- preistoriche, sviluppate nel Bronzo Tardo - civiltà micenea (II millennio a.C.) utilizzate come sepolcri ipogei
- quelle rurali, utilizzate dai pastori come ricovero, deposito agricolo o riparo temporaneo (Medioevo–XIX secolo)
In Italia abbiamo altri esempi quali i Nuraghi in Sardegna (Età del Bronzo, circa 1900–730 a.C.). e i Trulli ad Alberobello in Puglia
Mentre, in altri luoghi del pianeta, come le Canarie e le Mauritius, ad esempio, esistono delle piramidi molto simili a quelle siciliane. Oltre la sorprendente somiglianza fisica, e alla presenza della pietra lavica, ciò che accomuna questi due siti con quello etneo è lo scopo di tali costruzioni: anche le piramidi delle Canarie e della Mauritius sarebbero sorte recentemente, ad opera di contadini del luogo, al fine, anche in questo caso, di privare i terreni delle pietre poste nei campi da coltivare.
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