C’è un’Italia che non finisce mai nei telegiornali, fatta di gesti semplici, spontanei, di un’umanità gentile che ti apre la porta di casa senza chiedere nulla in cambio. Il giornalista Paolo Di Mizio ci regala un frammento di questa Italia, vissuto a Chiaravalle Centrale, in Calabria, dove l’ospitalità diventa racconto, e il cibo un linguaggio universale di affetto. Lo pubblichiamo con gratitudine, perché è proprio questa l’Italia che ci piace
VIVA IL SUD
di Paolo Di Mizio
L'albergo è a conduzione familiare e non ha un ristorante. Sono le due del pomeriggio e chiedo alla signora alla reception e a sua figlia Concetta, che poi sono anche le titolari dell'albergo, dove posso trovare un ristorante per pranzare.
La signora mi fa: «Ma perché vuole camminare, con questo caldo?»
(In verità, sono solo 30 gradi e c'è un bel venticello.)
«Venga con me» mi dice.
Mi porta nella casa accanto all'albergo: è la loro abitazione. Mi apparecchia la tavola sulla terrazza, e per cominciare mi serve un vino rosso locale e acqua minerale: davanti a me splendide colline e l'antico monastero dei frati Cappuccini.
In pochi minuti la signora sforna uno spaghetto al dente con sugo di pomodoro e peperoncino che non ne mangiavo uno così buono da anni, anzi da decenni. E a seguire prosciutto e melone, mentre la signora e la figlia Concetta mi mostrano una cassetta con i fiori di zucca e le altre verdure che «il contadino ci ha appena portato. Prendiamo tutto dai contadini».

Loro hanno già mangiato, hanno cucinato solo per me. Un pranzo delizioso, avvolto nel vento leggero delle colline, con la visione di un mare di verde e lassù il monastero dei Cappuccini, per ricordarci che la carne è fatta anche di anima, o meglio che l’anima è fatta anche di carne.
Tutto questo a Chiaravalle Centrale, provincia di Catanzaro, 500 metri sul livello del mare.
Quando si dice l’ospitalità del Sud.
Viva la Calabria! Viva il Sud, sempre!
Racconto e foto gentilmente concessi da Paolo Di Mizio
Redazione a cura di Fiore Sansalone / La Voce agli Italiani

