di Monica Vendrame
Finalmente uno spiraglio. I tre bambini della cosiddetta “famiglia del bosco” potranno tornare dai genitori. Ma non definitivamente.
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto un progressivo riavvicinamento: rientri diurni immediati nella casa di Palmoli e, da ottobre, pernottamenti in famiglia durante i fine settimana. Il percorso sarà però monitorato dai servizi sociali, che dovranno valutare il reinserimento dei minori.
Un passo avanti, certamente. Ma dopo quasi dieci mesi trascorsi in una struttura protetta, viene spontaneo chiedersi perché sia stato necessario aspettare fino al 1° settembre per iniziare questo percorso, quando l’istanza della difesa era stata depositata già il 25 giugno. I bambini hanno così trascorso anche l’intera estate lontani da mamma e papà.
E c’è un altro punto che lascia parecchi interrogativi: il Tribunale ha ordinato l’iscrizione dei bambini alla scuola pubblica, affidandone l’esecuzione alla tutrice. Al momento, però, non sarebbe stata ancora formalizzata alcuna iscrizione né indicata la scuola che dovranno frequentare.
Una decisione destinata inevitabilmente a riaprire il dibattito sull’istruzione parentale, prevista dall’ordinamento italiano. E soprattutto a sollevare una domanda: perché la scelta scolastica dovrebbe diventare uno degli elementi del percorso di ricongiungimento familiare?
Nel frattempo l’intero nucleo continuerà a essere valutato e monitorato dai servizi sociali. Il ritorno definitivo a casa non ha ancora una data certa e dipenderà dall’andamento delle diverse fasi previste dal Tribunale.
L’avvocato della famiglia, Simone Pillon, parla di un “significativo passo in avanti”, ma sottolinea che il pieno ricongiungimento resta ancora lontano e ha già annunciato reclamo alla Corte d’Appello.
Ed è forse proprio questo il punto più difficile da comprendere.
Dopo mesi di separazione, controlli, perizie, verifiche e prescrizioni, oggi si riconosce finalmente che quei bambini possono tornare nella loro casa e trascorrere del tempo con i genitori.
Di giorno subito. Di notte, forse, da ottobre. Per tornare semplicemente a vivere stabilmente con mamma e papà, invece, bisognerà ancora aspettare.
È certamente un’apertura. Ma chiamarla vittoria sarebbe prematuro.
Perché quando si parla di bambini e di mesi trascorsi lontano dalla propria famiglia, anche il tempo ha un peso. E quello perduto non lo restituisce nessun decreto.

