di Monica Vendrame
A Firenze, vicino alla stazione di Santa Maria Novella, un uomo di colore stacca il Tricolore italiano, lo getta a terra e lo oltraggia.
Le immagini circolano sui social. Eppure il silenzio è quasi assordante.
Dove sono le istituzioni? Dove sono le condanne pubbliche? Dove sono quelli che ogni giorno ci spiegano cosa deve indignarci?
Perché quella non è la bandiera di un partito. È il simbolo della Repubblica italiana, della nostra storia, di chi ha combattuto, lavorato e sacrificato la propria vita per questo Paese.
E viene spontaneo chiedersi: se fosse stata oltraggiata la bandiera palestinese o quella di un’altra comunità, avremmo assistito alla stessa indifferenza?
Il rispetto non può funzionare a senso unico.
Ma il problema va oltre una bandiera.
Accoglienza non significa impunità. Chi arriva in Italia ha diritti, ma ha anche doveri. Deve rispettare le nostre leggi, le nostre istituzioni e il Paese nel quale vive.
Questo non significa fare di tutta l’erba un fascio. In Italia ci sono tantissimi immigrati che lavorano, rispettano le regole e considerano questo Paese casa loro. E proprio loro rischiano di pagare il prezzo delle generalizzazioni quando lo Stato non reagisce davanti a episodi del genere.
Per questo servono fatti, non slogan.
La persona venga identificata, si acquisiscano le immagini e si accertino eventuali responsabilità. Se ha commesso reati, ne risponda. Se non ha diritto a restare in Italia, si applichino le norme previste. Se invece è regolare, cambia la procedura, non il principio.
Perché quando lo Stato tace, cresce la convinzione che tutto sia consentito.
E quando i cittadini smettono di credere che le istituzioni sappiano far rispettare le regole, cresce qualcosa di molto più pericoloso: la rabbia, l’esasperazione e la tentazione della giustizia fai-da-te.
Quella non deve essere la risposta.
La risposta deve arrivare dallo Stato.
E questo vale anche davanti a un problema europeo sempre più evidente: immigrazione senza controllo, integrazione fallita in alcune realtà, tensioni sociali e cittadini che si sentono progressivamente estranei a casa propria.
Non serve odiare nessuno.
Serve semplicemente tornare a dire alcune cose elementari:
i confini si rispettano, le leggi si rispettano, le tradizioni si rispettano e le bandiere si rispettano.
Anche la nostra.
Perché il Tricolore non è di destra né di sinistra.
È dell’Italia. E chi vive in Italia deve rispettarlo.
video: https://youtube.com/shorts/aJ59Vmq8XeA?si=DR796M1Wa28WGPZs

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