Dopo la comanda choc, il locale sceglie l’ironia sui social e riaccende la polemica
RUBRICA IL PUNGIGLIONE - A Riccione una cliente ordina delle uova ben cotte. Sulla comanda compare una nota destinata alla cucina: «Brucia le uova e sputaci dentro».
Già questo basterebbe a raccontare la figuraccia.
Il cameriere, diciassettenne, viene inizialmente allontanato. Poi si pente e viene reintegrato. Una scelta che si può anche comprendere: ha 17 anni, ha commesso un errore grave e una seconda possibilità può avere senso.
Il vero cortocircuito arriva dopo.
Perché invece di chiudere la vicenda con scuse serie e un po’ di silenzio, il locale decide di pubblicare un video ironico proprio sulle uova e sullo sputo. In pratica, l’episodio che aveva indignato la cliente viene trasformato in contenuto social, con battute, riferimenti alla vicenda e persino un sondaggio sul reintegro del cameriere.
Ed è qui che la storia cambia completamente tono. Un conto è perdonare un ragazzo che ha sbagliato. Un altro è prendere una cliente che si è sentita umiliata e trasformare ciò che le è accaduto in una gag.
Il titolare ha poi raccontato che, dopo tutto il clamore, le uova sarebbero diventate tra i piatti più richiesti del locale.
E allora il cerchio si chiude: prima lo scandalo, poi il video, poi le visualizzazioni, poi le ordinazioni.
Altro che gestione della reputazione: qui siamo alla monetizzazione della figuraccia.
Certo, si può dire che il locale abbia voluto sdrammatizzare. Ma c’è una differenza enorme tra sdrammatizzare e ridicolizzare un episodio che, per chi lo ha subito, non aveva nulla di divertente.
Forse, ogni tanto, la migliore strategia social resta ancora quella più antica: chiedere scusa, abbassare la testa e non fare altri danni.
Ma evidentemente oggi fa meno visualizzazioni.

