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RUBRICA IL PUNGIGLIONE - C’è un gruppo di giuristi, docenti, avvocati, scrittori e associazioni che ha scritto al presidente Sergio Mattarella per denunciare il programma politico di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci.

L’accusa è di quelle leggere come un’incudine: rischio di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista.

Avete letto bene: il PNF di Mussolini.

Tra gli elementi contestati ci sono l’abolizione della legge 194, quella delle unioni civili, l’educazione militare nelle scuole, l’abolizione della legge Mancino, le posizioni sulla famiglia, sull’immigrazione e persino il famoso “patriarcato mediterraneo”.

Proposte che possono piacere, disgustare, scandalizzare o entusiasmare. Si chiamava politica, una volta.

Perché c’è un piccolo problema.

La Costituzione vieta certamente la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. E ci mancherebbe.

Ma non vieta di avere idee conservatrici, radicali, identitarie, nazionaliste o perfino politicamente indigeste.

Altrimenti sarebbe semplicissimo: basta prendere il programma dell’avversario, trovare qualcosa che ricordi vagamente un’idea del Ventennio, agitare la XII disposizione transitoria e gridare:

“Fascista!”

Peccato che il diritto sia leggermente più complicato di un post sui social.

La stessa disciplina prevista dalla legge Scelba richiede ben altro per arrivare alla ricostituzione del partito fascista. Contano finalità, organizzazione, comportamenti concreti, metodi di azione e reale pericolosità antidemocratica. La semplice somiglianza ideologica non trasforma automaticamente un movimento politico nel nuovo PNF.

Ed è proprio questo il paradosso.

Si può combattere politicamente Vannacci.
Si può contestare ogni riga del suo programma.
Si può dire che alcune proposte siano sbagliate, retrograde o persino aberranti.

Ma se ogni proposta che esce dal recinto culturale consentito diventa un possibile ritorno del fascismo, allora abbiamo un problemino.

Non con Vannacci. Con il concetto stesso di democrazia.

Perché la democrazia non serve a garantire soltanto il diritto di esprimere le idee che piacciono a noi. Quelle non hanno bisogno di essere protette.

Serve soprattutto a consentire agli altri di sostenere idee che troviamo insopportabili, purché lo facciano rispettando la legge e le regole democratiche.

Il resto lo decidono gli elettori.

Non il tribunale delle idee consentite.

E forse, prima di evocare Mussolini ogni tre per due, sarebbe utile ricordare una cosa semplicissima:

combattere un programma politico con un altro programma politico si chiama democrazia. Cercare di espellerlo dal dibattito perché non ci piace è tutta un’altra faccenda.

Il pungiglione, stavolta, è uno solo: se per difendere la democrazia cominciamo ad avere paura delle idee, rischiamo di dimenticare proprio come funziona la democrazia.

 

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IL PUNGIGLIONE
Author: IL PUNGIGLIONE
Biografia:
Il Pungiglione è una rubrica satirica che osserva fatti, politica, società e costume con ironia, sarcasmo e qualche inevitabile puntura. Uno spazio libero e irriverente, dove le notizie vengono raccontate da un’altra prospettiva: quella che fa sorridere, ma anche riflettere. Perché, a volte, una buona risata può pungere più di mille parole.
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