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di Vito Sorrenti

Quello che scrivo di seguito non vuole essere il solito piagnisteo del meridionale frustrato che dà la colpa allo Stato e alle classi dominanti per le condizioni in cui versa il Sud e, in particolare, la Calabria — anche se ciò è in parte vero. Qui voglio parlare di quello che considero il delitto più grave perpetrato ai danni del popolo calabrese: la cancellazione della sua storia, della sua cultura, della sua arte e della sua identità dai libri sui quali si sono formate, e continuano a formarsi, intere generazioni.

Per decenni ci è stata raccontata una storia incompleta, spesso scritta dal punto di vista dei vincitori, nella quale la Calabria compare quasi esclusivamente come terra di arretratezza, emigrazione, criminalità e assistenzialismo. Poco o nulla viene detto della Magna Grecia, dei filosofi, dei poeti, dei medici, dei monasteri bizantini, delle tradizioni linguistiche, della musica popolare, dell’artigianato, delle lotte contadine, del patrimonio artistico e umano che questa terra ha espresso nei secoli.

Un popolo privato della memoria è un popolo più facile da piegare. Perché quando non conosci il valore della tua storia, finisci inevitabilmente per guardarti con gli occhi di chi ti ha sempre descritto come inferiore.

Generazioni di calabresi sono cresciute senza conoscere davvero i conseguimenti dei propri antenati, senza sapere quale contributo la loro terra abbia dato alla civiltà occidentale. Pochi sanno che tra il VII e il V secolo a.C. la Calabria raggiunse livelli altissimi di sviluppo culturale, filosofico, scientifico e politico. Pochi hanno consapevolezza dei vertici toccati da città come Sibari, Crotone, Locri e Reggio, autentici centri di civiltà nel Mediterraneo antico.

Migliaia e migliaia di calabresi, nel corso degli anni, hanno lasciato la Calabria senza aver mai sentito parlare della scuola atletica di Crotone, patria di campioni leggendari; né della scuola medica di Crotone, che Erodoto definì tra le migliori del mondo occidentale; e neanche della scuola pitagorica fondata da Pitagora a Crotone, che trasformò la città in uno dei più importanti centri filosofici e scientifici del suo tempo.

Pochi sanno chi era Alcmeone e pochissimi hanno sentito parlare di Zaleuco di Locri, al quale la tradizione attribuisce uno dei primi codici di leggi scritte del mondo greco.

Stesso discorso per quanto riguarda Reggio Calabria: pochi conoscono la sua tradizione culturale e artistica e le figure di grande rilievo, fra le quali spiccano Teagene di Reggio, considerato uno dei primi interpreti allegorici dei poemi omerici e tra i pionieri dell’esegesi omerica; Clearco, il fondatore della scuola bronzistica; e Pitagora di Reggio, uno dei maggiori bronzisti dell’antichità, quando la città fu anche centro di una importante tradizione artistica, soprattutto nella scultura, che contribuì allo sviluppo della cosiddetta scuola reggina, testimoniando un livello elevato di elaborazione estetica e tecnica nel Mediterraneo antico.

Pochi sanno che in quei secoli la Calabria era all’avanguardia in molti campi del sapere umano.

Pochi sanno anche che ogni contrada della regione è disseminata di reperti archeologici di enorme valore storico, artistico e culturale, testimonianze di una continuità millenaria che attraversa la Magna Grecia, l’età romana, il periodo bizantino e oltre. Siti archeologici, necropoli, resti di templi, mosaici, fortificazioni e tracce di antichi insediamenti sono spesso lasciati nell’incuria, nell’abbandono o in una valorizzazione insufficiente, quando non completamente ignorati.

Pochi hanno visitato il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, che custodisce il meglio della civiltà della Magna Grecia in area calabrese, tra cui i celebri Bronzi di Riace, testimonianza straordinaria della grande arte ellenica nel Mediterraneo.

Anche questa è una forma di cancellazione: non solo dimenticare la propria storia, ma permettere che le sue tracce materiali si consumino nel tempo, nell’indifferenza e nella mancanza di consapevolezza collettiva. Molti abitanti non conoscono nemmeno i tesori presenti a pochi chilometri da casa loro, perché nessuno ha mai costruito un vero ponte tra patrimonio e coscienza civile.

Riscoprire le nostre radici non significa chiudersi nel vittimismo o rifugiarsi in un folklore sterile. Significa recuperare consapevolezza. Significa insegnare ai giovani calabresi che appartengono a una terra complessa, ferita, ma anche straordinariamente ricca di civiltà e sapere. Significa restituire dignità a una comunità che troppo spesso è stata raccontata soltanto attraverso i suoi problemi.

La rinascita della Calabria non può partire esclusivamente dall’economia o dalla politica. Deve partire prima di tutto dalla cultura, dalla conoscenza e dall’orgoglio della propria identità. 

 

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Info Autore
Vito Sorrenti
Author: Vito Sorrenti
Biografia:
Vito Sorrenti, nato a Polia (VV) il 27 luglio 1952, risiede a Sesto San Giovanni. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Gocce d’amore (1994), Vagando con la mente (2002, prefazione di Neuro Bonifazi, Helicon), Poesie (2008, Comune di Leonforte, vincitore dell’omonimo Premio), Amebeo per Euridice (2009, prefazione di Mauro Decastelli), La poesia è una ladra (2010, Centro Studi Tindari Patti), Poesie d’amore (2015, Vitale Edizioni), I Derelitti (Premio Internazionale “Il Convivio”, 2014), Visioni culturali (Premio “Antonio Filoteo Omodei”, Il Convivio, 2016) e Chiari oscuri del dolore (Premio “Patrizia Brunetti”, 2016). Ha inoltre pubblicato il saggio Personaggi illustri calabresi (Amazon, 2020) e la raccolta Versi avversi e diversi (Amazon, 2023).
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