Pin It

 

Noi non ci stiamo. Non ci stiamo alle mezze parole, alle ambiguità e a un paese trascinato in un conflitto senza che lo si dica chiaramente ai cittadini

 

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui il governo italiano sta raccontando ciò che sta accadendo.

Da giorni sentiamo ripetere che l’Italia non è in guerra. Eppure nello stesso tempo mettiamo a disposizione le nostre basi militari, contribuiamo ai dispositivi di difesa nella regione e ci allineiamo senza esitazioni alle scelte militari degli Stati Uniti.

Allora la domanda è inevitabile: di che cosa stiamo parlando esattamente?

Perché quando un paese mette a disposizione le proprie infrastrutture militari per un’operazione bellica e partecipa al sistema di difesa di uno dei fronti coinvolti, sostenere che non sia coinvolto nel conflitto diventa una finzione politica. Una formula utile forse a tranquillizzare l’opinione pubblica, ma che non cambia la sostanza dei fatti.

Il governo guidato da Giorgia Meloni continua a sostenere che l’Italia non è parte della guerra. Ma quando le parole non coincidono con i fatti, il problema diventa politico.

E qui nasce il problema politico vero: la mancanza di chiarezza e di responsabilità.

Non è obbligatorio essere pacifisti per chiedere chiarezza. Non è necessario essere antiamericani per pretendere che il governo spieghi con precisione quale ruolo l’Italia sta assumendo.

La guerra è la decisione più grave che uno Stato possa prendere. Per questo nelle democrazie mature le scelte che riguardano la guerra vengono discusse apertamente, spiegate davanti al Parlamento e assunte con parole limpide.

Invece negli ultimi giorni abbiamo assistito a un susseguirsi di dichiarazioni contraddittorie, interviste, correzioni, precisazioni. Anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è intervenuto più volte per chiarire la posizione italiana, ma con il risultato paradossale di aumentare la confusione.

Il punto è che il governo sembra voler evitare la parola più semplice: guerra.

Si preferisce parlare di sostegno, di difesa, di collaborazione tra alleati. Ma quando le basi militari di un paese vengono utilizzate per operazioni belliche e quel paese contribuisce alla protezione dei partner coinvolti nel conflitto, sostenere di essere completamente estranei a quella guerra diventa un esercizio di retorica.

C’è poi una questione ancora più grave che viene completamente rimossa dal dibattito politico: il diritto internazionale.

Per anni l’Europa e l’Occidente hanno sostenuto – giustamente – che le relazioni tra gli Stati devono essere regolate dal diritto internazionale. Che i confini non si cambiano con la forza. Che l’aggressione militare è illegittima. Che esistono regole comuni che devono valere per tutti.

Ma se queste regole valgono davvero per tutti, allora devono valere sempre, non soltanto quando conviene.

Altrimenti il diritto internazionale diventa una formula vuota, buona per i discorsi ufficiali ma incapace di orientare davvero le scelte politiche.

In questi giorni molti hanno citato il discorso del premier spagnolo, Pedro Sánchez. Non perché tutti condividano la sua posizione, ma perché Sánchez ha fatto una cosa che nella politica europea sembra diventata rarissima: ha parlato con chiarezza. Ha spiegato la linea del suo governo e se ne è assunto la responsabilità.

È esattamente ciò che oggi manca nel dibattito italiano.

Il problema non è soltanto la scelta che il governo compie. Il problema è il modo in cui quella scelta viene raccontata.

Una democrazia può prendere decisioni difficili. Può anche scegliere di sostenere un’operazione militare se ritiene che sia nell’interesse nazionale o nel quadro delle proprie alleanze.

Ma allora lo dica apertamente.

Quello che non è accettabile è restare nel mezzo: partecipare nei fatti e negare nelle parole.

La Costituzione italiana, all’articolo 11, usa un verbo molto forte: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere le controversie internazionali.

Non è una formula poetica. È una lezione nata dalla tragedia del Novecento e dalle devastazioni delle guerre mondiali.

Proprio per questo ogni passo che avvicina il paese a un conflitto dovrebbe essere spiegato con la massima trasparenza.

Perché alla fine la questione non è soltanto geopolitica.

È una questione di responsabilità democratica.

Se l’Italia sta entrando in una guerra, il governo abbia almeno il coraggio di dirlo ai cittadini.

 

Pin It
Info Autore
La Redazione
Author: La Redazione
Biografia:
La Voce agli Italiani è un progetto editoriale promosso dall’Associazione Atlantide – Centro Studi Nazionale per le Arti e la Letteratura, registrato presso il Tribunale di Cosenza all’inizio del 2021. Nato con l’obiettivo di dare voce a chi non ne ha, il progetto si sviluppa attraverso un portale di informazione online e un periodico cartaceo, strumenti complementari pensati per promuovere cultura, informazione, partecipazione e consapevolezza civile. La Voce agli Italiani si propone come spazio libero e pluralista, attento alle realtà sociali, culturali e territoriali del Paese. Attraverso approfondimenti, articoli, interviste e contributi dal territorio, il progetto valorizza le storie, le esperienze e le idee spesso trascurate dai grandi circuiti mediatici. Al centro dell’iniziativa vi è l’impegno per un’informazione responsabile e indipendente, fondata sui principi del dialogo, del rispetto e della promozione culturale, in coerenza con la mission dell’Associazione Atlantide. Cartaceo e digitale convivono così in un’unica visione editoriale: costruire uno spazio di espressione autentica, capace di rappresentare le voci della comunità e contribuire alla crescita culturale del Paese.
I Miei Articoli


Visitatori

Today 559

Yesterday 1309

Week 4646

Month 14213

All 51378

Currently are 49 guests and no members online

Kubik-Rubik Joomla! Extensions