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GENOVA - Da oggi le automediche e gli elicotteri di pronto intervento avranno in dotazione un regalo speciale: sono i 1000 orsacchiotti che entreranno a far parte dell’equipaggiamento di bordo e verranno donati ai bambini soccorsi in codice giallo e rosso. Autrice di questa bella iniziativa solidale, pensata per dare supporto ai più piccoli quando si trovano in una situazione di forte stress emotivo, è la SIEMS (Società Italiana Emergenza Sanitaria).
I pelouche, consegnati al 118 ligure, sono stati così distribuiti: 400 a Genova, 150 a Imperia, Savona e La Spezia, 100 nel Tigullio e 50 al Pronto Soccorso dell’Ospedale Gaslini.
«Sono orgoglioso che la Liguria sia una delle tre regioni apripista per quest’iniziativa», ha detto il governatore Giovanni Toti, nella sua veste di assessore regionale alla sanità, ed ha aggiunto: «Il mio pensiero va ai bimbi che vengono soccorsi, sicuro che anche grazie a questo piccolo aiuto potranno meglio affrontare la paura in un momento difficile: un oggetto tanto semplice quanto di supporto non solo per i piccoli pazienti ma anche per gli operatori impegnati a gestire un soccorso di questo genere».
Il governatore ha, infine, ringraziato tutti i soccorritori dell'emergenza che in questi mesi durissimi di pandemia hanno lavorato senza sosta.
L'iniziativa ha coinvolto l'Abruzzo per il Centro e la Basilicata per il Sud Italia.

Lo certifica Bankitalia, e altre autorevoli istituzione dello Stato, sollecitando nel contempo anche la riforma del fisco. Da parte degli ultimi governi si è sottolineata l’urgenza della lotta all’evasione fiscale, la quale ha creato, in particolare negli ultimi decenni, delle vere e proprie voragini ai danni dell’erario.
Il focus sull’importanza del recupero di queste ingenti risorse è stato costante, qualche progresso è stato messo in rilievo dall’Agenzia delle Entrate, ma in definitiva i risultati attesi non sono andati oltre le buone intenzioni, nonostante qualche inasprimento delle sanzioni a carico degli evasori. La verità è che la voragine è sempre presente, e i 38 miliardi sottratti al fisco sono la prova del fallimento nelle strategie fino ad ora adottate.
Spingono verso un’efficace riforma anche i sindacati, i quali sostengono che è necessario ripartire dal serio contrasto a questo fenomeno, vero tallone d’Achille del Fisco italiano.
La Cisl, in particolare, afferma che si dovrebbe istituire un’”Authority nazionale anti-evasione”, rendendo di fatto automatico il controllo e l’incrocio dati nel database delle amministrazioni pubbliche. Si dovrebbe altresì “estendere la ritenuta alla fonte anche per i redditi da lavoro autonomo, incentivando così il numero dei controlli e ampliando il contrasto di interessi per i servizi alle famiglie.”
Se non si porranno in essere criteri davvero efficaci, secondo la Cisl, gli enti pubblici continueranno ogni anno a certificare il fallimento degli interventi, e il conseguente danneggiamento dei contribuenti onesti.
Medesima osservazione da parte di Bankitalia. Due giorni fa, l’11 gennaio, c’è stata un’audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, nonché altri aspetti concernenti il Sistema tributario.
Chiamato a testimonianza il Capo del Servizio Assistenza e consulenza fiscale della Banca d’Italia, con le Commissioni Finanza e Finanza Tesoro riunite di Camera e Senato.
E’ stato subito messa in rilievo la necessità di una riforma ‘ampia e organica, che tenga conto della complessità delle funzioni del sistema tributario, e dei molteplici obiettivi che dovrebbe perseguire.”
Il primo obiettivo che deve porsi la riforma, secondo Giacomo Ricotti (Capo Servizio Assistenza e Consulenza fiscale di Bankitalia), è quello di sostenere la crescita dell’economia, messa a ferro e fuoco dall’emergenza sanitaria in atto. Importante l’incentivazione dell’offerta di lavoro e attività d’impresa, che sottende l’esigenza di investire nei settori più bersagliati dalla crisi, e nelle infrastrutture.
Riforma significa anche mettere in primo piano il contribuente, che non deve essere oggetto di inasprimenti per quel che riguarda il livello del prelievo fiscale, consideratoj tra i più alti in Europa. Per stimolare la crescita è piuttosto importante orientarsi su una ricomposizione del prelievo, in favore dei fattori produttivi.
Non meno degna di attenzione la necessità di non compromettere la sostenibilità dei conti pubblici, sempre secondo le affermazioni di Ricotti, pertanto, qualora la ricomposizione delle entrate dopo la riforma portasse ad una perdita di gettito, si dovrebbe procedere ad una compensazione tramite opportuni interventi nella riduzione delle spese.
Secondo Bankitalia dunque è necessaria una revisione complessiva del sistema fiscale, altrettanto importante è rivedere il sistema tributario ‘anche in chiave di sostenibilità ambientale’.
Ricotti sottolinea che l’Irpef rappresenta l’imposta più rilevante sul piano tributario per gettito, e contribuisce per l’11% del Pil, costituendo nel contempo il 40% circa delle entrate fiscali. L’unità impositiva dell’imposta è la persona fisica, si ‘sviluppa’ come una struttura progressiva di aliquote per scaglioni di reddito.
L’introduzione dell’imposta risale al 1974, allorché sostituì quella complementare personale sul reddito complessivo, e le tre imposte reali cedolari concernenti i fabbricati, terreni, ricchezza mobile. Il prelievo avveniva con aliquote diverse, su 6 tipi di redito, oltre che tributi locali e addizionali, erariali e locali.
Col tempo l’imposta più importante è stata soggetta a tanti interventi, col risultato che è diventata sempre più complessa. L’attuale struttura dell’Irpef comporta diverse criticità, per quel che riguarda l’efficienza e i criteri di equità dell’imposizione.
Secondo il Capo del Servizio Assistenza e consulenza fiscale della Banca d’Italia, quelle più in rilievo riguardano proprio “la tendenza all’evasione dei contribuenti, l’erosione della base imponibile, il livello e l’andamento delle aliquote marginali e i suoi livelli, la capacità redistributiva dell’imposta.”
A più riprese Ricotti, nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni di Camera e Senato riunite, ha sottolineato che ‘l’evasione sottrae gettito all’erario e aggrava il prelievo sui contribuenti onesti’.
Ma gli effetti negativi sono tanti: crea condizioni di concorrenza sleale tra le imprese, con la tendenza a favorire quelle che sistematicamente evadono il fisco, opera distorsioni nelle scelte occupazionali, sule offerte di lavoro e investimento nelle risorse umane. Può anche ‘condizionare la crescita dimensionale e il tasso d’innovazione delle imprese, creando le premesse per effetti negativi sul potenziale di crescita dell’economia.’
Per questo Bankitalia insiste sulla necessità di una riforma del Fisco, vera priorità del Governo, nella speranza che l’attuale esecutivo non resti vittima del braccio di ferro in atto nella maggioranza, che può avere effetti micidiali in un momento così tormentato e difficile per la Nazione.

 

Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale di Genova, è stato minacciato ed insultato sui social, dopo essersi vaccinato contro il Covid-19 ed averne difeso i benefici. L’infettivologo, da sempre un fervente sostenitore del vaccino, nel giorno del Vaccine Day, viene immortalato mentre riceve la prima dose dell’antidoto:
«Mi sento più forte! – queste le sue parole ad inoculazione avvenuta – . E’ iniziata una nuova era, speriamo sia quella del post Covid. È incominciata la nostra controffensiva contro il virus - ha aggiunto - . Il vaccino è un atto d’amore per noi, per le persone che amiamo e per la comunità in cui viviamo».
L’ira dei no-vax , causata dal gesto e dalle parole di Bassetti, non ha tardato a farsi sentire, per poi manifestarsi su facebook con gravi intimidazioni nei suoi confronti. Il medico, per nulla intimorito, ha dichiarato che continuerà la sua attività di informazione senza recedere di un millimetro, e che gli attacchi lo faranno sentire ancora più forte e determinato. Ovviamente, il fatto è stato denunciato alla Digos ed alla Polizia Postale.
Matteo Bassetti, ospite di una trasmissione televisiva, si toglie qualche sassolino dalle scarpe e lancia precise accuse allo Stato: «Bisognerebbe che qui tutti si facessero un esame di coscienza. Il compito di spiegare come funzionano i vaccini, perché sono importanti, non deve ricadere solo sui medici. E’ chiaro che quando si viene lasciati soli si finisce per diventare il bersaglio di tutti”, e - sottolinea - : «Avrei voluto vedere una campagna forte sui vaccini, soprattutto in questi 15 giorni che siamo rimasti a casa, chiusi per le zone rosse. Gli spot dovevano essere continui ed ininterrotti, fatti in maniera scientifica e corretta, in modo tale da spiegare ed insegnare agli italiani come porsi di fronte a questa campagna di massa». Bassetti conclude denunciando – «Purtroppo, questo non l’ho visto e siamo pesantemente in ritardo rispetto agli altri Paesi. Quindi, queste campagne d’odio che colpiscono alcuni di noi, hanno anche una responsabilità di una non guida centrale».
Immediata la solidarietà del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che ha dichiarato: «Forza Matteo, vaccinandoti hai dato il buon esempio insieme alla nostra task force e a tanti operatori della nostra sanità e sono certo che gli insulti non fermeranno il tuo grande lavoro. In questi giorni più che mai mi chiedo se il vaccino contro la stupidità avrebbe effetto su certa gente».

 

 

Un nuovo ed importante strumento di protezione per prevenire l’infezione virale da COVID -19 arriva da “Taffix”, uno spry nasale del tutto simile a quelli che si utilizzano per il rilascio dei farmaci antiallergici in caso di rinite. Il medicinale, prodotto dall’azienda biofarmaceutica israeliana Nasus Pharma, è stato sviluppato per creare un microambiente acido nel naso, in grado di impedire al virus di penetrare la mucosa nasale. Esso crea una barriera protettiva efficace per cinque ore, e riduce il rischio di infezione del 75%, o addirittura del 100%. “Taffex” è particolarmente indicato negli spazi chiusi , considerati ad alto rischio, come i mezzi di trasporto pubblico, i locali, le scuole, e va sempre utilizzato in aggiunta alle molteplici misure preventive adottate (mascherina, distanziamento, lavaggio frequente delle mani). Lo spray, già in commercio in Europa, è ora acquistabile su Amazon.

 
C'era una volta,
di tanto tempo fa, una classe della Scuola Elementare 8° Circolo di Via Roma sezione C, nella città di Cosenza, composta da 28 alunni tra maschietti e femminucce: Stefania, Stefano, Giuseppe, Stefano, Simona, Teresa, Carmensita, Danilo, Antonio, Ida, Roberto, Morena, Mariarosaria, Antonella, AnnaPaola, Loredana, Michele, Benedetta, Simonetta, Patrizia, Salvatore, Luciana, Maurizio, Stefano, Massimiliano, Luigi, Melania, Giancarlo, classe 1969/70 (alcuni), cresciuti insieme per 5 anni sotto l'egida della Maestra Sig. Fernanda GENTILE, a volte mamma, a volte fatina, a volte condottiero valoroso e vittorioso.
Una vera famiglia, una famiglia con rapporti costruiti sul rispetto, sul sentimento, l'amicizia vera, il condividere anche il poco ma insieme. Mai dispetti tra i bambini, ma tanta allegria e aiuto reciproco, non c’era la linea internet, la fibra ottica, la play station, non esistevano gli smartphone, gli iPad, non esisteva nulla di tutto ciò che apparentemente fanno felici nell’era globale le persone. Esistevano giochi semplici e tante risate, esisteva lo studio e il darsi una mano in classe, e sogni e aspettative uguali e diverse conservati nel cassetto e desideri espressi in tutta fretta, magari mai avverati, nella lontana fantasia di ogni bambino…
 

Non c’era tutto, però c'era la felicità.
E come in ogni famiglia si cresce partendo per strade diverse, anche nel 1980 arriva la separazione e le altre scelte. Ognuno per la propria strada, camminando giorno dopo giorno per le strade della sua storia, con un pensiero fugace a quei giorni da bambino che non torneranno più… sussurrando poche parole ma dense di significato… “era un’altra cosa allora… chissà dove sono tutti”… Trascorrono gli anni in silenzio dove ognuno costruisce il proprio sè con virtù e premio, vizi e sconfitte, gioie e dolori: la Vita.
 

Chi poteva immaginare che la favola bella prendesse forma?
E così, dopo 40 anni, nel periodo storico che mai sarà dimenticato e nel quale tutto il mondo nell’anno 2020 viene colpito dalla pandemia del covid 19...., due dei 28 bambini, Stefania e Giuseppe ritrovandosi per caso in facebook, decidono di riunire tutti i compagnucci di scuola per continuare quell’amicizia mai terminata magari un pò sopita... " chissà dove saranno, che faranno, sono tutti in Calabria od in giro per l'Italia o per il mondo..?" iniziano le ricerche, i primi tam tam, le prime telefonate, e poi messaggi con le presentazioni… “ciao io sono… tu sei…. Ti ricordi?...”
 

Come d'incanto a fine giugno il gruppo è completo tra la gioia e la meraviglia di riconoscersi attraverso vecchie foto della 1, della 2 e della 5 elementare.... risate ed emozione al telefono, le prime foto dopo 40 anni per riconoscersi, le prime domande per raccontarsi un po’, fino a decidere di rincontrarsi una sera....ed una seconda sera….. Le serate con i fiocchi.
C'era una volta, 40 anni dopo, allegria, sorrisi, e tutte quelle emozioni che scaturiscono da una amicizia sempre viva e ritrovata. Serate tra schiamazzi, risate, voce alta, serate tra racconti di vita nei 40 anni trascorsi, intorno al tavolo femminucce con le scarpe alte di mamma, e maschietti con la cravatta di papà siedono come se il tempo non fosse mai trascorso, le ore trascorrono liete e anche troppo in fretta, un tempo goduto, rilassata, accarezzato con la promessa stavolta di non lasciarsi più. Un’atmosfera quasi fiabesca ad evocare antichi miti e leggende ritrovandosi principi e regine, folletti e fatine.
Osservando il tutto dall'esterno, e poi conoscendo la storia, viene da chiedere: "Ma cosa tiene unita questa bella classe adulta?"…. compagnucci di scuola elementare….. oggi 50enni con la propria affermazione e bagaglio culturale e sociale molto diversi fra loro?
 

Sono solo piccole ed essenziali cose sulle quali si è costruito il mondo, la società, la cultura, le scienze: il rispetto di ognuno, delle sue idee, dei suoi pensieri, dei suoi silenzi, e di ciò che si vuol comunicare. Esserci ma senza costringere a partecipare, la libertà del saper essere presente sempre in ogni momento, il sapersi cercare, il darsi un buongiorno o una buona notte, cose semplici ma uniche. La gioia di ritrovarsi e crescere insieme iniziando proprio in un periodo negativo per l'umanità, col rispetto delle regole, traendo la migliore lezione di sempre: la Vita, ancora Lei.
Allora si, ritrovarsi dopo 40 anni e riscoprire il gusto tutto nuovo e tanto antico di quel mondo che non è mai stato una favola incantata, ma vera, come se gli occhi vedessero ancora con lo stupore del fanciullino in ognuno di noi per la prima volta, con la stessa forza di quel minuscolo tarassaco che riesce a bucare la crosta dell’asfalto e dare il fiore.
 

E nel mentre dell’organizzare una visita alla Signora Maestra Gentile, pandemia permettendo, il giorno 11 dicembre 2020 abbiamo ricevuto la notizia della dipartita della nostra maestra, come se avesse voluto salutarci in silenzio perché il suo progetto interiore di vero insegnamento col nostro ritrovarci si è avverato. Tutti insieme a Messa abbiamo salutato la nostra seconda Mamma di 99 anni, ringraziandola per tutto ciò che ha fatto per noi in collaborazione con i nostri genitori, perché in quegli annisi faceva così e siam cresciuti bene. Abbiamo ritrovato la poesia dedicatale per la festa della mamma del 1980 e la canzoncina, scritte con una Olivetti del 1975, e poi il suo ultimo dettato recante la sua firma, perché lei diceva che “si impara a scrivere con il dettato”, nel quale è contenuto il suo testamento spirituale: “ogni essere umano, uomo e donna che sia, è madre e padre e soprattutto educatore e maestro, chiamati a costruire con l’esempio le generazioni future, spiritualmente, intellettualmente e fraternamente”.
 

“ Cara Signora Maestra Gentile. Sei tornata alla casa del Padre, quasi come se tu sentissi il richiamo perché l’opera è compiuta, dopo 40 anni ci siamo ritrovati noi alunni e alunne, gli stessi di quel gruppo che tu hai reso unico, tu la nostra seconda Mamma, sei stata e sei per noi indimenticabile, e ciò che siamo, persone vere, lo dobbiamo anche a te. Ti vogliamo bene. Grazie! ”
C’era una volta e ci sarà ancora…… Classe C 1975/80, Scuola Elementare 8° Circolo Via Roma – Cosenza, Calabria.
 

Il gabbiano uccello costiero e dall’aspetto fiero che mette in parte soggezione, tanto declamato da molti poeti come simbolo di libertà, “totem” per i marinai, avvistarlo, infatti, “significava” essere vicini alla terra ferma, essere vicini a casa, cui ritornare dopo la lunga battuta di pesca, ha mutato i suoi comportamenti.
Da qualche decennio tutto è cambiato!
Il gabbiano, uccello opportunista, ha preferito abbandonare il suo millenario habitat naturale per spostarsi verso i centri urbani, dove trovare cibo in abbondanza nei cumuli di spazzatura.
Ma al di là del cibo, infatti, trovano anche tetti e balconi, siti ideali dove costruire il loro nido e anche deporre le uova. Connubio perfetto: vitto e alloggio senza troppa fatica!


La presenza di gabbiani nella nostra città non è più un evento infrequente. Ce ne sono tantissimi e disseminati in grossi stormi nelle zone, dove “incivili” cittadini son soliti gettare la propria spazzatura perché viene loro “particolarmente difficile” conferirla nelle isole ecologiche messe a disposizione dal Comune.
Come fare in modo perché i tasselli ritornino al loro posto di qualche decennio addietro?
I più comuni deterrenti per questi uccelli sono ad esempio i nastri riflettenti o dei cd-rom inseriti su fili appesi, o aquiloni a forma di falco (nemico indiscusso di questa specie), o dissuasori a spillo (con punte arrotondate) posizionati negli angoli dove i gabbiani son soliti costruire i loro nidi.
Ma la mossa sovrana su tutti i dissuasori è sicuramente… evitare i cumuli di spazzatura. Senza cibo in abbondanza a disposizione torneranno sicuramente al loro habitat naturale… i litorali e al loro “succulento pasto”… i pesciolini nel mare.

 

I comuni della sponda occidentale bresciana del Lago di Garda compresi quelli dell’alto Garda che confinano con il Trentino, da anni hanno un grosso problema da risolvere; quello della depurazione delle acque reflue.
Attualmente gli scarichi confluiscono attraversando con tubature il fondo del lago nel grande depuratore costruito negli anni settanta di Peschiera del Garda sulla sponda Veronese.
Dibattiti, riunioni sui vari progetti e proteste non hanno sortito fino ad ora nessuna partenza di lavori.
Data per assodata la necessità di un nuovo sistema di raccolta e depurazione delle acque sul Garda, il problema è stabilire che fare. Vari studi dal 2007 fino ai nostri giorni sono giunti a una decisione, approvata dagli enti preposti. Un mega impianto, un’opera da 230milioni nel comune di Gavardo sito a Nord/Ovest del Lago, a ridosso del fiume Chiese dove verrebbero scaricate le acque depurate mediante canali adibiti anche alla irrigazione delle campagne. Su questo progetto sono in atto forti proteste, di organizzazioni ambientaliste ma anche da parte dei sindaci delle zone coinvolte. Le critiche a questo progetto si possono riassumere così:
«Il cambio di bacino orografico, da quello del Garda e poi del Mincio a quello del Chiese, è un danno per l’ambiente; il costo per pompare le acque fino a Gavardo, è troppo elevato. Non c’è alcuna legge che impedisca di scaricare le acque depurate direttamente nel Garda costruendo l’impianto nella zona del lago. Il nuovo progetto non risolve il problema della separazione delle acque bianche da quelle nere, il che fa sì che, ad esempio, in caso di pioggia e di riempimento delle condutture una parte degli scarichi finirebbe comunque a lago; i Comuni del Garda non possono scaricare sugli altri i loro problemi fognari; si potrebbe mantenere la situazione così com’è, potenziando la rete di collettamento sistemando le tubature subacauli per portare tutte le fognature a Peschiera, ingrandendo l’impianto esistente».
Le risposte dei soggetti interessati a che l’opera si faccia sono (riporto dichiarazione di Acque Bresciane, il promotore del progetto):
«Portare le acque direttamente a Peschiera ha lo stesso costo del pompaggio dal lago fino a Gavardo (3,5 milioni di euro all’anno), ma che i lavori per un ampliamento considerevole del depuratore già esistente comporterebbero difficoltà tecniche e burocratiche (la sola area disponibile è del demanio militare) troppo elevate, senza contare che Verona ha già un suo piano che non prevede più i Comuni bresciani, ad esclusione di Desenzano e Sirmione. Per quanto riguarda il bacino orografico, ciascuno dei progetti esaminati dall’Università (ad esclusione di quello con la sola Peschiera) prevede il passaggio da quello del Garda a quello del Chiese, senza che sia stato ritenuto un fattore invalidante. Sempre per i progettisti, inoltre, l’impatto delle acque depurate nel fiume è inferiore a quello che avrebbero nel lago, senza contare che un luogo idoneo per realizzare l’impianto in un comune affacciato sul Benaco non è stato individuato. Per quanto riguarda la separazione delle acque bianche da quelle nere, sono comunque in corso interventi in tal senso (ad esempio a Desenzano), ma va tenuto conto del fatto che i sistemi di collettamento costruiti finora sul Garda in gran parte (circa il 50%) non prevede tale separazione. Per dividere l’acqua fognaria propriamente detta e quella meteorica, insomma, servirà molto tempo, più di quanto sarebbe necessario per il nuovo impianto».
Intanto il tempo passa e come tante altre grandi opere pubbliche indispensabili per lo sviluppo della zona, anche questa per problemi ideologici e burocratici non decolla.