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Brilla un fuoco scarlatto

sopra i tetti di Gaza di maggio

e le porte sventrate e scuoiate

da uno scoppio assassino

ora osservano mute un'assenza

di senso e ricercano il sole

annerito di un fumo bugiardo.

(da “Sera di Maggio su Gaza” di Lucia Lo Bianco – Diritti d’Autore Riservati)

 

Viviamo ignari e attoniti questi giorni di guerra nello stato di Israele, come un drammatico dejà-vu di fatti che avevamo relegato al passato. Pioggia di razzi su Tel Aviv, contrattacco israeliano con bombardamento su Gaza City: di nuovo guerra con un bilancio di morti che includono anche donne e bambini. I civili continuano ad essere vittime di giochi politici di cui forse sono ignari. Un territorio tormentato da lotte e contrasti le cui vere motivazioni sfuggono a molti. Niente può davvero giustificare una strage di gente innocente, l’ingente bilancio di morti e feriti che si aggiungono al numero di decessi a causa della pandemia. La diplomazia insiste per un cessate il fuoco mentre Papa Francesco, così come — con toni e accenti diversi — i ministri degli Esteri di Arabia saudita e Germania, spinge perché questo eccidio abbia fine. «Faccio appello alla calma, e chiedo ai responsabili di far tacere il clamore delle armi, e intraprendere il percorso della pace», ha detto Bergoglio ai fedeli in piazza San Pietro. «Molti innocenti sono morti, tra loro anche dei bambini. È terribile, è inaccettabile. Dove ci condurranno l'odio e la vendetta?»

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