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di Giovanni Macrì

Grazie alle immagini di video sorveglianza della zona e agli accertamenti sulla vendita del prodotto usato e delle perquisizioni domiciliari, i militari dell’Arma di Realmonte e della Compagnia di Agrigento, al comando del maggiore Marco La Rovere, sono risaliti in tempi brevissimi agli autori dello sfregio perpetrato alla marna della Scala dei Turchi di Realmonte (AG), candidata a diventare patrimonio dell’umanità Unesco. 

Sono due pregiudicati: il 49enne Domenico Quaranta e il 47enne Francesco Geraci, entrambi di Favara (AG).

Le immagini li inchiodano!

Parcheggiato nei pressi della recinzione in metallo posta proprio per evitare di accedere alla marna, dopo averla scavalcata, hanno riversato in due zone l’ossido di ferro oltraggiando così l’eburneo della “Scalinata”. Poi, compiuto il gesto, sono fuggiti via a bordo del furgone intestato al Quaranta con cui avevano trasportato il materiale per il gesto vandalico.

Già il 5 novembre 2001, convertitosi all’Islam, aveva fatto deflagrare una bombola di gas da campeggio sui gradini del Tempio della Concordia nella Valle dei Templi di Agrigento.

Seguono altri attentati di matrice fanatico-religiosa: quello nella notte tra il 14 e 15 febbraio 2002 al carcere agrigentino di contrada Petrusa e quello il 27 febbraio 2002 nei pressi di una chiesa evangelica agrigentina. Infine, la sera dell’11 maggio 2022, fece esplodere una bombola di gas alla fermata “Duomo” della metropolitana di Milano. Fortunatamente nessuna vittima.

In un cestino della spazzatura gli inquirenti trovarono poi un lenzuolo con la scritta: "Noi combattiamo per la causa, non ci fermeremo più fino a quando non vi sottometterete ad adorare un solo Dio. Allah è grande".

Per tutti questi episodi venne condannato a 16 anni di carcere per i reati di tentata strage, danneggiamento e porto abusivo di armi da guerra.

Arrestato e portato al carcere di Ragusa aveva tentato di fuggire. Trasferito nel carcere di Enna, la Cassazione nel 2006 ha confermato la condanna a 16 anni di reclusione.

Definito un “imbrattatore seriale”, aveva anche danneggiato diversi vasi in ceramiche posizionati sul lungomare di San Leone (AG).

Ancora, a novembre del 2020, aveva danneggiato con dei geroglifici la parete rocciosa in marna della scogliera di Punta Bianca ad Agrigento, proprio vicino alla Scala dei Turchi.

Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ai microfoni traccia bene la figura dell’individuo: “Il Quaranta risulta inoltre essere già stato sottoposto a misura di prevenzione e da ultimo nuovamente proposto, proposta tuttavia rigettata dal Tribunale di Palermo!

In atto è sottoposto al divieto di avvicinamento ad Agrigento disposto dalla Questura!” - seguitando - “Si ipotizza un atteggiamento di generica e vaga contestazione nei confronti del sistema e delle forze dell’ordine, come è dato scorgere sulle pagine dei social dell’indagato!”.

Nel luglio scorso, infatti, il Tribunale di Palermo aveva rigettato l’applicazione di una misura di prevenzione, motivando: “Gli atteggiamenti di certo esecrabili non hanno determinato una lesione ai beni della sicurezza e della tranquillità pubblica!”.

Anche se il Quaranta ha alle sue spalle una lunga scia di gravi ed episodi inquietanti di cronaca è stato solo denunciato a piede libero assieme al suo complice per il reato di danneggiamento di beni avente valore paesaggistico.

E visto che alla luce della depenalizzazione del 2016, il “semplice” atto del danneggiare oggetti che non sono di proprietà esclusiva dell’agente non ha più rilevanza penale, ma rappresenta un’ipotesi di illecito amministrativo, esso verrà punito con una sanzione civile compresa tra 100 euro e 8mila euro.

Resta solo il reato di violazione del provvedimento di divieto di avvicinamento alla provincia di Agrigento.

L’unica nota positiva in tutto questo spartito di note stonate è che fortunatamente l’ossido di ferro in polvere, che era stato vigliaccamente riversato sulla “marna”, è stato già da subito rimosso dai tecnici della Soprintendenza ai beni culturali di Agrigento e da alcuni volontari. 

 

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Info Autore
Giovanni Macrì
Author: Giovanni Macrì
Biografia:
Medico chirurgo-odontoiatra in Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dal 1982 dove vivo. Ho 63 anni e la passione per la scrittura è nata dal momento che ho voluto mettere nero su bianco parlando della “risurrezione” di mia figlia dall’incidente che l’ha resa paraplegica a soli 22 anni. Da quel primo mio sentito progetto ho continuato senza mai fermarmi trovando nello scrivere la mia “catarsi”. Affrontando temi sociali. Elaborando favole, romanzi horror, d’amore e polizieschi. Non disdegnando la poesia in lingua italiana e siciliana, e completando il tutto con l’hobby della fotografia. Al momento ho 12 pubblicazioni con varie case editrici.
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