Intervistato da Radio Cusano, il generale respinge le voci di un ridimensionamento del suo partito e rilancia il progetto politico: sovranità nazionale, revisione dei trattati europei, critica al sostegno militare incondizionato all'Ucraina e una destra che, a suo giudizio, deve ritrovare coerenza

 

Roberto Vannacci non ha alcuna intenzione di farsi da parte. A chi interpreta la sua minore presenza televisiva come il segnale di un movimento in difficoltà, risponde rivendicando l'attività politica di Futuro Nazionale e un programma che punta a modificare profondamente i rapporti dell'Italia con l'Unione Europea e le alleanze internazionali.

Nel corso di un'intervista a Radio Cusano, il generale ha affrontato diversi temi, dai sondaggi alla guerra in Ucraina, dai rapporti con la Lega alle scelte del governo Meloni. Ne emerge una linea che intende distinguersi dall'attuale centrodestra, pur richiamandosi ad alcuni dei suoi valori.

Vannacci riconosce di essere meno presente nelle trasmissioni televisive, ma attribuisce questa circostanza a una scelta di alcuni mezzi d'informazione.

Secondo la sua ricostruzione, gli attacchi rivolti a Futuro Nazionale nei mesi precedenti avrebbero prodotto un risultato contrario a quello sperato, contribuendo ad aumentarne la popolarità. Da qui, sostiene, il passaggio a una strategia diversa: parlarne sempre meno.

Il generale contesta anche l'attendibilità dei sondaggi che segnalano una flessione del movimento. A sostegno della propria posizione cita il numero degli iscritti, che dichiara essere arrivato a 161.400, e l'interesse riscontrato durante gli incontri sul territorio.

Le rilevazioni disponibili indicano un arretramento nelle intenzioni di voto, ma non dimostrano che vi sia una manipolazione organizzata. La denuncia di oscuramento resta quindi un'interpretazione politica di Vannacci, mentre la questione della sua minore esposizione mediatica merita attenzione.

Nell'intervista il generale respinge anche le indiscrezioni relative a presunti allontanamenti di esponenti del partito, alcuni dei quali sarebbero stati attratti dall'area politica di Marco Rizzo. Vannacci definisce infondate queste ricostruzioni e nega che nel movimento si stiano verificando le defezioni raccontate da parte della stampa.

Uno dei passaggi più significativi dell'intervista riguarda il futuro dell'Italia nell'Unione Europea.

Sollecitato dal conduttore, che gli rimprovera una posizione troppo prudente sull'uscita dall'euro, Vannacci chiarisce che Futuro Nazionale non nasce come partito dell'Italexit.

Il suo obiettivo principale è rinegoziare i trattati europei, restituendo agli Stati membri maggiori poteri decisionali. Il modello dichiarato è quello di un'Europa delle nazioni sovrane, contrapposta al processo di crescente integrazione sostenuto dalle forze europeiste.

In questa prospettiva, il generale richiama le posizioni di formazioni politiche come Alternative für Deutschland in Germania, Rassemblement National in Francia e Vox in Spagna, con le quali rivendica affinità nella critica all'attuale assetto dell'Unione.

Per Vannacci, tuttavia, l'eventuale uscita dall'UE non costituisce un tabù. Qualora risultasse impossibile modificarne radicalmente l'assetto dall'interno, anche questa possibilità dovrebbe essere presa in considerazione.

Un ragionamento che estende alla NATO, dalla quale non esclude un eventuale distacco, pur indicando come prioritaria la volontà di rafforzare il ruolo italiano all'interno delle organizzazioni internazionali.

Resta da comprendere come una revisione tanto profonda dei trattati potrebbe ottenere il consenso necessario degli altri Paesi membri.

Sul conflitto russo-ucraino, Vannacci ribadisce la propria contrarietà alla prosecuzione del sostegno militare incondizionato a Kiev.

Secondo il generale, la strategia europea non avrebbe prodotto risultati sufficienti a giustificare il proseguimento degli attuali impegni economici e militari. A suo giudizio, mentre famiglie, agricoltori, pescatori e trasportatori affrontano difficoltà crescenti, l'Europa continua a destinare ingenti risorse a una guerra della quale non si intravede una soluzione.

Vannacci collega inoltre gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe alle tensioni sui prezzi dei carburanti, sostenendo che le conseguenze economiche finiscano per ricadere anche sui cittadini europei.

Si tratta di una lettura politica che attribuisce grande rilievo ai costi del sostegno all'Ucraina. Il rapporto tra guerra, mercati energetici e aumento dei prezzi è però complesso e non può essere ricondotto a un'unica causa.

Il generale insiste soprattutto sulla necessità di riaprire un percorso diplomatico, affermando di preferire una pace imperfetta alla prosecuzione di una guerra senza una prospettiva di conclusione.

Particolarmente significativo è il passaggio dedicato a Matteo Salvini.

Vannacci denuncia una contraddizione che considera determinante nella rottura con la Lega: al Parlamento europeo, quando rappresentava il partito, sostiene di aver votato contro il sostegno incondizionato all'Ucraina e contro il piano ReArm Europe. In Italia, invece, la Lega ha continuato a sostenere provvedimenti per l'invio di aiuti militari a Kiev.

I comportamenti parlamentari confermano questa differenza. Il 12 marzo 2025 gli eurodeputati leghisti votarono contro la risoluzione europea favorevole al piano di riarmo. Il 15 gennaio 2026, alla Camera, il gruppo della Lega sostenne invece la risoluzione della maggioranza sulla prosecuzione degli aiuti all'Ucraina, pur con il voto contrario di due suoi deputati.

Si tratta di provvedimenti diversi, ma Vannacci richiama proprio questa distanza tra le scelte europee e quelle nazionali per contestare la coerenza politica del partito.

Il generale cita anche quanto accaduto durante la pandemia, sostenendo che la Lega, pur criticando il Green Pass, abbia poi votato misure che ne prevedevano l'applicazione. Un riferimento che trova riscontro, tra l'altro, nella votazione del Senato del 12 gennaio 2022 sulla conversione del decreto relativo al Super Green Pass, approvata con 33 voti favorevoli del gruppo leghista e uno contrario.

Vannacci non chiude tuttavia la porta a un possibile riavvicinamento politico, auspicando che il partito di Salvini assuma anche in Parlamento posizioni coerenti con quelle sostenute pubblicamente.

Un altro terreno di confronto è quello della sicurezza.

Vannacci sostiene che l'attuale maggioranza stia cercando di recuperare alcune proposte avanzate da Futuro Nazionale, soprattutto dopo i recenti episodi di violenza nelle manifestazioni.

Tra le misure richiamate figurano il rafforzamento dei fermi preventivi, l'attribuzione di maggiori poteri al personale militare impiegato nelle attività di sicurezza e un intervento più deciso nei confronti di chi partecipa ad azioni violente.

Secondo il generale, il centrodestra starebbe tentando di tornare alle proprie posizioni originarie anche per recuperare gli elettori attratti dal suo movimento.

È una ricostruzione che attribuisce a Futuro Nazionale un ruolo di stimolo nei confronti della maggioranza, ma che richiederebbe un confronto puntuale tra le proposte del partito e i provvedimenti effettivamente adottati dal governo.

Nell'intervista Vannacci rivendica il lavoro organizzativo svolto sul territorio e annuncia l'avvenuta iscrizione di Futuro Nazionale al registro nazionale dei partiti politici.

Un passaggio che, secondo il generale, consentirà al movimento di accedere al meccanismo del due per mille a partire dalle dichiarazioni dei redditi del 2027, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa. Al momento, l'annuncio non trova ancora conferma negli elenchi pubblici consultabili.

È un aspetto meno appariscente delle polemiche televisive, ma importante per comprendere le intenzioni del movimento: trasformare il consenso raccolto attorno alla figura del generale in una struttura politica stabile.

La questione è capire se Futuro Nazionale riuscirà a consolidare una presenza organizzata che non dipenda esclusivamente dalla popolarità del suo fondatore.

L'intervista restituisce un leader che respinge l'idea di un proprio ridimensionamento e prova a riportare l'attenzione sui contenuti della sua proposta.

Le percentuali restano un indicatore importante, ma non esauriscono il dibattito su Futuro Nazionale. Le posizioni espresse sull'Europa, sull'Ucraina, sulla NATO e sul rapporto con la maggioranza meritano di essere conosciute e discusse indipendentemente dal consenso attribuito al movimento.

Resta allora una domanda che va oltre la visibilità televisiva: quanto spazio politico esiste, nell'Italia di oggi, per una destra che considera insufficienti le scelte dell'attuale centrodestra e propone una revisione radicale dei rapporti con l'Europa?

 

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