Dopo le dichiarazioni del comico sul lavoro nei campi, il leader di Futuro Nazionale richiama la propria esperienza militare e lo accusa di considerare gli immigrati manodopera da sfruttare
di Monica Vendrame
Duro botta e risposta tra Roberto Vannacci ed Enzo Iacchetti sul tema della remigrazione.
La polemica è stata innescata dal comico e storico volto di Striscia la Notizia, che durante un incontro pubblico, rivolgendosi a Vannacci, aveva dichiarato: «Remigrali tutti e poi vai tu a raccogliere i pomodori».
La replica del leader di Futuro Nazionale è arrivata attraverso i social.
«A parte che Enzo Iacchetti non sa che in un campo ci sono anche stato e ci vado per piacere, perché ritengo che la vicinanza con la natura sia una cosa bellissima», ha affermato Vannacci.
Il generale ha quindi ricordato la propria esperienza nell’Esercito: «L’ho fatto per tutta la vita, perché la mia vita da militare l’ho trascorsa in mezzo ai boschi, dormendo in bivacco e nelle trune, non certo come lui a fare il presentatore di Striscia la Notizia».
Secondo Vannacci, sarebbe dunque Iacchetti a dover sperimentare direttamente la vita e il lavoro nei campi: «Probabilmente farebbe meglio ad andarci lui, per vedere che cosa significa lavorare e vivere nella natura».
Il leader di Futuro Nazionale ha poi ulteriormente alzato i toni, accusando il presentatore di impartire lezioni agli altri senza averne titolo.
«Lui che fa la morale agli altri, ma nella vita ha fatto solo il velino», ha scritto, richiamando gli anni trascorsi da Iacchetti dietro il bancone di Striscia la Notizia.
Vannacci ha infine contestato il ragionamento del comico sull’impiego degli immigrati nei lavori agricoli, sostenendo che quelle parole finiscano per giustificare la presenza degli stranieri in Italia soltanto come forza lavoro a basso costo.
«Avendo fatto solo il velino, ammette la presenza degli immigrati in Italia in quanto forza lavoro da sfruttare e da pagare due euro l’ora», ha concluso.
Secondo Vannacci, una simile impostazione rischierebbe quindi di considerare gli stranieri irregolari quasi come manodopera priva di diritti, da impiegare nei lavori più duri e meno retribuiti.
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