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Con una lettera sobria ma decisa, l’Italia respinge gli emendamenti dell’OMS che avrebbero limitato la sovranità sanitaria. Un gesto silenzioso, ma decisivo

 
di  Fiore Sansalone

Non ci sono state conferenze stampa, né toni trionfali. Solo una lettera, recapitata in tempo a Ginevra. Ma dentro quella lettera, c’era molto di più. C’era un gesto, netto e silenzioso, con cui l’Italia ha detto no agli emendamenti del 2024 al Regolamento Sanitario Internazionale dell’OMS.

No, grazie. Lo ha fatto senza alzare la voce, ma con chiarezza. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha firmato e inviato l’obiezione formale prima della scadenza del 18 luglio. Una scadenza che pesava, e non poco. Perché in gioco non c’erano solo tecnicismi: c’era la sovranità di uno Stato. C’era il diritto — che dovrebbe essere ovvio — di decidere in casa propria, soprattutto quando si parla di salute pubblica.

Il punto è tutto lì. Non si tratta di negare l’importanza della cooperazione internazionale. È utile, a volte necessaria. Ma quando si chiede a un Paese di accettare che decisioni delicate — come un lockdown, una campagna vaccinale, o la gestione dell’informazione — vengano decise da un organismo esterno, non eletto e non controllabile, allora la questione cambia. Diventa politica. E anche molto seria.

Gli emendamenti approvati a maggio andavano in quella direzione: affidare all’OMS poteri straordinari in caso di “emergenza pandemica”, un termine che resta vago, elastico, facilmente invocabile. Da lì, tutto il resto: misure da applicare subito, senza passare dal dibattito parlamentare, senza ascoltare chi rappresenta i cittadini. È già successo, durante la pandemia. E molti, in quegli anni, hanno iniziato a sentire un senso di distanza. Una frattura.

Per questo, oggi, quel no non è solo tecnico. È una presa di posizione. Non contro l’OMS, ma a difesa del principio secondo cui nessuna emergenza può sospendere la democrazia. Nessuna urgenza giustifica il silenzio delle istituzioni rappresentative. Si può collaborare con il mondo, certo. Ma da pari. Mai da sudditi.

Le reazioni non si sono fatte attendere. C’è chi ha parlato di scelta pericolosa, isolazionista. Ma viene da chiedersi: è davvero così strano difendere il diritto a decidere con chi e come si affrontano crisi future? È davvero pericoloso voler avere voce in capitolo?

Non è un gesto di chiusura, anzi. È il contrario. È un modo per dire: vogliamo essere parte delle decisioni, ma non accetteremo di subirle. La scienza è fondamentale, ma non può essere trattata come un oracolo infallibile. Le istituzioni internazionali sono importanti, ma devono restare strumenti, non autorità superiori.

Con quel “no”, l’Italia ha riaffermato qualcosa che, nel rumore di questi anni, rischiavamo di perdere di vista: che la libertà passa anche da qui. Dalla possibilità di discutere, di dissentire, di scegliere. Anche quando è scomodo.

E allora sì, è un atto dovuto. Ma anche, a modo suo, un atto di coraggio. Un modo per ricordare che la democrazia non è un dettaglio tecnico, ma la condizione di base per poter affrontare qualunque sfida. In piedi. E con la schiena dritta.


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Info Autore
Fiore Sansalone
Author: Fiore Sansalone
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università degli studi di Bari "Aldo Moro". Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.
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