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Perché i nuovi conflitti globali colpiscono l’economia europea

 

di  Monica Vendrame

Le guerre moderne non si combattono soltanto con i missili.

Si combattono con il gas, con il petrolio, con le rotte marittime, con i mercati finanziari. E se guardiamo con lucidità a ciò che sta accadendo tra Ucraina e Medio Oriente, una cosa appare evidente: a pagare il prezzo più alto, ancora una volta, è l’Europa.

Prima il conflitto in Ucraina. Sanzioni, rottura con Mosca, fine dell’energia russa a basso costo che per decenni aveva sostenuto la competitività industriale del continente. Poi l’escalation contro l’Iran. Attacchi, ritorsioni, infrastrutture petrolifere colpite, stretto di Hormuz minacciato. Risultato immediato: gas e petrolio alle stelle, borse europee in rosso, imprese in allarme.

Non è un effetto collaterale. È il cuore del problema.

L’industria europea vive di energia. Senza energia accessibile, la Germania non produce, l’Italia non esporta, la Francia non compete. Ogni aumento strutturale dei costi energetici si traduce in perdita di competitività, delocalizzazioni, fuga di capitali. E mentre le fabbriche europee rallentano, dall’altra parte dell’Atlantico l’energia costa meno, perché gli Stati Uniti producono gas e petrolio in casa.

Qui sta il nodo che nessuno vuole dire apertamente: l’indebolimento industriale dell’Europa non danneggia Washington. La favorisce.

Gli Stati Uniti affrontano un problema gigantesco: debito pubblico e privato fuori controllo, deficit commerciale cronico, un’economia che importa più di quanto esporti. In una situazione del genere, ridurre la concorrenza industriale europea diventa un vantaggio strategico. Se l’Europa perde competitività, il capitale si sposta verso l’America. Se l’Europa paga l’energia il doppio, le sue merci diventano meno appetibili rispetto a quelle americane.

La sequenza degli ultimi anni è troppo coerente per essere casuale: sanzioni che chiudono il rubinetto russo, spinta all’acquisto di gas liquefatto americano più costoso, aumento delle spese militari europee con acquisti di armamenti statunitensi, dazi commerciali. Ora l’esplosione del fronte mediorientale, che mette a rischio l’ultima grande alternativa energetica rimasta al continente.

Nel frattempo, l’Iran colpisce infrastrutture petrolifere regionali e lo snodo strategico di Hormuz. È una risposta logica: se non puoi vincere militarmente, puoi colpire il sistema economico che sostiene i tuoi avversari. Ma ogni missile che interrompe la produzione di greggio non colpisce solo Riyad o Tel Aviv. Colpisce Milano, Stoccarda, Lione.

E l’Europa cosa fa?

Dichiara “preoccupazione”. Invoca il diritto internazionale. Poi, nei fatti, si allinea. Sostiene politicamente. Non oppone una strategia autonoma. Non difende il proprio interesse energetico. Non mette in discussione una dipendenza che la rende vulnerabile.

Il paradosso è brutale: il continente con la più grande base industriale avanzata del mondo si comporta come una periferia strategica. Subisce le conseguenze di scelte altrui e le giustifica in nome dell’alleanza.

Lo scenario più probabile è già scritto. Gli Stati Uniti potranno ridurre il coinvolgimento diretto dichiarando raggiunti gli obiettivi militari. Ma resterà un Medio Oriente destabilizzato, infrastrutture energetiche danneggiate, prezzi elevati per anni. E un’Europa più debole, meno competitiva, più dipendente.

La domanda non è chi vincerà questa guerra.
La domanda è se l’Europa abbia ancora la volontà di difendere se stessa.

Perché una potenza economica che rinuncia all’autonomia energetica e strategica non resta una potenza a lungo. Diventa un mercato. E un mercato, nella storia, non decide: paga.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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