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Mi sono chiesta varie volte chi è Dio.
Esiste?
È materia?
È soffio?
Nel corso della mia vita queste risposte mi sono state date attraverso la sofferenza e percependo le risposte osservando un ordine perfettamente funzionale, un ordine naturale misterioso ma tacito.
A tal proposito cito Albert Einstein:
“Io non sono ateo e non penso di potermi chiamare panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell'essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare la forza misteriosa che muove le costellazioni.”

E' mio uso pormi quotidianamente quesiti, ahimè sono schiava del dubbio, non cerco la verità, cerco la commozione, la riflessione, l’espulsione di una lacrima, perché in essi trovo le risposte, perché in essi vi è passione.
E cosa c’è di più tangibile e veritiero di un’emozione?
L’intangibile diviene materia.
La verità pone una meta, un accordo univoco con la realtà.
Un eccelso ordinamento del tutto.
Io guardo gli orizzonti...
Come spesso dico:
Ho imparato a guardare l'orizzonte e ciò che mi ha insegnato è l'immensurabile.
L’immensurabile che non si può misurare.
Un sentimento non può avere parametri ma contiene in sé il mistero della passione.

Un giorno chiesi a mia madre, avevo circa 5 anni, aspettando l’inizio della messa a Torino, davanti a me c’era Cristo in croce, chiesi perché Gesù non fosse scappato prima.
Qualche anno dopo, mio figlio Franco Emanuele, mi fece la medesima domanda ma più articolata...
“Perché i carabinieri hanno messo in croce Gesù? Lui parla l’inglese.”
Gli risposi:
Hai ragione Franco, Gesù parla al cuore di tutti.
Come il Sacro Lino della Sindone porta con sé la resurrezione del sacrificio, del coraggio, della speranza.
Un messaggio che penetri al cuore di tutti, attraverso il silenzio eloquente delle immagini.
A tal proposito Roberto Vitale, un componente della delegazione per il Sud Italia del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone di Torino, delegazione ottimamente guidata dal Dott. Walter Memmolo, nonché un mio caro amico, ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune mie domande inerente al mistero della Sacra Sindone.
Collegandomi al quesito di mio figlio, “ Gesù parla l’inglese, perché è stato messo in croce”?
I bambini, spesso e volentieri colgono l’anima di una risposta attraverso le loro domande.
La parola ‘inglese” in questo caso, nel cuore di un bambino, simboleggia il linguaggio universale, farsi comprendere da tutti.

Cosa puoi dirci in merito?
La Sindone, al di là della questione molto dibattuta sulle sue origini, trasmette al credente, ma anche al semplice osservatore, il senso della sofferenza di un uomo che richiama immediatamente la sofferenza, le sofferenze di tutti noi. Un concetto questo che andrebbe tenuto in debito conto da tutti coloro che si occupano dell'argomento. Ok le ricerche scientifiche, le ricerche storiche, ma in quel telo vi è una immagine che "sa" parlare un linguaggio universale. Che tutti possiamo comprendere. E un'immagine per essere compresa pienamente, deve essere vista. L'uomo che ha lasciato in maniera non del tutto scientificamente spiegata i suoi lineamenti in quel santo lenzuolo, mi pone di fronte a delle scelte, in molti casi decisive per la stessa esistenza. Studiare la Sindone in realtà, evidenzia, in molti casi, cercare di testimoniare il Cristo, a prescindere, ripeto, dalle origini del telo, quindi dal concetto spesso ambiguo di autenticità.

La storia antica della Sindone?
A livello strettamente documentale, non vi sono testimonianze "dirette", che prima del XIV secolo parlano di una Sindone avente le stesse caratteristiche di quella conservata a Torino. Tutto questo però, non preclude l'esistenza dell'oggetto nel primo millennio. A tale scopo vanno sviluppate alcune piste di ricerca, certamente suggestive, ma che al momento non presentano i caratteri della definitivita'. Certamente, una delle ipotesi più caldeggiate ha a che fare con la concordanza tra la nostra Sindone e il Mandylion di Edessa, noto storicamente a partire dal VI secolo. Si tratta di un panno dove era visibile l'immagine di un volto, che fu definito "Acheropita", non fatto da mani umane e miracoloso. Il Mandylion arriverà a Costantinopoli, oggi Istanbul, nell'Agosto del 944. La concordanza con la Sindone, nasce dal l'intuizione di due studiosi, Maurus Green e Ian Wilson, I quali, analizzando documenti antichi che descrivono il reperto, lo definiscono "tetradiplo", piegato due volte in quattro. Da qui l'ipotesi che in realtà il Mandylion non avesse le dimensioni note a chi poteva osservarlo, ma che le piegatura fossero celate dalla cornice che impediva di vedere come evidentemente, secondo i fautori di questa ipotesi, si trattasse di un tessuto dalle dimensioni decisamente superiori. Un lungo lenzuolo funerario. Ipotesi in un certo senso avallato da un orazione che affermava che oltre il viso erano visibili anche tracce di sangue provenienti dal costato. Per alcuni studiosi, la concordanza mandylion/Sindone, sarebbe la prova dell'esistenza di "questa" Sindone, prima della sua apparizione in terra di Francia, nella metà del XIV secolo.Una voce delicata

E’ davvero Gesù l’Uomo della Sindone?
È una domanda, questa, alla quale è impossibile rispondere. Quello che è certo è che in quel lenzuolo è stato avvolto un cadavere (l'immagine visibile sul lenzuolo non è riferibile a pittura o ad altri mezzi utilizzati "artigianalmente"), che ha subito lesioni compatibili con quanto narrato nei Vangeli a proposito di Gesù. Risulta comunque estremamente complicato identificare colui che ha lasciato i suoi tenui lineamenti sul Sacro lino e credo proprio non si raggiungerà mai una certezza in merito. Stimolo in più per continuare da un lato a studiarla, dall'altro a meditare su questa straordinaria testimonianza.

Cosa hanno rivelato le più recenti ricerche condotte sulla Sindone?
La moderna ricerca scientifica sulla Sindone inizia dopo la rivelazione fotografica, che nel 1898 rese nota una delle particolari caratteristiche possedute dall'immagine dell' Uomo della Sindone, immagine che diventa chiara, estremamente leggibile, nella lastra negativa (si può dire, utilizzando un linguaggio semplificato, che ad occhio nudo osserviamo una immagine con le stesse caratteristiche di una negativa fotografica.) Tale scoperta diede l'avvio ad una serie pressoché ininterrotta di ricerche che inizialmente si preoccuparono di leggere a livello medico legale, le lesioni visibili, che confermavano in qualche maniera la secolare tradizione che identifica la Sindone come appartenente al corredo funerario di Gesù e, cosa non trascurabile, non contraddice le narrazioni evangeliche. Altra ricerca fondamentale almeno per quanto riguarda i primi decenni del secolo scorso, fu quella che cercava di comprendere quale fosse il meccanismo che aveva provocato la formazione delle impronte. In questo campo le ipotesi fatte sono diverse, alcune delle quali, sia favorevoli, che contrarie all'autenticita' hanno portato a risultati certamente suggestivi, ma fino a questo momento lontani dalle caratteristiche fisico chimiche possedute dall'immagine originale. Dopo il II conflitto mondiale tali studi si intensificarono, anche se bisognerà attendere il 1978 per una vera campagna di studi diretti sulla Sindone ad opera di una quarantina di ricercatori consorziatisi nello STURP (Shroud of Turin Research Project - Progetto di ricerca sulla Sindone di Torino) che fornirà l'impalcatura delle moderne conoscenza sul lino funerario, cercando di spiegarne l'immagine, una specie di ossidazione disidratazione della cellulosa delle fibre superficiali del lino, senza apporti esterni, appurando la presenza di sangue. Da rilevare come negli anni precedenti fece molto clamore a livello mediatico la ricerca palinologica, attraverso lo studio dei pollini "catturati" dalle fibre di tessuto e prelevati dal criminologo svizzero Max Frei, I quali attraverso il microscopio identifico' una cinquantina di tipi di polline, che possono fornire, al di là delle critiche sulla metodologia usata, un indizio sulla provenienza orientale del tessuto sindonico. Fondamentali anche le ricerche informatiche che hanno permesso di scoprire come l'immagine sindonica possiede informazioni tridimensionali. Nel 1988, la Sindone fu sottoposta all'esame con il metodo del carbonio 14, largamente utilizzato per determinare l'età di reperti antichi. Le misurazioni eseguite da tre laboratori, Oxford, Zurigo e Tucson stabilirono per la Sindone al 95% di possibilità un'età compresa tra il 1260 ed il 1390 d. C. Tali risultati sono stati recentemente messi in discussione da una importante ricerca che avrebbe rilevato importanti incongruenze nelle operazioni effettuate, tanto che la questione non è certamente chiusa.

 

Scienza e fede?
L'immagine presente sulla Sindone fornisce un altissimo interesse scientifico, basta pensare, come già accennato in precedenza, a tutto quanto fatto dai vari ricercatori, allo scopo di comprenderne il meccanismo di formazione. Allo stesso tempo esiste una secolare tradizione che identifica la Sindone con il lenzuolo che ha avvolto Gesù nelle ore passate nel sepolcro. In breve, anche in considerazione del fatto che questi due argomenti tendono a scontrarsi (tuttavia un dialogo è possibile) si può comunque dire che gli studi scientifici sulla Sindone hanno essenzialmente lo scopo di capire qualcosa in più sulle sue origini. La fede presuppone un approccio del tutto diverso, che ne mette in evidenza lo stretto legame con le Scritture, attraverso un messaggio intrinseco sempre attuale. San Giovanni Paolo II la considera "Specchio del Vangelo", quindi ideale supporto per un fecondo cammino di fede.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere questo tuo percorso?
Tutto è iniziato nel 1978, quando per la prima volta ho visto in TV il Volto dell' Uomo della Sindone. Ne rimasi letteralmente sconvolto. Nel mio essere sedicenne quell'immagine mi fede comprendere tutte le storture della storia, le sofferenze inflitte da uomini ad altri uomini, le inquietudini di chi è in cammino e non trova risposte alle proprie domande. Subito dopo, istintivamente, il pensiero è andato immediatamente al Cristo, al suo patire che è il nostro patire, al suo conforto oltre le ingiustizie che è il nostro conforto. Ho deciso allora di saperne di più, ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il supporto costante del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone. Ho toccato con mano una realtà più grande di me, cercando, attraverso il mio unico strumento a disposizione, quello della divulgazione, di offrire un modesto contributo alla conoscenza.

Quali dubbi o certezze, nella tua persona sono emersi dopo i primi approcci con il mistero delle immagini impresse sul lino?
In tutti questi anni, l'unica costante è stata quella di potere riuscire a trasmettere tutto quello che nel tempo ho appreso. Sotto questo aspetto non ho mai avuto il minimo dubbio. Essere inoltre stato un allievo di uno dei più grandi studiosi Siciliani, il Dott. Sebastiano Rodante, mi ha permesso di essere partecipe alla sua vita di ricercatore. I suoi dubbi, pochi per la verità, attanagliavano anche me. Ai dubbi, alle ipotesi di carattere scientifico, si contrappongono certezze più intime che interpellato il mio rapporto di credente con Gesù, il mio essere cristiano. La testimonianza sindonica in questo senso è una certezza che mi chiama a mettere in pratica, anche se ahimè è difficile, ciò che Gesù mi ha insegnato.

Perché "Sacra" Sindone?
"Sindone" è un termine desueto, esso sta ad indicare, in base alle sue origini greche un "telo". Quando oggi si parla di Sindone non si intende un telo qualsiasi, ma quello conservato a Torino dal 1578. L'aggettivo "Sacra" è in relazione a Gesù, al fatto che l'immagine visibile sul telo è immediato richiamo a lui. Da qui la sua Sacralità.
"Sindone" è un termine desueto, esso sta ad indicare, in base alle sue origini greche un "telo". Quando oggi si parla di Sindone non si intende un telo qualsiasi, ma quello conservato a Torino dal 1578. L'aggettivo "Sacra" è in relazione a Gesù, al fatto che l'immagine visibile sul telo è immediato richiamo a lui. Da qui la sua Sacralità.

L’Esperienza più intima che ti ha segnato.
Nulla è più emozionante, intimo e struggente di quando si ha la possibilità di sostare davanti alla Sindone. Impossibile descrivere quello che si prova. Ho vissuto questa emozione più volte, ma quanto mi è stato offerto nel 2018, credo non era lontanamente immaginabile. Ho avuto infatti l'enorme privilegio di trovarmi davanti alla Sindone per diverse ore, in alcuni momenti da solo. Almeno per quanto mi riguarda, quel giorno si sono confrontati il mio essere studioso, quindi il ricercare conferme "visive" in particolari aree del sacro lino, ed il mio essere credente. Posso assicurare che la commozione fu enorme e con essa la voglia di piegare le ginocchia ed iniziare a pregare.

La Sindone può cambiare il mondo?
La Sindone non cambierà il mondo, ma può essere di aiuto ad un nostro cambiamento in meglio. È un libro aperto e tutti siamo chiamati a leggerlo con umiltà ed attenzione. Un contributo notevole è senza dubbio stato dato dalla sincera devozione di tutti i fedeli che nel corso dei secoli si sono accostati ad essa, "leggendo" attraverso l'immagine, i patimenti di Nostro Signore. Con l'arrivo delle ricerche scientifiche, tale devozione non è diminuita, si sono aggiunti altri interrogativi, tali da renderla "provocazione all'intelligenza" che spinge ogni uomo di buona volontà a confrontarsi con essa. La Sindone non è dogma di fede, ma possiede tanti e tali spunti di carattere pastorale, che possono portare ad una conversione autentica, fatto che rende così preziosa tale straordinaria testimonianza. Si tratta davvero dell'amore più grande.

 

 

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Info Autore
Ivana Orlando
Author: Ivana Orlando
Biografia:
Nata nella Torino operaia, si trasferisce ancora bambina in Sicilia. Crescendo al sole del Mediterraneo, Ivana assimila dentro di sé la concretezza e la passione tipiche delle sue terre. Il suo animo turbolento la porta presto ad intraprendere la via dell’arte, cercando sempre nuovi linguaggi attraverso cui lasciar scorrere il fiume di emozioni in piena che le nasce dentro. Si confronta quindi con le opere dei grandi Maestri del Rinascimento, dai quali apprende il gusto per l’equilibrio e l’armonia, passando poi alla parola scritta, ispirata da Maestri come Neruda e Leopardi, per poi approdare alla poesia contemporanea di una grande poetessa italiana, Alda Merini. Da questi contrasti letterari nasce il suo stile, limpido e senza regole prestabilite, unico nel raccontare piccole e grandi emozioni, che tutti nella vita hanno, ma che lei, con la semplicità della sua anima, rende indimenticabili. Io sono Ivana, attraverso le mie parole cerco di raccontare quelle emozioni, quei piccoli gesti o momenti che tutti vivono, ma che spesso perdiamo nei meandri di una vita in corsa perpetua. Questa è la mia passione: raccontare mille emozioni così come la mia mente le legge e le ricorda e ora ne faccio dono a chiunque voglia ricordarsi la semplicità di uno sguardo, di un brivido, di un ricordo. Dal primo posto del Premio di poesia e narrativa Villa Torlonia di Roma, alla pubblicazione del suo libro Emozioni Incustodite! Finalista e vincitrice dell’Opera di Poesia Emozioni Incustodite della seconda edizione del Premio di poesia e narrativa Villa Torlonia di Roma, della Giulio Perrone Editore. Facente parte della giuria: Dacia Maraini. Troviamo altre sue pubblicazioni poetiche nell’enciclopedia di poesia contemporanea del Premio Internazionale Mario Luzi. (blog: https://ivanaorlando.wordpress.com/ Pagina Instagram: @ivana_orlando_)
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