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di  Monica Vendrame

Ieri, giovedì 12 febbraio, è tornata a galla una polemica che probabilmente continuerà a far parlare.

Protagonista lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych, portabandiera della sua nazionale, escluso dalle Olimpiadi di Milano-Cortina per aver gareggiato con un casco decorato con immagini dedicate ai compagni caduti nella guerra contro la Russia. Un gesto molto personale, carico di emotività, che il Comitato Olimpico Internazionale però ha letto come un messaggio politico. E quelli, in gara, non sono ammessi.

La risposta di Zelensky è arrivata subito, e non è stata tenera: ha accusato il CIO di “fare il gioco della Russia”, sostenendo che lo sport dovrebbe aiutare a fermare le guerre, non favorire chi le ha iniziate. Parole pesanti, che hanno trasformato una semplice questione di regolamento in uno scontro dai contorni quasi simbolici.

Però, al netto delle opinioni di ciascuno, c'è un fatto molto semplice: le regole esistono. L'articolo 50 della Carta Olimpica è chiaro: niente messaggi politici, religiosi o propagandistici nelle aree di gara e nei siti ufficiali. Vale per tutti, sempre. Non è una norma pensata contro l'Ucraina o contro questa guerra. Vale per chiunque.

Va detto, tra l'altro, che il CIO non aveva vietato qualsiasi forma di ricordo: aveva proposto alternative più neutre, tipo una fascia nera o un braccialetto. Soluzioni che avrebbero permesso comunque di portare un simbolo, ma senza infrangere il regolamento. Sono state rifiutate, e a quel punto è scattata la squalifica.

E qui viene il punto. Le Olimpiadi, da sempre, cercano di restare uno spazio separato dalla politica. Non perché la politica non conti, ma perché se apri quella porta diventa difficile richiuderla. Se oggi si tollera un messaggio, domani bisognerà tollerarne altri, da qualunque parte arrivino. E allora i Giochi non sarebbero più gli stessi.

Sul piano umano, il gesto dell'atleta è più che comprensibile. Come si fa a restare indifferenti davanti al ricordo di chi è morto in guerra? E infatti quel messaggio, in qualche modo, è comunque passato: l'immagine ha fatto il giro del mondo, se ne è parlato ovunque, ed è diventato un simbolo proprio grazie a quello che è successo dopo. Ma questo non cambia che le regole ci fossero già, e fossero chiare a tutti.

Negli ultimi tempi, però, sembra crescere una certa tendenza a chiedere eccezioni continue, come se tutto dovesse piegarsi di fronte a una causa ritenuta giusta. Lo vediamo anche altrove: pressioni per accelerare l'ingresso dell'Ucraina nella NATO o nell'UE, richieste insistenti di armi e finanziamenti. Decisioni complesse, che seguono iter lunghi e procedure precise, ma che spesso vengono rappresentate come se dovessero essere prese in ventiquattr'ore.

Il casco di Heraskevych, in fondo, è lo specchio di questo clima. Non è solo sport: è il riflesso di una tensione più generale tra il rispetto delle regole e la domanda di trattamenti speciali. Ma quando entri a far parte di un sistema strutturato – che sia una competizione, un'istituzione, anche solo una squadra – accetti anche le sue norme. Ti piacciano o no, sono quelle che garantiscono che il tutto funzioni.

Se il CIO cominciasse a fare eccezioni, dovrebbe poi farle per tutti. E a quel punto dovrebbe anche ridefinire completamente la propria natura. La neutralità, per quanto imperfetta, è l'unico modo che ha per rappresentare davvero ogni Paese.

Le Olimpiadi non fermeranno le guerre. Ma almeno possono cercare di non diventarne uno strumento. E per farlo, devono restare ancorate alle loro regole. Anche quando questo significa prendere decisioni scomode.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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