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di  Massimo Reina

Se non siamo a Scherzi a Parte, poco ci manca.

In Italia cambiano i governi, cambiano i presidenti di Lega, cambiano persino i regolamenti, ma una costante resta immobile come un palo della porta: il doppiopesismo. Politica, giustizia, calcio: stessa musica.

Così, anche quest’anno, il Premio Gentleman Fair Play è stato assegnato a Lautaro Martinez, capitano dell’Inter. Un riconoscimento che dovrebbe celebrare chi incarna i valori di correttezza e rispetto. E qui il paradosso: appena la scorsa stagione, lo stesso Lautaro era finito sotto inchiesta per le espressioni blasfeme pronunciate dopo la gara con la Juventus a Torino. Prima negò tutto, poi – quando emerse l’audio – scelse il patteggiamento per evitare la squalifica. Fatti ufficiali, registrati negli atti della giustizia sportiva.

Sia chiaro: questo non vuole essere un attacco personale a Lautaro Martinez. Parliamo di un campione assoluto, un professionista serio e, per quanto se ne sa, anche una persona perbene. Tutti sbagliamo nella vita: lui ha sbagliato, ha patteggiato, e la vicenda poteva chiudersi lì. Il punto è un altro. È la credibilità del sistema che vacilla, non l’onorabilità del giocatore. Lo stesso discorso critico lo avrei fatto nei confronti di chiunque si fosse trovato nella stessa situazione: milanista, juventino o del Poggibonsi.

Non è questione di odio sportivo o di rivalità calcistiche, ma di un principio elementare. Se si parla di Fair Play, il riconoscimento deve andare a chi non solo segna gol, ma incarna davvero quei valori dentro e fuori dal campo. Ecco perché il “Premio Gentleman” a Lautaro non scandalizza per la persona — che resta un campione — ma per il messaggio storto che manda: che in Italia, nello sport come nella politica, la memoria è corta e i premi si assegnano a prescindere dai fatti.

In un Paese normale, il premio andrebbe a chi incarna davvero i valori che proclama. In Italia, invece, spesso accade l’opposto: si chiude un occhio – anzi due – e si preferisce celebrare chi ha già alle spalle episodi controversi.

Perché il contrasto è evidente: da un lato un premio al Fair Play, dall’altro un episodio che con il Fair Play ha poco a che vedere. E non serve essere tifosi della Juve o dell’Inter per notarlo: basta un minimo di memoria. I social infatti non hanno perso tempo: “Premio Gentleman a Lautaro? Allora diamo il Nobel per la Pace a chi ha fatto la guerra”, scrive un utente. “È come dare la coppa della disciplina al bullo di classe”, rilancia un altro. Battute che colgono l’essenza del problema: la percezione di un riconoscimento che stride con i fatti recenti.

Il risultato? Un calcio che rischia di apparire incoerente, pronto a premiare chiunque, purché abbia la maglia giusta. E così, più che Fair Play, sembra la solita commedia all’italiana: applausi, tappeti rossi e premi a chi – solo pochi mesi fa – stava patteggiando una sanzione disciplinare. Se questa è coerenza, allora davvero siamo tutti in Scherzi a Parte.

 

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Info Autore
Massimo Reina
Author: Massimo Reina
Biografia:
Giornalista, scrittore e Social Media Editor, è stata una delle firme storiche di Multiplayer.it, ma in vent’anni di attività ha anche diretto il settimanale Il Ponte e scritto per diversi siti, quotidiani e periodici di videogiochi, cinema, società, viaggi e politica. Tra questi Microsoft Italia Tecnologia, Game Arena, Spaziogames, PlayStation Magazine, Kijiji, Movieplayer.it, ANSA, Sportitalia, TuttoJuve e Il Fatto Quotidiano. Adesso che ha la barba più bianca, ascolta e racconta storie, qualche volta lo fa con le parole, altre volte con i video. Collabora con il quotidiano siriano Syria News e il sito BianconeraNews, scrive per alcune testate indipendenti come La Voce agli italiani, e fa parte, tra le altre cose, dell'International Federation of Journalist e di Giornalisti Senza Frontiere. Con quest’ultimo editor internazionale è spesso impegnato in scenari di guerra come inviato, ed ha curato negli ultimi 10 anni una serie di reportage sui conflitti in corso in Siria, Libia, Libano, Iraq e Gaza.
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