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di Giovanni Macrì

È la sera del 15 agosto. Messina è concentrata sulla Vara, l’evento simbolo del Ferragosto cittadino, quando al Museo regionale di Messina si consuma un furto destinato a scuotere il mondo dell’arte. Intorno alle 21.40-21.45, una banda riesce a entrare nelle sale del museo e a portare via quattro tavole riconducibili ad Antonello da Messina: tre delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio, una delle opere più importanti del Quattrocento, e una preziosa tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e un francescano orante sul recto e il Cristo in pietà sul verso, ritenuta un’opera giovanile dell’artista.

Nel corso della fuga, i ladri abbandonano nei pressi della recinzione del museo le altre due tavole del Polittico, successivamente recuperate dalla polizia. Restano invece nelle mani dei responsabili quattro preziosi dipinti, il cui valore storico e culturale va ben oltre quello puramente economico.

La Procura di Messina procede, al momento contro ignoti, per il reato previsto dall’articolo 518-bis, comma 2, del codice penale: furto pluriaggravato di opere d’arte. A coordinare gli accertamenti è la sostituta procuratrice Maria Di Mulo. Gli investigatori stanno ricostruendo minuto per minuto quanto accaduto, analizzando le immagini delle telecamere, ascoltando i quattro custodi presenti quella sera e verificando ogni possibile via di accesso e di fuga.

Il mistero dell’allarme: come sono entrati senza essere fermati?

È questo uno dei principali interrogativi dell’inchiesta. Il museo disponeva di un sistema di allarme antintrusione e di videosorveglianza che, secondo quanto riferito dai vertici della Regione, risultava funzionante. Anche la direttrice del museo, Marisa Mercurio, ha sottolineato un elemento destinato a pesare nell’indagine: i turni di sorveglianza erano iniziati alle 19.30 e sarebbero dovuti proseguire per tutta la notte.

Come è stato quindi possibile raggiungere le sale, avvicinarsi alle opere e asportarle senza che scattasse una reazione immediata?

La risposta dovrà arrivare dall’analisi tecnica degli impianti e, soprattutto, dalle registrazioni della videosorveglianza. Gli investigatori dovranno stabilire se il sistema abbia effettivamente rilevato l’intrusione, in quale momento e con quale modalità, e se vi siano stati tempi di reazione o anomalie nella gestione degli allarmi.

Un altro elemento centrale sarà capire da dove siano entrati i ladri. L’ipotesi di un accesso dall’esterno, così come quella di un ingresso attraverso un punto più vulnerabile della struttura, dovrà essere verificata attraverso i rilievi e le immagini.

Quattro custodi in servizio e nessun intervento immediato

Quella sera nel museo erano presenti proprio i quattro custodi di turno. Un dato che rende ancora più delicata la ricostruzione della dinamica.

La direttrice Marisa Mercurio, arrivata al museo dopo essere stata avvertita, ha raccontato lo choc per quanto accaduto e ha posto proprio sulla sorveglianza notturna una delle domande destinate a diventare centrali nell’inchiesta: come mai nessuno si è accorto immediatamente dell’incursione?

La risposta, ha precisato la direttrice, è affidata alle indagini. Gli inquirenti stanno ascoltando il personale presente quella sera e confrontando le loro dichiarazioni con le immagini registrate dalle telecamere.

Il fatto che il furto sia stato scoperto intorno alle 21.40-21.45 e che la polizia fosse già intervenuta dopo aver rinvenuto due tavole all’esterno del perimetro aggiunge un ulteriore tassello alla sequenza ancora da chiarire.

La fuga e l’ipotesi di complici

Un altro interrogativo riguarda la fuga. I responsabili sono riusciti ad allontanarsi dal museo con quattro preziosi dipinti, mentre due tavole del Polittico sono state lasciate nei pressi della recinzione.

Un comportamento che potrebbe indicare una fuga precipitosa, forse determinata dalla necessità di liberarsi di parte del bottino per guadagnare velocità. Ma è ancora presto per stabilire se sia andata davvero così.

Gli investigatori stanno verificando anche l’eventuale presenza di complici all’esterno del museo, eventuali veicoli utilizzati per la fuga e i movimenti registrati dalle telecamere nella zona. Non viene esclusa alcuna pista: i quattro dipinti potrebbero essere ancora a Messina o nell’area dello Stretto, oppure essere stati rapidamente trasferiti altrove.

Il Polittico e la tavoletta bifronte

Al centro del furto ci sono opere di valore eccezionale. Del Polittico di San Gregorio, complessivamente di circa 170 per 203 centimetri, i ladri hanno sottratto tre delle cinque tavole. Le altre due, come detto, sono state recuperate all’esterno del museo.

Ancora più singolare è il furto della tavoletta bifronte, che era custodita all’interno di una teca blindata. L’opera, acquistata da Christie’s a Londra e considerata una produzione giovanile di Antonello, presenta sul recto la Madonna col Bambino e un francescano in adorazione e sul verso il Cristo in pietà.

È proprio la natura dell’opera a rendere particolarmente difficile ipotizzare una normale destinazione commerciale del bottino.

Vittorio Sgarbi, intervistato dal Corriere della Sera, ha definito il furto "senza senso", ricordando di aver contribuito nel 2003 all’acquisto per la Regione della tavoletta oggi scomparsa. Secondo Sgarbi, infatti, lla tavola presenta caratteristiche che rendono estremamente difficile una sua vendita sul mercato clandestino: è un pezzo unico, facilmente riconoscibile e particolarmente fragile. Elementi che, a suo giudizio, renderebbero quasi impossibile una trattativa nel normale circuito internazionale dell’arte.

Il vero obiettivo del furto, dunque, resta uno dei grandi interrogativi dell'indagine: un allarme che avrebbe funzionato, ma un furto che è comunque riuscito

Sul funzionamento dei sistemi di sicurezza sono intervenuti anche il presidente della Regione Renato Schifani e l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata. Entrambi hanno riferito che l’impianto di videosorveglianza e sicurezza risultava operativo.

Ma proprio questo elemento apre una domanda decisiva: se il sistema funzionava, perché i ladri hanno avuto il tempo di entrare, raggiungere le opere, rimuoverle e allontanarsi?

È su questo punto che dovranno concentrarsi gli accertamenti tecnici. Un sistema di sicurezza funzionante non significa necessariamente che ogni intrusione venga impedita: bisognerà capire che cosa abbia rilevato l'impianto, quali segnali siano stati generati, chi li abbia ricevuti e con quali tempi siano state attivate le procedure di intervento.

A marzo, inoltre, proprio su richiesta della direttrice, erano stati stanziati 48 mila euro per la manutenzione degli impianti antintrusione e di videosorveglianza del MuMe, nell’ambito di un appalto triennale affidato a una ditta messinese. Un elemento che gli inquirenti potranno valutare, per quanto riguarda la manutenzione e l’efficienza degli impianti, insieme a tutta la documentazione tecnica del servizio.

Resta poi da capire se la scelta della sera del 15 agosto sia stata casuale oppure studiata. Messina, in quelle ore, era attraversata dall’atmosfera della Vara e da una forte presenza di pubblico e forze impegnate nella gestione dell’evento. Una circostanza che, in teoria, avrebbe potuto offrire ai responsabili maggiore possibilità di confondersi tra i movimenti della città. Non è però ancora possibile stabilire se i ladri abbiano scelto consapevolmente quella serata proprio per sfruttare la particolare situazione cittadina. Anche questo aspetto dovrà essere ricostruito dagli investigatori.

La direttrice Marisa Mercurio ha descritto le ore successive alla scoperta del furto come un vero incubo: la telefonata, la corsa al museo, la notte trascorsa nella struttura per cercare di capire cosa fosse accaduto e, il giorno successivo, le riunioni, le interviste e il colloquio con il magistrato.

foto Web 

 

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Info Autore
Giovanni Macrì
Author: Giovanni Macrì
Biografia:
Medico chirurgo-odontoiatra in Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dal 1982 dove vivo. Ho 65 anni e la passione per la scrittura è nata dal momento che ho voluto mettere nero su bianco parlando della “risurrezione” di mia figlia dall’incidente che l’ha resa paraplegica a soli 22 anni. Da quel primo mio sentito progetto ho continuato senza mai fermarmi trovando nello scrivere la mia “catarsi”. Affrontando temi sociali. Elaborando favole, romanzi horror, d’amore e polizieschi. Non disdegnando la poesia in lingua italiana e siciliana, e completando il tutto con l’hobby della fotografia. Al momento ho 12 pubblicazioni con varie case editrici.
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