di Giovanni Macrì
Tragedia a San Vito Lo Capo, nel Trapanese, dove un operaio di 45 anni Davide Anselmo, che stava lavorando al depuratore della Tonnara del Secco di San Vito è morto per le esalazioni che provenivano dall'impianto.
L’allarme è scattato in mattinata, quando l’Anselmo, addetto alla struttura, è sceso nei locali per effettuare alcune verifiche. Poco dopo si è sentito improvvisamente male. Un collega presente sul posto ha tentato di sostenerlo e prestargli assistenza in attesa dell’arrivo dei vigili del fuoco, mentre venivano contestualmente allertati i soccorsi sanitari.
Durante le operazioni di soccorso, uno dei due operatori del 118 intervenuti sul posto, il 64enne Francesco Bulgarella, si sarebbe sentito male, andando successivamente in arresto cardiaco. Per lui, nonostante i tentativi di rianimazione, non c’è stato nulla da fare.
Sul luogo dell’incidente sarebbe intervenuta anche una dottoressa in servizio presso la guardia medica.
Per fare piena luce sull’accaduto sono in corso gli accertamenti dei vigili del fuoco, attraverso il nucleo specializzato NBCR, e dei tecnici dello Spresal di Trapani, chiamati a verificare le condizioni di sicurezza dell’impianto e l’eventuale presenza di sostanze pericolose.
A stabilire con certezza le cause dei due decessi saranno l’esame medico-legale e, successivamente, gli eventuali esami autoptici disposti dall’autorità giudiziaria. Resta da chiarire se la morte di Davide Anselmo sia stata provocata dalle esalazioni presenti nella struttura oppure da un malore, eventualmente favorito anche dalle alte temperature registrate in quel momento.
Per quanto riguarda il soccorritore Francesco Bulgarella, tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un malore sopraggiunto durante le operazioni di soccorso e rianimazione, anche in relazione allo sforzo fisico compiuto.
Le indagini sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Alcamo al comando del Capitano Chiara Petrone, presenti sul posto insieme ai vigili del fuoco e alle altre autorità competenti, con l’obiettivo di ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità.
Gli accertamenti sono in corso per stabilire quali gas (possibile idrogeno solforato) fossero presenti nell’impianto e in quali concentrazioni, oltre a ricostruire con precisione le fasi dell’intervento dei soccorritori.
Al momento non sono disponibili ulteriori elementi per chiarire le cause del malore che ha colpito l’operaio, la natura delle esalazioni presenti nell’impianto e le circostanze che hanno portato alla morte del soccorritore.
Già nel giugno del 2016, su disposizione della Procura di Trapani, la Capitaneria di porto aveva eseguito il sequestro preventivo del depuratore comunale di San Vito Lo Capo, nell’ambito di un’inchiesta sul presunto inquinamento delle acque marine.
L’impianto, installato nel 2010, secondo quanto emerso dalle indagini della Capitaneria di porto, non sarebbe mai stato sottoposto al collaudo. Nonostante ciò, il Comune di San Vito Lo Capo aveva affidato a una ditta privata la manutenzione e la gestione dello stesso.
L’inchiesta della Procura di Trapani era stata avviata per accertare se eventuali malfunzionamenti del sistema di depurazione avessero provocato o contribuito all’inquinamento delle acque marine della zona.
Nel corso degli accertamenti sarebbero inoltre emerse diverse anomalie nel funzionamento dell’impianto, già segnalate in più occasioni dall’Arpa.
Liria Canzoneri, segretaria generale della Cgil di Trapani e Francesco Lucchesi, componente della segreteria della Cgil Sicilia, affermano: “Alla famiglia del lavoratore e a quella del soccorritore va la vicinanza e il profondo cordoglio della Cgil di Trapani. È intollerabile che un intervento di manutenzione o controllo in un impianto pubblico, o in concessione, possa trasformarsi in una trappola mortale, né che chi interviene per prestare soccorso si trovi esposto a un rischio tale da perdere la vita sul campo”. L’incidente in cui hanno perso la vita due lavoratori “ci lascia sgomenti e addolorati, ma esige immediate risposte e l’accertamento rigoroso delle responsabilità. Non si può continuare a morire di lavoro e, ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sono un lavoratore impegnato nelle mansioni quotidiane e un operatore dei soccorsi intervenuto per salvargli la vita”.
Mentre il segretario generale “Fillea Cgil” – Palermo, Piero Ceraulo, afferma in merito: "Dopo Casteldaccia non abbiamo imparato nulla. Dopo la tragedia di un anno fa in provincia di Palermo, che è costata la vita a 5 operai, uccisi dai gas tossici durante i lavori di spurgo in una fognatura, continua ad emergere l'assoluta mancanza di cautela nell'eseguire determinati interventi di manutenzione. Restiamo in attesa di maggiori elementi per capire se l'operaio lavorava all'interno del sistema di depurazione. Ma questa è l'ennesima dimostrazione che ancora una volta, in questi spazi ristretti e terribilmente a rischio per le esalazioni nocive per l'uomo in cui si è costretti a lavorare, gli operai così vengono mandati allo sbaraglio. E’ veramente assurdo pensare che si possa morire perché non si tiene conto dei rischi e dei pericoli di un lavoro che impone misure di precauzione precise, mascherine e dispositivi di protezione adeguati, per operare in sicurezza."
Il rischio riguarda tutti i lavori in cui possono formarsi gas di fermentazione o atmosfere povere di ossigeno, come nei depuratori, nelle cisterne, nei silos, nei pozzetti, nelle vasche di liquami e nei locali interrati. In casi come questo, tra le ipotesi da verificare c’è la presenza di idrogeno solforato (H₂S), un gas che può svilupparsi dalla decomposizione della materia organica e dei liquami. A basse concentrazioni è riconoscibile per il caratteristico odore di uova marce, mentre a concentrazioni più elevate può compromettere rapidamente l’olfatto, rendendo il gas di fatto impercettibile. L’idrogeno solforato è inoltre più pesante dell’aria e tende ad accumularsi nelle zone basse e negli ambienti poco ventilati, come vasche, pozzetti e locali confinati. Per questo, in presenza di possibili atmosfere contaminate, l’accesso a questi spazi richiede specifiche procedure di sicurezza e adeguati dispositivi di rilevazione e protezione.
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