di Giovanni Macrì
Boschi di Montagnareale, Nebrodi settentrionali del messinese. Quattro cacciatori sono alla ricerca delle loro pregiate prede... i cinghiali. Prime luci dell’alba, nebbia e tempo piovoso... un movimento tra i cespugli. L’anziano 82enne Antonio Gatani di Patti(ME), porta al braccio il fucile e spara. Davanti a lui però non c’è un cinghiale, come pensava, ma il 44enne Giuseppe Pino di San Pier Niceto(ME). Il colpo lo uccide e ferisce di striscio anche suo fratello Denis, di 26 anni, che risponde al fuoco uccidendo, a sua volta, il Gatani. A quel punto interviene il quarto cacciatore, il 50enne Agostino Sefreto, bracciante agricolo che svolge saltuari lavori in zona, che spara anche lui e uccide il 26enne, per poi allontanarsi in preda al panico. In pochi istanti... tre morti: è questa la drammatica successione emersa dopo tre settimane di indagini.
A quanto pare, quindi... nessun agguato, nessun regolamento di conti o nessun dramma familiare.
Per la procura di Patti è cominciata così la strage in cui oltre a Giuseppe sono morti il fratello Davis Pino, 26 anni e l'anziano Antonio Gatani.
A scoprire i tre corpi senza vita è stato un ragazzo che stava praticando motocross nella zona e che ha dato immediatamente l’allarme.
L’Agostino Segreto, raggiunto dagli investigatori, coordinati dal procuratore dottor Angelo Cavallo e dalla P.M. la dottoressa Roberta Ampolo della Procura di Patti, è stato interrogato per ore come persona informata dei fatti.
Inizialmente reticente, poi, aveva raccontato che c’era stata una sparatoria nata da un incidente, alla quale aveva partecipato anche lui.
“C’ero anche io, ero lì e ho partecipato alla sparatoria!” - avrebbe raccontato.
Gli inquirenti avevano quindi interrotto il verbale e iscritto il cinquantenne nel registro degli indagati, invitandolo a nominare un avvocato.
E, davanti ai suoi avvocati, risentito in qualità di indagato, però, si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha più confermato il suo racconto, che quindi non può essere usato come prova per imputarlo
Intanto si stanno studiando le immagini di una “GoPro - action cam” che potrebbe aver ripreso la sparatoria. La webcam era stata applicata sulla sua carabina dallo stesso Devis Pino, che soleva filmare le proprie battute di caccia per, poi, postarle sul suo profilo Facebook. Gli analisti del RIS stanno analizzando il filmato, ma le immagini sarebbero scure quindi ancora complicate da decifrare. I fatti, in realtà, risalgono a poco dopo l'alba e il giorno della strage era piovoso, quindi non sarebbero perfettamente nitide.
L’indagato è difeso dagli avvocati Filippo Barbera e Tommaso Calderone.
Foto Web

